Il mondo Lazio ha trovato un nuovo eroe. È giovane e bello come cantava Guccini e le sue parate contro gli attaccanti dell’Atalanta, fondamentali per portare la squadra di Sarri in finale di Coppa Italia, sono state definite da Sua Maestà Dino Zoff «pazzesche». Alto, fisico da super atleta e sguardo intenso, che racconta di un ragazzo di altri tempi, Edoardo Motta mi si presenta con una stretta di mano ed un racconto che mi fa riavvolgere il nastro della vita: «Quand’ero piccolo, partivo da Pray, nel biellese, e passavo sotto la villa dei suoi genitori per andare a giocare a Ponzone contro la Stella Alpina». E così, per un attimo, penso a quando anch’io, alla sua età, andavo a giocare nel campo sportivo che mio nonno Oreste aveva costruito negli Anni 30. È questione di un attimo, una scintilla nell’anima, perché resta un’emozione vedere un giovane biellese diventare, da un Carneade qualsiasi, a protagonista di una notte da sogno in una squadra importante come la Lazio.
L'intervista a Motta
Buongiorno Edoardo, dunque: sei nato il 13/1/2005, sei un capricorno. Mai letto l’oroscopo? «No, non lo leggo mai. So solo che il capricorno è un po’ testardo». Allora ti dico io cosa diceva il tuo oroscopo per la notte magica vissuta a Bergamo contro Atalanta: «Giornata di alto stress: evitare di caricarsi tutto sulle spalle». Qualcosina sulle spalle te lo sei caricata comunque… «Beh… E, in effetti un pochino di stress l’ho vissuto (sorride)». Però non traspare mai! Sei bravo a celarlo. «Vede, io vivo tutto serenamente. Sapevo bene che fosse una partita importante, un vero e proprio spartiacque per la nostra stagione, ma dentro di me ero estremamente tranquillo». Un mio grande amico, Marco Tardelli, mi raccontava sempre come fosse difficile, per lui, prendere sonno prima di una partita importante. Tu hai dormito alla vigilia della semifinale? «Benissimo. Anzi , anche nel pomeriggio ero riuscito a rilassarmi per qualche ora. Il mio problema è tentare di dormire dopo una partita! L’adrenalina è sempre troppo forte».
