Il segreto dei rigori parati
Hai mai sognato di vivere una notte come quella che hai vissuto contro l’Atalanta? «Sì! Da bambino sognavo spesso di parare un rigore. Era sempre un sogno bellissimo». Proviamo a tornare a quei momenti. Erano istanti che potevano valere una svolta nella tua carriera. Che sentimento prevaleva in te? «La serenità. Le potrà sembrare strano, ma io avevo dentro di me una calma assoluta. Questa è la mia forza». Ne ha parati quattro: un record… «Non l’ho ancora del tutto realizzato. Quando ho parato il tiro di De Ketelaere ero talmente concentrato che non avevo capito che era stata la parata decisiva, quella che chiudeva il match!». In diretta tv hai detto che era meglio non svelare il segreto delle tue parate vincenti. Sono passati un po’ di giorni: a me lo sveli? «Avevo studiato con i preparatori tutti i particolari dei possibili rigoristi nerazzurri. Era nascosto tutto in un bigliettino, che avevo messo dentro la borraccia che porto sempre con me. L’ho nascosto in un asciugamano perché non volevo che qualcuno lo vedesse. Adesso me lo tengo sul comodino come ricordo».
Il messaggio di Buffon
Cosa ti rimane di quella notte? «Penso agli errori che ho fatto. A quello che ci poteva costare la finale, il gol che poi è stato annullato, ma sarebbe stato decisivo per l’eliminazione». Ma come? Pari 4 rigori e pensi agli errori? «E’ più forte di me, io sono così, lavoro sempre per migliorarmi». Gigi Buffon ti ha inviato un messaggio dove dice che la parata più difficile l’hai fatta su Scamacca, prima che si arrivasse ai rigori: concordi? «Ho una stima immensa per Buffon, lo vedevo giocare da bambino, quando mi allenavo a Vinovo, e cercavo di carpirgli qualche segreto. Sono felice che fenomeni come Gigi o leggende viventi come Dino Zoff mi seguano e analizzino le mie parate. È una responsabilità enorme, ma anche motivo di orgoglio». Sarri cosa ti ha detto? «Nulla. Ho fatto solo il mio lavoro in fondo». Beh, a me ha detto che non devo esaltarti troppo, perché devi stare con i piedi per terra. «Ha fatto bene. Concordo. Ma credo di non correre questo rischio».
