Pagina 2 | "Non ho più le forze", Corvino saluta Lecce e la stoccata a Report: "Io sempre trasparente"

Il Lecce si prepara a un grande cambiamento. Dopo sei anni e quattro salvezze consecutive in Serie A, infatti, il club pugliese deve separarsi da Pantaleo Corvino, nonostante i due anni di contratto. Il dirigente è l'artefice principale del lavoro svolto dalla società in queste stagioni, grazie anche alla sua capacità di andare a scovare talenti in giro per l'Europa e rivenderli poi a peso d'oro. Parla la sua lunga carriera e lascia "per stanchezza. Non ho più le forze di continuare". Per questo in conferenza il dt e il presidente Sticchi Damiani confermano tale scelta. 

Sticchi Damiani: "Con Corvino totale sintonia"

Prende la parola per primo il presidente Sticchi Damiani: "Pantaleo Corvino ci ha comunicato la sua decisione, figlia della stanchezza che prova. Questo non ci ha reso felici, ma ci tengo a precisare che l’unico argomento è stato quello della stanchezza e nient'altro. C’è stata totale sintonia ed armonia anche in queste battute finali. La conferenza congiunta è figlia del rapporto che c’è tra di noi. La scelta di averlo con noi è stata la migliore possibile, di caratura mondiale, e i risultati raggiunti sportivi ed economici ne sono la prova. Siamo stati davvero una famiglia, sono stati sei anni bellissimi. Qualsiasi accostamento con le ipotesi giornalistiche fatte in questi giorni è totalmente fuori luogo. Una trasmissione che approfondiva sulle situazioni del calcio italiano ha provato a infilarci Corvino e il Lecce, che invece ne sono usciti non puliti, ma di più. Ci tengo a dire che il progetto Lecce continuerà più forte di prima. Dopo due tentativi di convincere Corvino ora mi concentro sulla ricerca di un nuovo ds e poi si parlerà di allenatore e del resto".

 

 

Corvino e l'addio a Lecce

Nel corso della conferenza prende la parole Corvino: "Non è facile essere lucido, c’è grande emozione e grande gratitudine, cercherò di non annoiare nessuno non è facile. Il motivo per cui siamo qui interessa me e il Lecce, quello che è stato in questi tredici anni. Il mio stato d’animo è sempre stato noto. Bisogna avere dei sogni, senza sogni non si può vivere. I sogni vanno poi coltivati, difesi, bisogna avere la forza per raggiungerli. Bisogna anche sapersi rialzare dopo le cadute e non esaltarsi dopo i successi. Io sognavo di fare il d.s. del Lecce, quel sogno si è avverato. Oggi sono qui per spiegare perché questo sogno si sta interrompendo. Sono venuto qui per portare in salute il club, ho accettato la sfida. Al presidente ho detto di non essere più nelle condizioni di poter dare il massimo alla società, ai tifosi, al territorio e a chi mi stima. Non volevo tradire la società e i tifosi, se l'avessi detto prima avrei creato turbolenze nello spogliatoio. La passione ce l'ho ancora, ma se non hai le forze devi fermare la mia corsa. Voglio vincere altre corse, mi sento un cavallo di razza, non voglio morire in casa, i cavalli di razza muoiono in pista.Non è stata una decisione qualsiasi, dopo 13 anni al Lecce".

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Vittorie e momenti difficili a Lecce

E continua: "Ho portato al Lecce tanta Serie A, 3 vittorie della B, tanti titoli giovanili con ben tre scudetti Primavera. Abbiamo fatto tanto, ma ora non ho le energie per continuare. Sono stati sei anni importanti, volevamo che il nostro territorio emergesse. Abbiamo dato tutte le cure possibili e immaginabili a questa terra, siamo partiti nel 2020 e ho lavorato con tantissima passione. Lascio il club più in salute d’Europa, non d’Italia, con un patrimonio importante. Ringrazio ancora tanto questa società e i suoi soci che mi hanno messo nelle condizioni di esprimermi al meglio. I momenti difficili ci sono stati. Il Lecce per raggiungere certi risultati deve soffrire, non è una squadra che può salvarsi a febbraio. Ed è stato complicato vedere che in certi momenti questo non è stato compreso da tutti, così come è stato bello quando lo stadio si è compattato proprio nella maggior sofferenza. Un altro momento molto difficile è stata la perdita, dopo quella vissuta a Firenze con Davide Astori, di Graziano Fiorita. L’ho voluto sia nelle giovanili che in prima squadra, è stato il momento più difficile di questi anni. Ho salutato tutti i dipendenti della famiglia Lecce. Tutti conoscono quelli che vanno in campo, ma i dipendenti non li conosce nessuno eppure è una squadra che ti aiuta a vincere o a non perdere, o a perdere il meno possibile. Li ringrazio ancora oggi".

La scelta e il saluto a Di Francesco

Un pensiero di Corvino anche all'allenatore: "Mi prendo tempo perché non ho potuto salutare Di Francesco, il suo staff. Quando l'ho preso sembrava volessi sfidare il mondo, questo per la sua storia recente. Invece credevo molto in lui, lo volevo portare anche a Firenze ma ora era una sfida che volevo fare. Non ho potuto abbracciarlo, lo abbraccio oggi idealmente. Un abbraccio anche ai calciatori, che ci hanno portato ad un’altra salvezza. Noi abbiamo scelto il meglio che potevamo. Ai ragazzi abbiamo trasmesso dei valori senza i quali una squadra non può salvarsi. Voglio salutare il Salento, il mio territorio, e tutti i tifosi del Lecce. So che senso d’appartenenza c’è. So quanto posso essere divisivo per i miei tifosi perché vendo i calciatori, quelli che li hanno fatti innamorare. Posso anche chiedere perché non posso essere capito io, che devo farlo per necessità come fare una Primavera di soli stranieri. La mia necessità era questa e perché io volevo che il Salento fosse conosciuto dalla Groenlandia alle Far Oer. Abbiamo accettato di fare gli artigiani con il presidente, mi auguro che questo Lecce rimanga in serie A nel tempo e questo è il mio augurio"

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L'inchiesta di Report

Corvino poi parla anche dell'ultima inchiesta fatta da Report: "Ultimamente io e mio figlio siamo stati chiamati in causa in un'inchiesta sul sistema calcio. Né io né mio figlio abbiamo sentito la minima perturbazione di questa recente inchiesta giornalistica, perché non abbiamo fatto niente. Però è chiaro che in qualcuno si possono insinuare delle idee e non va bene. Non ho nessun rancore verso chi queste perturbazioni le ha create. Questi cronisti d’inchiesta, da marciapiede come me, ce ne sono tanti in Italia, io li apprezzo e stimo. L'ho considerata una superficialità, come può succedere a me di sbagliare un acquisto. Si sono fidati, nel fare l'inchiesta, di qualcosa che gli è stato detto.  A me e a mio figlio non sono state fatte domande, sono state fatte al presidente Sticchi Damiani e ad altri personaggi, ma non a me e mio figlio. Questo mi ha ferito. Ho vissuto il calcio da marciapiede fino al calcio professionistico, e in quest’ultimo vieni scelto, non è che scegli tu. Ho lavorato dieci anni a Casarano con la famiglia Filograna, sette anni a Lecce con la famiglia Semeraro, poi con Sticchi, dieci con Della Valle a Firenze e due con la famiglia Saputo a Bologna. Quando ti scelgono queste famiglie sei orgoglioso e qualcuno ha voluto mettermi in cattiva luce".

Trasparenza e i dati di Corvino

Il dirigente continua snocciolando alcuni dati significativi del suo lavoro: "Ho sempre lavorato in trasparenza, senza creare problemi alle società né facendo grandi movimenti con gli agenti, me lo avessero chiesto avrei dato i dati. Con la Fiorentina assieme a Ramadani ho fatto queste operazioni, visto che non le ho potute dire a loro, per un senso di verità, le comunico oggi: Jovetic, pagato 8 milioni e venduto a 31, Ljajic pagato 6 e venduto a 15, Nastasic pagato 2,8 e veduto da 31, Milenkovic e Vlahovic pagati 5,5 e venduti insieme a 95 milioni, Fruk pagato poche centinaia migliaia di euro oggi gioca nel Rijeka e vale diversi milioni e qui di mio figlio non c’è traccia. Lui fa l’agente da quando non c’era il conflitto di interessi. Ci sono tutti dati e dichiarazioni riscontrabili, se volessero fare un’altra trasmissione". Poi prosegue con i dati a Lecce: "Falcone pagato 2 milioni e 8, a Berisha abbiamo pagato solo la cifra da riconoscere al club, Stulic pagato 5,5 milioni e 650mila di ingaggio, Pongracic rivenduto a 15. Di solito quando si fanno delle operazioni con un agente per guadagnare non si fanno questi dati in cui invece si fa evidentemente il bene del club. Dati evidenti, ma a me conta la fiducia delle famiglie con cui ho lavorato. Mi è dispiaciuto solo non essere ascoltato".

 

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Vittorie e momenti difficili a Lecce

E continua: "Ho portato al Lecce tanta Serie A, 3 vittorie della B, tanti titoli giovanili con ben tre scudetti Primavera. Abbiamo fatto tanto, ma ora non ho le energie per continuare. Sono stati sei anni importanti, volevamo che il nostro territorio emergesse. Abbiamo dato tutte le cure possibili e immaginabili a questa terra, siamo partiti nel 2020 e ho lavorato con tantissima passione. Lascio il club più in salute d’Europa, non d’Italia, con un patrimonio importante. Ringrazio ancora tanto questa società e i suoi soci che mi hanno messo nelle condizioni di esprimermi al meglio. I momenti difficili ci sono stati. Il Lecce per raggiungere certi risultati deve soffrire, non è una squadra che può salvarsi a febbraio. Ed è stato complicato vedere che in certi momenti questo non è stato compreso da tutti, così come è stato bello quando lo stadio si è compattato proprio nella maggior sofferenza. Un altro momento molto difficile è stata la perdita, dopo quella vissuta a Firenze con Davide Astori, di Graziano Fiorita. L’ho voluto sia nelle giovanili che in prima squadra, è stato il momento più difficile di questi anni. Ho salutato tutti i dipendenti della famiglia Lecce. Tutti conoscono quelli che vanno in campo, ma i dipendenti non li conosce nessuno eppure è una squadra che ti aiuta a vincere o a non perdere, o a perdere il meno possibile. Li ringrazio ancora oggi".

La scelta e il saluto a Di Francesco

Un pensiero di Corvino anche all'allenatore: "Mi prendo tempo perché non ho potuto salutare Di Francesco, il suo staff. Quando l'ho preso sembrava volessi sfidare il mondo, questo per la sua storia recente. Invece credevo molto in lui, lo volevo portare anche a Firenze ma ora era una sfida che volevo fare. Non ho potuto abbracciarlo, lo abbraccio oggi idealmente. Un abbraccio anche ai calciatori, che ci hanno portato ad un’altra salvezza. Noi abbiamo scelto il meglio che potevamo. Ai ragazzi abbiamo trasmesso dei valori senza i quali una squadra non può salvarsi. Voglio salutare il Salento, il mio territorio, e tutti i tifosi del Lecce. So che senso d’appartenenza c’è. So quanto posso essere divisivo per i miei tifosi perché vendo i calciatori, quelli che li hanno fatti innamorare. Posso anche chiedere perché non posso essere capito io, che devo farlo per necessità come fare una Primavera di soli stranieri. La mia necessità era questa e perché io volevo che il Salento fosse conosciuto dalla Groenlandia alle Far Oer. Abbiamo accettato di fare gli artigiani con il presidente, mi auguro che questo Lecce rimanga in serie A nel tempo e questo è il mio augurio"

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