Vittorie e momenti difficili a Lecce
E continua: "Ho portato al Lecce tanta Serie A, 3 vittorie della B, tanti titoli giovanili con ben tre scudetti Primavera. Abbiamo fatto tanto, ma ora non ho le energie per continuare. Sono stati sei anni importanti, volevamo che il nostro territorio emergesse. Abbiamo dato tutte le cure possibili e immaginabili a questa terra, siamo partiti nel 2020 e ho lavorato con tantissima passione. Lascio il club più in salute d’Europa, non d’Italia, con un patrimonio importante. Ringrazio ancora tanto questa società e i suoi soci che mi hanno messo nelle condizioni di esprimermi al meglio. I momenti difficili ci sono stati. Il Lecce per raggiungere certi risultati deve soffrire, non è una squadra che può salvarsi a febbraio. Ed è stato complicato vedere che in certi momenti questo non è stato compreso da tutti, così come è stato bello quando lo stadio si è compattato proprio nella maggior sofferenza. Un altro momento molto difficile è stata la perdita, dopo quella vissuta a Firenze con Davide Astori, di Graziano Fiorita. L’ho voluto sia nelle giovanili che in prima squadra, è stato il momento più difficile di questi anni. Ho salutato tutti i dipendenti della famiglia Lecce. Tutti conoscono quelli che vanno in campo, ma i dipendenti non li conosce nessuno eppure è una squadra che ti aiuta a vincere o a non perdere, o a perdere il meno possibile. Li ringrazio ancora oggi".
La scelta e il saluto a Di Francesco
Un pensiero di Corvino anche all'allenatore: "Mi prendo tempo perché non ho potuto salutare Di Francesco, il suo staff. Quando l'ho preso sembrava volessi sfidare il mondo, questo per la sua storia recente. Invece credevo molto in lui, lo volevo portare anche a Firenze ma ora era una sfida che volevo fare. Non ho potuto abbracciarlo, lo abbraccio oggi idealmente. Un abbraccio anche ai calciatori, che ci hanno portato ad un’altra salvezza. Noi abbiamo scelto il meglio che potevamo. Ai ragazzi abbiamo trasmesso dei valori senza i quali una squadra non può salvarsi. Voglio salutare il Salento, il mio territorio, e tutti i tifosi del Lecce. So che senso d’appartenenza c’è. So quanto posso essere divisivo per i miei tifosi perché vendo i calciatori, quelli che li hanno fatti innamorare. Posso anche chiedere perché non posso essere capito io, che devo farlo per necessità come fare una Primavera di soli stranieri. La mia necessità era questa e perché io volevo che il Salento fosse conosciuto dalla Groenlandia alle Far Oer. Abbiamo accettato di fare gli artigiani con il presidente, mi auguro che questo Lecce rimanga in serie A nel tempo e questo è il mio augurio".
