Allegri, ancora Real... e spunta Rabiot! Dal rifiuto per Agnelli al terzo treno: due condizioni

Per Arbeloa il futuro è segnato. Max intanto è felice al Milan ma nel caso in cui dovesse approfondire i discorsi con Florentino ci sarebbero alcuni punti chiave da soddisfare

Madrid, Madrid, Madrid”. Tre rintocchi solenni, inconfondibili, che crescono via via di intensità. Il primo cattura la tua attenzione, il secondo ti fa tentennare e il terzo… ti strega. Nel senso più letterale del termine. L’inno del Real fa un po’ questo effetto a ogni latitudine. Soprattutto se, per la terza volta negli ultimi sette anni, ti rendi conto di poterlo intonare in prima fila, sulla panchina del “Lateral Oeste” (tribuna ovest) dove siedono i Blancos al Santiago Bernabeu. Max Allegri, come fa da sei mesi a questa parte, negli ultimi giorni ha varcato le porte di Milanello con il solito sorriso. Al Milan sta bene, conscio di aver riportato ordine ed equilibrio in un gruppo sfaldato dalle precedenti gestioni.

Allegri, il Real e Agnelli

Basta guardare i risultati - i rossoneri a questo punto della stagione hanno gli stessi punti del Napoli scudettato e del Pioli della stagione 2021/2022 -, alla luce di una rotta Champions che pare già bella che tracciata. Max, allora, continua a lavorare sodo, specie alla luce di una settimana simile, con un derby che potrebbe davvero rimescolare le carte in ottica scudetto: accorciare su quest’Inter, scottata dall’eliminazione in Champions con il Bodo, riaprirebbe i discorsi per il titolo. Intanto, però, riflette. Del resto, il Real è il Real. Un treno che, per motivi diversi, si è già fatto scappare due volte: la prima nel 2019, a margine del quinquennio d’oro con la Juventus, per concedersi un paio di anni sabbatici da passare con la famiglia; la seconda nell’estate del 2021, quando aveva già definito i dettagli contrattuali (3 anni a 8.5 milioni a stagione) prima di cedere nuovamente alle avances di Andrea Agnelli, deciso a riportarlo subito alla Juventus per costruire le fondamenta di un nuovo ciclo.

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Real, perché Allegri

Dire di no per la terza volta, probabilmente, chiuderebbe qualsiasi spiraglio per il futuro. Il Real, pur secondo in Liga a meno quattro dal Barcellona capolista, naviga in acque burrascose. E salvo miracoli - improbabili - nel finale stagione, congederà con ogni probabilità Álvaro Arbeloa, subentrato a Xabi Alonso lo scorso 12 gennaio. Florentino Perez cerca un gestore dallo status di Allegri, appurato l’ennesimo fallimento “giochista” della sua recente storia. Un tecnico che sappia governare il talento, che possa entrare nel cuore e nella testa dei suoi campioni. In sostanza, ciò che è riuscito a fare in rossonero con Modric, con cui ha stretto subito un legame strettissimo. E proprio il croato potrebbe giocare un ruolo decisivo in questo senso.

Modric e... Rabiot

Sì, perché Allegri, qualora decidesse di approfondire i discorsi con i Blancos, metterebbe sul tavolo due condizioni. La prima ha il volto e l’esperienza di Modric - che non ha ancora espresso volontà di esercitare con il Milan la clausola per il rinnovo -: Max gli affiderebbe infatti un ruolo speciale nel suo staff, come custode dello spirito madridista e ponte tra passato e futuro. La seconda risponde al nome di Adrien Rabiot. Il suo “cavallo” pluridecorato, per rinforzare un centrocampo già spaventoso, in cui figurano stelle del calibro di Bellingham, Valverde, Tchouameni, Guler e Camavinga. Incastri e tentazioni… Madrid chiama, e Allegri ascolta, con attenzione. Ma prima di ogni scelta, prima di ogni eventuale incontro e di qualsiasi prospettiva futura, c’è una priorità che viene su tutte: un derby da giocare e possibilmente da vincere, per provare a superare anche le più rosee aspettative del popolo rossonero. Il futuro, per qualche giorno, può aspettare…

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Madrid, Madrid, Madrid”. Tre rintocchi solenni, inconfondibili, che crescono via via di intensità. Il primo cattura la tua attenzione, il secondo ti fa tentennare e il terzo… ti strega. Nel senso più letterale del termine. L’inno del Real fa un po’ questo effetto a ogni latitudine. Soprattutto se, per la terza volta negli ultimi sette anni, ti rendi conto di poterlo intonare in prima fila, sulla panchina del “Lateral Oeste” (tribuna ovest) dove siedono i Blancos al Santiago Bernabeu. Max Allegri, come fa da sei mesi a questa parte, negli ultimi giorni ha varcato le porte di Milanello con il solito sorriso. Al Milan sta bene, conscio di aver riportato ordine ed equilibrio in un gruppo sfaldato dalle precedenti gestioni.

Allegri, il Real e Agnelli

Basta guardare i risultati - i rossoneri a questo punto della stagione hanno gli stessi punti del Napoli scudettato e del Pioli della stagione 2021/2022 -, alla luce di una rotta Champions che pare già bella che tracciata. Max, allora, continua a lavorare sodo, specie alla luce di una settimana simile, con un derby che potrebbe davvero rimescolare le carte in ottica scudetto: accorciare su quest’Inter, scottata dall’eliminazione in Champions con il Bodo, riaprirebbe i discorsi per il titolo. Intanto, però, riflette. Del resto, il Real è il Real. Un treno che, per motivi diversi, si è già fatto scappare due volte: la prima nel 2019, a margine del quinquennio d’oro con la Juventus, per concedersi un paio di anni sabbatici da passare con la famiglia; la seconda nell’estate del 2021, quando aveva già definito i dettagli contrattuali (3 anni a 8.5 milioni a stagione) prima di cedere nuovamente alle avances di Andrea Agnelli, deciso a riportarlo subito alla Juventus per costruire le fondamenta di un nuovo ciclo.

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