Milan, attacco da rifare: gli obiettivi di Allegri da Ramos a Vlahovic e i numeri del Diavolo spuntato

I rossoneri continuano ad essere poco pericolosi in avanti: nel ritorno solo otto squadre hanno segnato meno: l'analisi e i nomi per un futuro diverso

MILANO - Una fatica del Diavolo per trovare un gol. Si può sintetizzare così il lungo periodo di difficoltà degli attaccanti del Milan nel trovare la via della rete. Un fattore non di poco conto, al quale la squadra di Massimiliano Allegri ha sopperito grazie a colpi più o meno estemporanei di difensori e centrocampisti, ma la crisi realizzativa è arrivata a un punto che supera anche l’ordinaria amministrazione. L’ultima volta che un attaccante del Milan ha potuto esultare con i suoi tifosi e con i suoi compagni risale al minuto numero 94 di Cremonese-Milan, con il gol dello 0-2 di Rafael Leao. Da lì in avanti, una nube oscura ha disinnescato tutto il residuo potenziale offensivo dell’attacco milanista, con i numeri del girone di ritorno che sono letteralmente impietosi. In quindici giornate sono appena sedici i gol segnati a fronte dei dodici subiti. Una media di 1,06 gol, che colloca il Milan al dodicesimo posto nella classifica specifica. Troppo pochi per poter essere competitivi per il titolo e pochi per poter vivere serenamente verso la qualificazione in Champions League, visto che alle spalle dei rossoneri ci sono Lazio e Bologna (14 gol), Parma (13), Cagliari (12), Pisa (11), Lecce (10), Cremonese e Verona (6). Una sofferenza che si traduce anche nei soli 6 gol, di questi 16 segnati, messi a segno dagli attaccanti. A due reti troviamo proprio Rafael Leao e Christopher Nkunku, mentre Niclas Füllkrug ha trovato, per ora, l’unico gol con il Milan nella vittoria casalinga per 1-0 contro il Lecce del lontano 18 gennaio.

Dati e statistiche: numeri preoccupanti per l’attacco rossonero

Per non parlare della media tiri in porta delle ultime dieci partite, con il Milan che si assesta a 3,6 conclusioni nello specchio per partita mentre il rapporto tra tiri e gol realizzati (tolti pali e traverse) sale a un gol ogni 5,14 tiri dentro lo specchio della porta avversaria. Davvero troppo poco e guardando questo trend si capisce quanto sia stato fondamentale il girone d’andata, nel quale il Milan ha messo a segno ben 32 gol in 19 partite, secondo solo all’Inter a quota 41. Qui la media era di 1,68 reti per gara all’attivo mentre quelle al passivo erano 15, con Maignan che concedeva un gol agli avversari ogni 0,78 match mentre nel girone di ritorno il dato è salito 0,8 (ma con ancora quattro partite da giocare).

Problemi tattici: il 3-5-2 e l’equilibrio offensivo

Il 3-5-2, fin quando è stato applicato con una prima punta fisica e un attaccante di movimento, ha messo anche gli altri giocatori nelle condizioni di poter fare gol. La crisi è iniziata a emergere con la crescita del minutaggio dell’accoppiata Pulisic-Leao, che spesso e volentieri si trovano a fare gli stessi movimenti, andando ad occupare zone pressoché identiche di campo e lasciando vuota l’altra parte della zona offensiva.

Cosa che non accadeva con Gimenez, seppur a secco di gol, a inizio stagione e nelle prime uscite di Füllkrug, ma anche il tedesco è poi andato in un down prestazionale che si protrae ormai da mesi e non solo per colpa della microfrattura al piede. Allegri sa bene che deve portare la nave in porto da qui a fine maggio, servono due vittorie che dovranno arrivare anche a costo di vedere proseguire i digiuni degli attaccanti, ma poi servirà un’analisi attenta, lucida e profonda per quanto riguarda la prossima stagione. E il risultato non potrà che essere una rivoluzione importante del reparto offensivo in vista dell’estate, specialmente se il modulo che verrà adottato sarà ancora il 3-5-2.

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Prospettive future: rivoluzione offensiva necessaria

Se il Milan vuole essere competitivo per vincere in Italia e vuole fare un buon cammino in Champions League non può più permettersi un attacco da posizione anonima in classifica e che non sia costante nell’arco dell’intera stagione. E se il tuo miglior marcatore stagionale, ovvero Rafael Leao, è fermo a quota 9 gol insieme a due centrocampisti come Scott McTominay e Hakan Chalanoglu, beh allora il problema è bello grande. Ma questo lo sapevamo già.

Milan, occhi su Gonçalo Ramos e Sorloth. I sogni restano Vlahovic e Lewandowski

Quella che sta per arrivare sarà l’ennesima estate in cui il Milan, con ogni probabilità, dovrà affrontare una nuova rivoluzione della propria rosa, specialmente in attacco. Il reparto offensivo è il grande punto debole della formazione di Massimiliano Allegri con appena 23 gol tra Leao (9), Pulisic (8), Nkunku (5) e Füllkrug (1). Per intenderci, Lautaro Martinez e Marcus Thuram ne hanno segnati 28 (16 e 12) così come ne hanno segnati 24 Nico Paz e Douvikas con dodici reti ciascuno. Oppure, se si guarda a Donyell Malen, autore di 11 gol in un girone e vicino ai 13 gol in 14 partite di Mario Balotelli nel 2013, viene da pensare come a Milanello vada raso al suolo tutto o quasi.

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Strategie e modulo: le scelte di Allegri per il futuro

In primis sarà fondamentale capire con che modulo giocherà il Milan nella prossima stagione, ma - che sia 3-5-2 o 4-3-3 - sarà fondamentale mettere in rosa almeno due attaccanti diversi da quelli attualmente tesserati. E nelle ultime settimane è stato proposto al Milan il profilo di Gonçalo Ramos, 24 anni, 41 partite con il Paris Saint-Germain e 12 gol stagionali. È in uscita dal club parigino, che comunque non lo svende, ma può essere un profilo sul quale il club milanista potrebbe pensare d’investire vista anche l’età anagrafica della punta portoghese.

Obiettivi di mercato: Gonçalo Ramos e le piste estere

Gonçalo Ramos è stato già nei radar milanisti in diverse sessioni di mercato, ma solo con richieste d’informazioni e mai con una trattativa effettiva. Ma si sa che quando gli agenti iniziano a proporre i propri assistiti significa che margini operativi per imbastire una contrattazione ci sono. Anche perché il Milan, per il ruolo di attaccante, continuerà a guardare all’estero nella speranza di poter operare sempre dentro limiti economico-finanziari in materia di cartellini, anche se questa strategia ormai non paga più ed è arrivato il momento, anche in quel di via Aldo Rossi, di alzare l’asticella.

Alternative e opportunità: Sorloth, Vlahovic e Lewandowski

Sul taccuino della dirigenza è presente anche il nome di Alexander Sorloth dell’Atletico Madrid, che potrebbe uscire dal club colchonero. E poi le solite situazioni già note dei potenziali parametri zero di grido, ma tutti da valutare. Perché Dusan Vlahovic e Robert Lewandowski (i cui agenti erano attesi in tribuna d’onore a San Siro per Milan-Juventus) sono nomi che ciclicamente tornano dentro le dinamiche di mercato milaniste, andandosi a incrociare con quelle juventine visto che il serbo è ancora in ballo con il rinnovo (e il contratto scade tra due mesi), mentre il polacco sembra destinato a lasciare il Barcellona verso nuovi lidi.

Il tutto senza dimenticare Nicolas Jackson, che tornerà al Chelsea dopo l’esperienza al Bayern Monaco, ma senza disfare le valige visto che a Londra non rientra nei piani del club blues. E per qualcuno che dovrà entrare, qualcun altro dovrà uscire.

 

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MILANO - Una fatica del Diavolo per trovare un gol. Si può sintetizzare così il lungo periodo di difficoltà degli attaccanti del Milan nel trovare la via della rete. Un fattore non di poco conto, al quale la squadra di Massimiliano Allegri ha sopperito grazie a colpi più o meno estemporanei di difensori e centrocampisti, ma la crisi realizzativa è arrivata a un punto che supera anche l’ordinaria amministrazione. L’ultima volta che un attaccante del Milan ha potuto esultare con i suoi tifosi e con i suoi compagni risale al minuto numero 94 di Cremonese-Milan, con il gol dello 0-2 di Rafael Leao. Da lì in avanti, una nube oscura ha disinnescato tutto il residuo potenziale offensivo dell’attacco milanista, con i numeri del girone di ritorno che sono letteralmente impietosi. In quindici giornate sono appena sedici i gol segnati a fronte dei dodici subiti. Una media di 1,06 gol, che colloca il Milan al dodicesimo posto nella classifica specifica. Troppo pochi per poter essere competitivi per il titolo e pochi per poter vivere serenamente verso la qualificazione in Champions League, visto che alle spalle dei rossoneri ci sono Lazio e Bologna (14 gol), Parma (13), Cagliari (12), Pisa (11), Lecce (10), Cremonese e Verona (6). Una sofferenza che si traduce anche nei soli 6 gol, di questi 16 segnati, messi a segno dagli attaccanti. A due reti troviamo proprio Rafael Leao e Christopher Nkunku, mentre Niclas Füllkrug ha trovato, per ora, l’unico gol con il Milan nella vittoria casalinga per 1-0 contro il Lecce del lontano 18 gennaio.

Dati e statistiche: numeri preoccupanti per l’attacco rossonero

Per non parlare della media tiri in porta delle ultime dieci partite, con il Milan che si assesta a 3,6 conclusioni nello specchio per partita mentre il rapporto tra tiri e gol realizzati (tolti pali e traverse) sale a un gol ogni 5,14 tiri dentro lo specchio della porta avversaria. Davvero troppo poco e guardando questo trend si capisce quanto sia stato fondamentale il girone d’andata, nel quale il Milan ha messo a segno ben 32 gol in 19 partite, secondo solo all’Inter a quota 41. Qui la media era di 1,68 reti per gara all’attivo mentre quelle al passivo erano 15, con Maignan che concedeva un gol agli avversari ogni 0,78 match mentre nel girone di ritorno il dato è salito 0,8 (ma con ancora quattro partite da giocare).

Problemi tattici: il 3-5-2 e l’equilibrio offensivo

Il 3-5-2, fin quando è stato applicato con una prima punta fisica e un attaccante di movimento, ha messo anche gli altri giocatori nelle condizioni di poter fare gol. La crisi è iniziata a emergere con la crescita del minutaggio dell’accoppiata Pulisic-Leao, che spesso e volentieri si trovano a fare gli stessi movimenti, andando ad occupare zone pressoché identiche di campo e lasciando vuota l’altra parte della zona offensiva.

Cosa che non accadeva con Gimenez, seppur a secco di gol, a inizio stagione e nelle prime uscite di Füllkrug, ma anche il tedesco è poi andato in un down prestazionale che si protrae ormai da mesi e non solo per colpa della microfrattura al piede. Allegri sa bene che deve portare la nave in porto da qui a fine maggio, servono due vittorie che dovranno arrivare anche a costo di vedere proseguire i digiuni degli attaccanti, ma poi servirà un’analisi attenta, lucida e profonda per quanto riguarda la prossima stagione. E il risultato non potrà che essere una rivoluzione importante del reparto offensivo in vista dell’estate, specialmente se il modulo che verrà adottato sarà ancora il 3-5-2.

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