"In diecimila a colpirti la macchina. C'erano giocatori che piangevano": Ibrahimovic senza filtri

La leggenda del Milan, nel corso di una lunga intervista in compagnia di Tom Brady, ha parlato di diversi aspetti del suo lavoro

Zlatan Ibrahimovic resta uno degli uomini centrali del nuovo Milan. Mentre il club rossonero ha salutato figure come Tare, Furlani, Moncada e Allegri, lo svedese continuerà ad avere un ruolo di primo piano all’interno del progetto targato RedBird. Un’investitura importante, arrivata nonostante stagioni tutt’altro che esaltanti sul piano dei risultati, culminate con il quinto posto e l’esclusione dalla prossima Champions League. Nel frattempo, l’ex attaccante rossonero si prepara a una nuova esperienza televisiva come commentatore del Mondiale 2026 per Fox Sports. Proprio in occasione di un’intervista all’emittente americana e in compagnia della leggenda Tom Brady, Ibrahimovic ha parlato del rapporto quasi viscerale che lega gli italiani al calcio, toccando temi che sembrano riflettere perfettamente il momento delicato vissuto dal Milan.

Ibrahimovic e il calcio come religione

Ibrahimovic ha descritto con parole forti la pressione che si vive nel calcio europeo, soffermandosi in particolare sull’esperienza maturata in Serie A: "In Europa la pressione è altissima. In Italia, dove ho trascorso moltissimo tempo, il calcio non è solo essere tifosi, è una vera e propria religione". 

Un concetto che va oltre il semplice tifo e che, secondo Zlatan, spiega anche le dure contestazioni che spesso investono squadre e giocatori nei momenti difficili: "Se giochi per la loro squadra, qualunque essa sia, il club è più importante della loro stessa famiglia. Questo succede perché le persone nascono già milaniste, juventine o interiste. Tu stai giocando in una squadra che appartiene a loro". Parole che arrivano in una fase particolarmente complessa per il Milan, reduce da una stagione al di sotto delle aspettative e contestato da una parte della tifoseria.

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Milan

La pressione del successo e il peso delle sconfitte

Nel corso dell’intervista, Ibrahimovic ha raccontato quanto sia difficile convivere con l’enorme pressione generata dal calcio ad alti livelli. Una realtà che lui stesso ha sperimentato durante tutta la carriera: "Quando tutto va bene, tutti cantano e le cose sono ok; quando le cose vanno male, allora devi essere forte mentalmente e come una persona. Ci sono situazioni in cui arrivi all’allenamento con la tua macchina e ci sono diecimila persone che te la colpiscono". 

La forza mentale, secondo Zlatan, è stata la chiave del suo successo. Una mentalità costruita attraverso una continua ricerca del miglioramento, senza mai sentirsi davvero appagato: "Non ero mai soddisfatto, era la mia caratteristica. Quando giocavo bene, il giorno dopo mi dimenticavo di quello che avevo fatto il giorno prima perché volevo sempre di più e penso che sia anche una questione mentale". Numeri alla mano, la carriera dello svedese parla da sola: 12 campionati vinti tra Olanda, Italia, Spagna e Francia, oltre 550 gol tra club e nazionale e un’impronta lasciata in ogni squadra in cui ha giocato.

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Il confronto con Tom Brady: la vittoria come ossessione

L’intervista è stata anche l’occasione per un confronto con Tom Brady, leggenda della NFL e vincitore di sette Super Bowl. Due campioni appartenenti a mondi diversi ma accomunati dalla stessa fame competitiva: "Saremmo stati ottimi compagni di squadra" - ha detto l'americano. Ibrahimovic ha raccontato di aver spesso portato all’estremo la propria competitività, sia negli allenamenti sia nello spogliatoio: "Ho avuto giocatori che piangevano". Brady, dal canto suo, ha spiegato di apprezzare soprattutto quei compagni capaci di rialzarsi dopo i momenti più duri: "Apprezzo i compagni di squadra che hanno affrontato momenti difficili, perché penso: 'Farei qualsiasi cosa per quel ragazzo', perché ho visto chi è veramente". L’ex quarterback ha poi descritto l’importanza del lavoro quotidiano e della resilienza, elogiando chi riesce a trasformare critiche e fallimenti in motivazione.

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La Svezia, il gruppo e la mentalità diversa di Zlatan

Nel finale dell’intervista, Ibrahimovic ha parlato anche del suo rapporto con la nazionale svedese, dove spesso si è sentito diverso rispetto al resto del gruppo: "In Svezia, eravamo soliti fare molto team building, cose diverse e non legate al calcio". Un approccio culturale che però non coincideva con la sua mentalità ultra competitiva: "Ero l'unico diverso dagli altri perché avevo un approccio diverso. Pretendevo delle cose, mentre in Svezia si dice 'Vediamo cosa succede'. No, no. Non è il mio approccio". Emblematico anche il siparietto finale con Brady sul concetto di rivalità. L’ex quarterback americano aveva spiegato che affrontare un fratello non avrebbe generato la stessa cattiveria agonistica di una vera sfida sportiva. Ibrahimovic, invece, non ha avuto dubbi: "Lo distruggerei sul campo. Sì, lo distruggerei. Non mi interessa. C'è solo un vincitore, io o lui. Poi fuori, un abbraccio".

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I tifosi del Milan pizzicano Ibra

Messo alla porta pure Furlani (bravo nei conti, meno nel gestire le risorse umane: l’ad secondo indiscrezioni avrebbe già in mano l’accordo con un altro club di Serie A) Cardinale conferirà pieni poteri a Zlatan Ibrahimovic - già attore protagonista nella surreale stagione con Fonseca e Conceiçao in panchina - uscito domenica dallo stadio scortato per evitare contatti con i tifosi inferociti. Zlatan - che potrà avvalersi del prezioso aiuto di Jovan Kirovski, dirigente che ha portato Milan Futuro tra i dilettanti - si dedicherà anima e corpo alla missione dagli Stati Uniti, dove commenterà la coppa del Mondo per Fox Sports. E proprio questo nuovo impegno non è stato visto di buon grado da parte dei tifosi del Milan: "Tutto fuorché interessarsi del Milan?", "Come quando andò a Sanremo", poi anche altri commenti ironici del tipo: "Ordinerá ciò che serve su Amazon". Insomma, anche Zlatan dovrà riconquistarsi la fiducia almenod i una parte di tifo.

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Zlatan Ibrahimovic resta uno degli uomini centrali del nuovo Milan. Mentre il club rossonero ha salutato figure come Tare, Furlani, Moncada e Allegri, lo svedese continuerà ad avere un ruolo di primo piano all’interno del progetto targato RedBird. Un’investitura importante, arrivata nonostante stagioni tutt’altro che esaltanti sul piano dei risultati, culminate con il quinto posto e l’esclusione dalla prossima Champions League. Nel frattempo, l’ex attaccante rossonero si prepara a una nuova esperienza televisiva come commentatore del Mondiale 2026 per Fox Sports. Proprio in occasione di un’intervista all’emittente americana e in compagnia della leggenda Tom Brady, Ibrahimovic ha parlato del rapporto quasi viscerale che lega gli italiani al calcio, toccando temi che sembrano riflettere perfettamente il momento delicato vissuto dal Milan.

Ibrahimovic e il calcio come religione

Ibrahimovic ha descritto con parole forti la pressione che si vive nel calcio europeo, soffermandosi in particolare sull’esperienza maturata in Serie A: "In Europa la pressione è altissima. In Italia, dove ho trascorso moltissimo tempo, il calcio non è solo essere tifosi, è una vera e propria religione". 

Un concetto che va oltre il semplice tifo e che, secondo Zlatan, spiega anche le dure contestazioni che spesso investono squadre e giocatori nei momenti difficili: "Se giochi per la loro squadra, qualunque essa sia, il club è più importante della loro stessa famiglia. Questo succede perché le persone nascono già milaniste, juventine o interiste. Tu stai giocando in una squadra che appartiene a loro". Parole che arrivano in una fase particolarmente complessa per il Milan, reduce da una stagione al di sotto delle aspettative e contestato da una parte della tifoseria.

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