MILANO - Parla poco, Gerry Cardinale. E quando lo fa, le sue parole diventano spesso boomerang per i tifosi milanisti. Prima della disfatta con il Cagliari, aveva incautamente tirato la giacca all’Inter per la finale di Champions persa 5-0 con il Psg: non ci sarà il rischio che accada al suo Milan nella prossima stagione visto che la competizione calcistica più importante la vedrà per il secondo anno consecutivo con il binocolo. Vagamente profetiche anche le sue parole rimbalzate in Italia a ottobre: «Nessuno - sentenziò - negli Stati Uniti vuole vedere Cagliari contro Lecce. E questo è un problema».
Pieni poteri ad Ibra
Già e domenica - in un San Siro che lo invitava a vendere - per lui è stato un bel problema vedere il Cagliari banchettare (peraltro in ciabatte, a salvezza già ottenuta) contro la sua corazzata, ultima umiliazione in un quadriennio dove la squadra un tempo più titolata al mondo ha preso complessivamente 75 punti da chi ha vinto lo scudetto (20 dal Napoli nel 2022-23, 19 dall’Inter nel 2023-24, 19 dal Napoli nel 2024/25 e 17 dall’Inter nell’ultimo campionato). Cardinale però ha avuto la fortuna di festeggiarlo in Duomo uno scudetto, quello vinto dal fondo Elliott prima che gli vendesse il Milan. Lui si è presentato cacciando Paolo Maldini e ora - nell’annunciare ai soliti amici il fatto di volersi occupare in prima persona della Repubblica rossonera - ha chiuso subito le porte all’eventuale ritorno di Adriano Galliani, mostrando evidentemente una certa allergia ai portatori sani del dna vincente del Milan. Messo alla porta pure Furlani (bravo nei conti, meno nel gestire le risorse umane: l’ad secondo indiscrezioni avrebbe già in mano l’accordo con un altro club di Serie A) conferirà pieni poteri a Zlatan Ibrahimovic - già attore protagonista nella surreale stagione con Fonseca e Conceiçao in panchina - uscito domenica dallo stadio scortato per evitare contatti con i tifosi inferociti. Zlatan - che potrà avvalersi del prezioso aiuto di Jovan Kirovski, dirigente che ha portato Milan Futuro tra i dilettanti - si dedicherà anima e corpo alla missione dagli Stati Uniti, dove commenterà la coppa del Mondo per Fox Sports.
La rivoluzione
La speranza, di Ibra e di Cardinale, sarà di battezzare il grande mondiale di Christian Pulisic che sarà centrale nel progetto con tanto di rinnovo di contratto: i gol se li sarà sicuramente tenuti in canna per il Mondiale, visto che in rossonero l’ultimo l’ha segnato il 28 dicembre, quando il Panettone natalizio non era stato ancora digerito. Cardinale, sempre agli interlocutori fidati, ha sottolineato come l’idea sia quella di trovare un Fabregas per la panchina al posto dell’esautorato Allegri (con lui saluteranno pure Tare che ha resistito per 18 anni a Lotito e uno al Milan e Moncada): troppo banale affidarsi ad Antonio Conte. Il nuovo profeta del Cardinal-ball non potrà contare su Rafa Leao. Ieri il portoghese, come prima storia postata sui social dopo la disfatta con il Cagliari, ha pubblicizzato un podcast dove sarà ospite domenica, evidente segno di scollamento con il mondo Milan. Fa ridere pensare che Leao abbia nel contratto una clausola da 175 milioni. Dovrà essere probabilmente svenduto, comunque non una novità con Cardinale proprietario. Nonostante gli strilloni di Casa Milan avessero strombazzato cessioni a cifre faraoniche tanto per Sandro Tonali (80 milioni) quanto per Tijjani Reijnders (75 milioni) si è poi scoperto dai bilanci che il primo era stato venduto al Newcastle per 58,9 milioni (a cui andavano sottratti pure i 4.3 spettanti al Brescia), il secondo è stato piazzato al City per 54,87 milioni. Oltre a Ibrahimovic, unico dirigente confermato dalla “Gerry revolution” è il presidente Scaroni che si occuperà solo della questione stadio: tra inchieste e ricorsi contro l’acquisizione dell’area di San Siro da parte di Milan e Inter, non gli mancherà di certo il lavoro.
