Milan, Ibra congela Rangnick: passi avanti per Pochettino, la strategia dei rossoneri. E Modric...

I rossoneri sono alle prese con la ricerca di quello che sarà il nuovo allenatore al posto di Massimiliano Allegri e l'ex Tottenham sta scalando posizioni. Da definire anche il futuro del centrocampista croato

MILANO - Fuori un altro. Dopo Andoni Iraola, ieri ha detto no pure Xavi. La conference call con l’ex allenatore del Barcellona è finita malissimo. Xavi infatti ha come priorità quella di andare ad allenare una nazionale e attende quindi la fine del Mondiale per capire quali prospettive possano aprirsi. E così dopo il profilo alla Fabregas (Iraola), la premiata coppia Gerry & Zlatan, ha visto sfumare anche la pista che portava a uno dei tanti eredi di Guardiola che però, a differenza dell’originale, era ancora in buoni rapporti con Ibrahimovic. Non una annotazione casuale, questa. Perché - si sussurra - il decisionismo e lo spirito accentratore di Ralf Rangnick non andrebbe molto a genio allo svedese. Freddezza ricambiata perché l’attuale ct dell’Austria non ha dimenticato la strafottenza con cui Ibra lo battezzò quando Ivan Gazidis lo aveva scelto al posto di Stefano Pioli. «Chi è Rangnick? Non so chi sia Rangnick», disse Zlatan con la spocchia che l’ha spesso contraddistinto.

Il nome di Rangnick

Il fatto che lo svedese e Gerry Cardinale abbiano bussato alla porta di Xavi è specchio delle riflessioni in atto sul profeta del gegenpressing: se Maldini - Cardinale dixit - era un “one man show”, lo stesso si può dire del tedesco che, fatto non esattamente secondario, non rappresenta nulla per la storia del club rossonero (il grande Paolo quanto meno i gradi di Líder máximo li aveva conquistati sul campo). Tra l’altro, Matthias Jaissle, l’allenatore indicato da Rangnick, dovrebbe liberarsi dall’Al Ahli a cui è legato da un contratto firmato fino al 2027 e questo comporterebbe il pagamento di una penale, il tutto senza dimenticare come in Arabia Jaissle guadagni 11,5 milioni a stagione il che sarebbe inevitabilmente un fattore da considerare in un’eventuale trattativa con il club rossonero. Siccome in questo confuso risiko rossonero l’obiettivo - ormai evidente - è quello di comporre un ticket che comprenda allenatore e direttore sportivo (poi andrà nominato l’amministratore delegato e un nuovo capo scout, ma non c’è fretta essendo “soltanto” a fine maggio), alla luce dei no presi e delle riserve su Rangnick, prende sempre più quota la pista che porta a Mauricio Pochettino (i cui rapporti con Christian Pulisic sarebbero piuttosto ondivaghi, ma - visto il caos in cui si trova il club - la questione al momento non pare di primaria importanza).

Dopo il Mondiale

Vero è che questi sarà impegnato - come Rangnick, d’altronde - ai Mondiali come ct degli Stati Uniti (a proposito: l’incontro con il Milan sarebbe avvenuto prima dell’inizio del ritiro con la Nazionale in Georgia), però l’altra parte del “tagliando” prevede l’ingaggio come ds di Ramon Planes che ha appena lasciato l’Al-Ittihad e quindi potrebbe subito mettere la testa sui tanti problemi che troverà a Milanello. Pochettino non è esattamente un Fabregas ma possiede certamente il phisique du role e il curriculum per portare un po’ di ordine al Milan che - non va dimenticato - è la squadra italiana che ha più convocati al Mondiale (otto). In più Pochettino, che in carriera ha allenato Tottenham, Psg e Chelsea, non è un “fondamentalista” di un sistema di gioco e la sua duttilità può senz’altro rivelarsi utile in un mercato che dovrà tenere conto del fatto che il club rossonero per la seconda stagione consecutiva non giocherà in Champions. Inoltre Pochettino può avere voce in capitolo per trattenere alla base i tanti big dello spogliatoio che sono quanto meno perplessi per la piega che hanno preso gli eventi. Perché mentre il futuro di Luka Modric sembra segnato (Florentino Perez gli ha proposto un ruolo dirigenziale al Real nonostante c’è ancora chi provi a trattenerlo a Milano), gli altri attendono ancora di capire chi troveranno a Milanello al ritorno dalle vacanze. Tra loro, pure i tifosi, ma questo è un altro discorso.  

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