Errare è umano, perseverare è diabolico. Dopo Scott McTominay, c'è un altro giocatore che sta brillando lontano da Old Trafford: Rasmus Hojlund, anche lui rinato alla corte di Conte. Il suo connazionale Peter Schmeichel, leggendario ex portiere del Manchester United, non si dà pace per l'ennesima scelta sbagliata del suo vecchio club: "Allo United ci sono tante persone che decidono gli acquisti: un allenatore, un direttore sportivo, un direttore tecnico e un responsabile dello scouting. Ma quello di Sesko per esempio è stato un po' strano secondo me, perché avevamo Hojlund che da due anni non riceveva abbastanza palloni. Guardate cosa sta facendo al Napoli giocando con De Bruyne e McTominay: sta segnando", ha dichiarato al podcast "Sacked in the morning" della BBC, in merito all'errore da parte dei Red Devils di non aver creduto abbastanza nell'attaccante danese.
La critica sui portieri
"Lo dico da due anni e mezzo, Hojlund è un attaccante da 25 gol all'anno ma va servito" - le parole dell'ex portiere - Cunha e Mbuemo lo avrebbero fatto e invece hanno speso 70 milioni di sterline per Sesko, quando ci manca un centrocampista e abbiamo problemi in porta. Quest'anno abbiamo preso 9 gol per errori del portiere. Quando giocavo io, o quando c'erano van der Sar o De Gea, facevamo guadagnare 10 punti a stagione", ha aggiunto parlando del reparto portieri, che ha visto la permanenza del turco Bayindir e l'arrivo del belga Lammens al posto di Onana (ceduto in prestito al Trabzonspor).

Da McTominay alla società
Tornando su McTominay, Schmeichel ritiene che sia "lo stesso giocatore visto allo United, ma la sua versatilità era un problema. Gli allenatori non si fidavano di lui abbastanza da costruirgli la squadra intorno. Vogliono giocatori ordinati, precisi. Non capisco perché quei due siano al Napoli. Non troverete nessuno con più entusiasmo per il Manchester United di Hojlund: sognava di giocare per questo club da quando aveva 10 anni, e i tifosi lo adorano perché lavora sodo per la squadra e non si lamenta mai". Poi sulla società: "Quando giocavo io, era il direttore che comandava. Diceva: "Lui dentro, lui fuori". Ora ci sono persone diverse con programmi diversi. Come si può creare un ambiente abbastanza stabile per avere una squadra che possa andare in campo e vincere ogni anno?". Chiusura sul suo futuro allo United come dirigente: "Mi farebbe assolutamente piacere".