Posto giusto. E momento giusto. Perché fare il mercato è anche un po’ come stare in campo: l’importante è capire i momenti, e da questi trarre il massimo. Chissà cosa sarà balenato nella testa di Luciano Spalletti, quando avrà distrattamente appreso delle lamentele indirette di Stanislav Lobotka e filtrate dalla voce del suo procuratore, Branislav Jasurek. «Se Stano vincerà il terzo titolo a Napoli - ha detto l’agente -, allora gli sarà sicuramente più facile andar via. Ma non mi piace prevedere queste cose». Come a intendere: il pensiero c’è, non è immediato, ma non si può correre per sempre. Specialmente dietro le richieste di Antonio Conte, famoso per essere un allenatore tanto vincente quanto esigente. Tutto questo ha un prezzo, almeno secondo la spalla di Lobo. «Potrebbe restare lì per qualche stagione, ma ha 30 anni e fisicamente resistere sotto Conte sarà quasi impossibile. Ne parliamo sempre insieme, quello che cerca il mister è estremamente impegnativo. In termini numerici, sono richieste incomparabili, e la prossima estate per Lobotka il Napoli potrebbe ottenere una buona somma».
Le parole di Jasurek
Mica poco. Anzi, se per qualcuno tutto ciò non basta a creare un disamore tra le parti, è la chiosa a rendere cristallino il significato: «Stano è felice in Italia e lì si trova bene. Ma se Conte resterà nel club anche il prossimo anno, penso che Lobotka farà pressioni su di me. Però l’estate è lontana...». Evidentemente, non lo è il pensiero di fare le valigie. Lo stesso giocatore, del resto, aveva raccontato nei giorni scorsi il primo impatto con De Bruyne, tornando a discutere pure delle modalità di Conte, chiaramente non congeniali. «Kevin, guarda che ho rispetto per quel che stai facendo. Non so se l’avrei fatto al tuo posto, sotto Conte e con questi carichi di lavoro». E giù di risate. Però pure di riflessioni, certamente in atto. Sulle quali Jasurek è dovuto poi tornare alla radio ufficiale degli azzurri: «Alla fine, ho detto che con Antonio Conte è dura allenarsi perché è un allenatore molto esigente, ma ho aggiunto che sono felice di questo, perché lui è un vincente e grazie a lui la squadra potrà ancora vincere». Non solo: «Tutti sanno anche che il rapporto tra Antonio Conte e Stanislav Lobotka è come quello tra padre e figlio, e non cambierà mai. Chi prova a mettere in dubbio questo legame non avrà successo».
Lobotka nel mirino di Spalletti
Eh, a proposito di padri calcistici: è indubbio che Luciano Spalletti abbia esercitato quel ruolo e quell’ascendente nei confronti del centrocampista. Ed è altrettanto risaputa la necessità della Juventus di rifornirsi di un giocatore con quelle esatte caratteristiche: bravo a impostare, ma soprattutto a dettare i ritmi della manovra, che per Lucio è il vero cruccio da superare, il grande ostacolo tra una Juve pronta a vincere e un’altra che può solo ambire a poterlo fare. Magari. Un giorno. Lobotka per i bianconeri sarebbe comunque un acceleratore di ambizioni, alle quali tanto la dirigenza quanto la proprietà non hanno mica rinunciato. Smentita l’opportunità di salutare anzitempo - tranne scenari di rottura tra Lobo e il Napoli, a oggi impronosticabili -, resiste la possibilità di vedere l’ex Celta Vigo quantomeno nella lista dei papabili registi juventini. Ben più raggiungibile del sogno Hjulmand. Ben meno rischioso oppure di nomi da algoritmo, dalle discutibili garanzie nel frullatore di pressioni e aspettative. Lobotka saprebbe come cambiare la squadra. E Spalletti potrebbe ripartire da una certezza praticamente acquisita. Dunque, si può fare? Tra il dire e il fare, specialmente sugli affari Juve-Napoli, c’è sempre di mezzo Aurelio De Laurentiis. Se proprio dovesse decidere di separarsi dallo sloveno, AdL lo farebbe molto più volentieri recuperando una proposta (importante) dall’estero. In fondo, il Manchester United è sulle tracce di Stano da un po’. E ai Red Devils potrebbe presto aggiungersi il Barcellona. Chiaro: l’Italia ha reso grande Lobotka, e Spalletti è stato poi decisivo nel cambiargli la carriera. Saranno carte da giocarsi, nel caso.
