Lo spirito di Andrea Pinamonti va ricercato qui. In queste parole: aveva appena lasciato il nido Inter per l’Empoli, nell’estate 2021. Ripensando alla stagione precedente, quella dello scudetto, andò dritto al punto: «Quando arriva la domenica e non giochi, rosichi. Ma capivo chi avevo davanti; anzi, Conte lo devo ringraziare, sono cresciuto tanto con lui. A gennaio avevo chiesto al mister di poter andare via, lui mi disse: “Non posso dirti che sarai titolare, ma voglio che tu stia qui, i benefici li vedrai in campo”. Ho dovuto mangiare tanta merda... Ma ho avuto la soddisfazione del titolo». Non è ancora riuscito a mantenere le enormi promesse della giovanissima età, ma Pinamonti in Serie A è una certezza. Anche senza la doppia cifra: per il Sassuolo è fondamentale il lavoro sporco che svolge per gli esterni e per gli inserimenti dei centrocampisti. I 6 gol finora realizzati hanno un peso. Eppure Andrea non si accontenta: contro la Juve, da cuore nerazzurro, proverà a trovare un modo per lasciare il segno.
La stagione al Sassuolo e la vita privata
Andrea, ha appena vissuto la sua prima festa del papà. «Quando sono partito per andare al campo mio figlio stava ancora dormendo, adesso non vedo già l’ora di vederlo. Fortunatamente Adam non mi ha tolto il sonno nei suoi primi sei mesi di vita: mi lascia dormire di notte (ride, ndr)». La vita fuori dal campo procede a passo spedito. Col Sassuolo, invece, come vanno le cose? «Stiamo facendo un’ottima stagione, non era scontato visto che arriviamo dalla Serie B, a volte ci si dimentica di questo aspetto. Ad inizio anno pochissime persone immaginavano il Sassuolo con questa classifica a marzo. A livello personale sono contento, ma voglio fare di più a livello realizzativo». Sei gol in campionato. Tanti, pochi o giusti? «Non lo so, sicuramente mi sento migliorato a livello mentale per come gestisco certe situazioni. Il gol per me è fondamentale, ma ci sono momenti e caratteristiche della squadra che possono anche paradossalmente penalizzare l’attaccante: giochiamo tanto sugli esterni e viene premiato molto l’inserimento delle mezzali, per cui il lavoro di una punta cambia».
Il talento di Muharemovic e Grosso in una big
A che punto è la sua maturazione a quasi 27 anni? «Mi sento a buon punto». Quali compagni l’hanno sorpresa di più quest’anno? «Ci sono i soliti noti come Berardi e Laurienté, ma penso che Muharemovic e Koné ci abbiano dato una grandissima mano». E Grosso? Tra i tanti allenatori che ha avuto dove si colloca? «Non faccio la classifica di chi è più bravo, tutti gli allenatori mi hanno lasciato qualcosa. Il mister mi insegna tanto: parliamo spesso, abbiamo un confronto diretto e con lui posso parlare di qualsiasi cosa». Se lo immagina in una big tra qualche anno? «Me lo auguro per lui, penso che abbia tutto per meritare il salto. Col tempo e i risultati secondo me dimostrerà il suo valore».
