Cairo tra ricavi e perdite: la vendita del Toro sarà la vera plusvalenza

Spesso nel mercato sono stati venduti a molto calciatori acquistati con poco: lo stesso accadrebbe con un passaggio di proprietà

«Nel Toro ho messo 72 milioni di tasca mia. Quando sono arrivato ho aumentato il capitale sociale a 10 milioni». Una frase, questa, che più volte Urbano Cairo ha ripetuto negli scorsi mesi provando così a sottolineare il suo impegno, anche in termini economici, nella società granata, ma anche rispondendo alle critiche per la gestione della società. Facendo due calcoli e arrotondando, i versamenti del presidente nelle casse granata da quando nel 2005 prese il Toro arrivano oggi a circa 80 milioni (in attesa che venga reso pubblico il bilancio del 2025). Le quote dell’avvocato Marengo e soci, che con il loro intervento permisero alla società granata di ripartire dalla Serie B dopo il fallimento, costarono a Cairo circa 10.000 euro: una cifra ben diversa da quelle che oggi (ma anche all’epoca) servono per acquistare un qualsiasi club di Serie B. Pochi mesi più tardi il presidente staccò invece un assegno da 1 milione e 411 mila euro per l’acquisto del marchio e dei cimeli che erano finiti all’asta al tribunale fallimentare.

Bilanci Torino: ricavi, perdite e confronto con gli investimenti

Tornando a quegli 80 milioni che in questi 21 anni Cairo ha versato nelle casse granata per far quadrare i conti (facendo una media, circa 4 milioni all’anno) si tratta comunque di una cifra lontanissima da quella per esempio fatturata dal 2005 a oggi dal suo Toro: 1 miliardo e 370 milioni circa, anche se con un risultato netto negativo di 87 milioni. Ma si tratta anche di una cifra lontanissima da quella che, nei prossimi mesi, lo stesso presidente potrebbe incassare, con tanto di interessi, se dovesse andare in porto la cessione della società. Da qualche mese a questa parte, il patron sta pensando sempre di più all’ipotesi di farsi di cedere la società.

Lo ha spiegato anche lui stesso. «Se dovesse arrivare qualcuno più bravo e più ricco di me sarei pronto a farmi da parte», ha ripetuto più volte tra lo scetticismo però di una tifoseria che, in buona parte, ha smesso di credere al proprio presidente. Sono in molti coloro che quelle frasi le hanno lette come un tentativo di alleggerire la contestazione ai suoi danni che si sta facendo sempre più pressante. Eppure qualcosa ha iniziato a muoversi, in questo senso vanno per esempio interpretati gli incontri con Marco Fassone di cui abbiamo raccontato la scorsa settimana. L’ex dirigente di Juventus, Milan, Inter e Napoli, ma anche del Toro ai tempi di Cimminelli, svolge da tempo il ruolo di intermediario nella compravendita di varie società in giro per il mondo, sfruttando anche i contatti che ha tra l’Europa, il Nord America e il Medio Oriente. E ora Fassone, con cui Cairo è in ottimi rapporti, si sta muovendo anche per il futuro del Toro.

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Cessione Torino: valutazioni, investitori e ruolo di Lloyds Bank

Il dossier riguardante la società granata, con tanto di conti e bilanci, è arrivato sia negli Stati Uniti che a Londra, con anche un colosso come Lloyds Bank che si sarebbe detto disposto a svolgere il ruolo di garante nell’eventuale operazione che porterebbe all’acquisizione della società da parte di investitori che si sarebbero detti interessati al Toro. Ma è ancora presto per parlare di una vera e propria trattativa, anche se hanno iniziato a circolare voci riguardo alle prime valutazioni economiche dell’operazione: 200 milioni circa. Un’offerta non è stata però ancora presentata, ma dovrebbe arrivare sulla scrivania di Cairo entro un paio di mesi.

Se saranno effettivamente 200 i milioni offerti o se saranno di meno (140 o 160) lo si vedrà quindi più avanti, quel che appare invece certo è che comunque la somma che potrà convincere il patron a passare la mano dovrà essere ben superiore a quell’ottantina di milioni che in questi anni ha versato.

Plusvalenze Torino: strategia di mercato e possibile svolta

Da quando il Toro è tornato in Serie A nel 2012, le varie sessioni di mercato sono state caratterizzate dalla ricerca di plusvalenze importanti con cui finanziare poi il mercato in entrate: le cessioni dei vari Cerci, Immobile, Darmian, Zappacosta, fino ai più recenti Bremer, Buongiorno, Ricci e Milinkovic Savic (ma l’elenco sarebbe molto più lungo) sono esempi di giocatori acquistati a poco e venduti a molto (e i soldi incassati dalle loro cessioni spesso sono stati reinvestiti solo in parte o malamente). La plusvalenza più importanti dell’era Cairo potrebbe però essere la prossima: proprio la cessione del Toro che prese a poco nel 2005 e con cui è cresciuto sempre più a livello imprenditoriale.

 

 

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«Nel Toro ho messo 72 milioni di tasca mia. Quando sono arrivato ho aumentato il capitale sociale a 10 milioni». Una frase, questa, che più volte Urbano Cairo ha ripetuto negli scorsi mesi provando così a sottolineare il suo impegno, anche in termini economici, nella società granata, ma anche rispondendo alle critiche per la gestione della società. Facendo due calcoli e arrotondando, i versamenti del presidente nelle casse granata da quando nel 2005 prese il Toro arrivano oggi a circa 80 milioni (in attesa che venga reso pubblico il bilancio del 2025). Le quote dell’avvocato Marengo e soci, che con il loro intervento permisero alla società granata di ripartire dalla Serie B dopo il fallimento, costarono a Cairo circa 10.000 euro: una cifra ben diversa da quelle che oggi (ma anche all’epoca) servono per acquistare un qualsiasi club di Serie B. Pochi mesi più tardi il presidente staccò invece un assegno da 1 milione e 411 mila euro per l’acquisto del marchio e dei cimeli che erano finiti all’asta al tribunale fallimentare.

Bilanci Torino: ricavi, perdite e confronto con gli investimenti

Tornando a quegli 80 milioni che in questi 21 anni Cairo ha versato nelle casse granata per far quadrare i conti (facendo una media, circa 4 milioni all’anno) si tratta comunque di una cifra lontanissima da quella per esempio fatturata dal 2005 a oggi dal suo Toro: 1 miliardo e 370 milioni circa, anche se con un risultato netto negativo di 87 milioni. Ma si tratta anche di una cifra lontanissima da quella che, nei prossimi mesi, lo stesso presidente potrebbe incassare, con tanto di interessi, se dovesse andare in porto la cessione della società. Da qualche mese a questa parte, il patron sta pensando sempre di più all’ipotesi di farsi di cedere la società.

Lo ha spiegato anche lui stesso. «Se dovesse arrivare qualcuno più bravo e più ricco di me sarei pronto a farmi da parte», ha ripetuto più volte tra lo scetticismo però di una tifoseria che, in buona parte, ha smesso di credere al proprio presidente. Sono in molti coloro che quelle frasi le hanno lette come un tentativo di alleggerire la contestazione ai suoi danni che si sta facendo sempre più pressante. Eppure qualcosa ha iniziato a muoversi, in questo senso vanno per esempio interpretati gli incontri con Marco Fassone di cui abbiamo raccontato la scorsa settimana. L’ex dirigente di Juventus, Milan, Inter e Napoli, ma anche del Toro ai tempi di Cimminelli, svolge da tempo il ruolo di intermediario nella compravendita di varie società in giro per il mondo, sfruttando anche i contatti che ha tra l’Europa, il Nord America e il Medio Oriente. E ora Fassone, con cui Cairo è in ottimi rapporti, si sta muovendo anche per il futuro del Toro.

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