A quale prezzo?
Fin qui stiamo parlando della possibile valutazione del club. Ma il prezzo? Quale potrebbe essere un prezzo realistico, se diamo per buono il raggio d’azione economico fin qui delineato? Impossibile sancirlo qui, ovviamente: è il frutto, secondo le leggi del mercato, di una trattativa (lunga e complessa: è facile immaginarlo) condizionata dall’entità dell’offerta o delle offerte e della richiesta, nonché dalla potenza e dalle motivazioni del candidato acquirente e dalle esigenze/desideri del venditore. Detto questo, attribuendo al Torino un valore simbolico, X (che sia 200 milioni, 250 milioni o una terza cifra), ci si può domandare quali debiti possano ridurre il valore del club, inevitabilmente, facendo emergere un prezzo di vendita. Balliamo tra ipotesi il più possibile realistiche, considerando i valori medi e le abitudini nella compravendita di società di calcio. Dobbiamo partire, doverosamente, dall’analisi dell’ultimo bilancio ufficiale, diffuso dal Torino ad aprile e relativo all’anno solare 2025 (quindi chiuso al 31 dicembre scorso). Il bilancio si era chiuso con una perdita di 13,1 milioni (nel 2024, invece, si era chiuso in attivo per 10,4 milioni grazie innanzi tutto alle rilevanti plusvalenze prodotte dalla vendita di Buongiorno e Bellanova). L’ultimo rendiconto finanziario del Torino ha portato alla luce un aumento dei debiti totali, passati in 12 mesi da 129,9 milioni a 160,5 milioni, tra quelli a 12 mesi e quelli con scadenza pluriennale. Solitamente dal valore X di un’azienda quale può essere una società di calcio (l’enterprise value: il valore aziendale, che riflette il valore di mercato di un’azienda e le richieste del proprietario o degli azionisti) si detrae l’entità dei debiti finanziari (con le banche) per arrivare all’indicazione di un prezzo netto da pagare/incassare in sede di compravendita. I debiti finanziari, sì, e non quelli operativi sui 12 mesi, che oltretutto possono essere controbilanciati dai crediti (in tutto o in parte).
