Kimi Antonelli aveva 289 giorni quando Lewis Hamilton vinceva la sua prima gara nel 2007 in Canada. Diciannove anni dopo è il primo ad abbracciare la rock star della F1 che a Barcellona riesce a vincere la prima in Rosso. Nel giorno del primo “zero” della sua straordinaria stagione che riaccende i sogni rossi, è come se il teenager bolognese restituisse al suo maestro-mentore-modello il testimone. Per giocarselo, in una partita che a inizio stagione pareva (tristemente per i tifosi Ferrari) impensabile, un anno fa (quando Sir Lewis dubitava di sé stesso come pilota) inimmaginabile. Sarà comunque bellissimo. E molto tricolore, italiano. Come l’inno che risuona per la sesta volta consecutiva. Ora per la squadra, non il pilota. Quella rossa, quella più amata. Quella che proprio per l’immagine e il suono dei meccanici urlanti “Lewis Lewis” e “L’Italia s’è desta” fa inumidire gli occhi ad Hamilton fino alle lacrime, asciugate con l’asciugamano bianco stavolta non rubato al vincitore da Kim Kardashian come a Montecarlo. La fidanzata altrettanto famosa che non c’è e che il vecchio campione videochiama col durag da rapper a fasciare la lunga chioma riccioluta: «Vorrei che fossi qui». Amore, passione.
Lewis sogna
Wish you were here. Il capolavoro dei Pink Floyd dopo quello in pista in stile Hammer Time. Martello. Roba che non si vedeva da quasi due anni. 28 luglio 2024 a Spa, l’ultima vittoria di Hamilton con la Mercedes per la squalifica dopo le verifiche (peso irregolare) dell’allora compagno George Russell, demolito ieri perché lui e la Ferrari sono stati più forti in tutto: guida, strategia, determinazione, fortuna. Più o meno la stessa astinenza della Ferrari, che non vinceva dal Messico 2024, con Carlos Sainz. L’ultima volta che Lewis aveva visto sventolarsi in faccia la bandiera a scacchi era stata ancora due gare prima, in Canada. Adesso il vessillo è nelle mani di Novak Djokovic. Un altro segno del momento storico. Il GOAT del tennis che non molla e quello della F1 che ancora vince. Per la 106ª volta, se non la più importante sicuramente «la più speciale, unica» per sue stessa definizione. E sogna. A 41 anni (7° vincitore più anziano della storia, due in meno di Jack Brabham in Sudafrica nel 1970), diventando il 41° vincitore della storia Ferrari, sulla stessa pista, trent’anni fa della prima in rosso di Michael Schumacher che Hamilton ambisce a superare definitivamente con l’ottavo titolo, il suo primo in Rosso dopo quello strappato con le McLaren a Felipe Massa nel 2008 e i sei in sette anni con la Mercedes.
Sogno mai così lontano da troppo tempo (le ultime stagioni in Mercedes, diciamolo: tutta l’era delle auto ad effetto suolo mai amate) e soprattutto da quando ha vestito il colore che da bambino ammirava. E del quale per anni, una vita sportiva, s’è domandato che effetto avrebbe fatto vestirsi. E vincerci. Al punto che l’unico cruccio di una giornata monumento è non avere l’abitacolo tutto rosso, perché la SF-26 nata bene e ancor meglio sviluppata per limitare l’enorme gap di motore dalle Frecce d’Argento cinge il pilota di bianco. Come ai tempi di Gilles Villeneuve.
"Forza Ferrari!"
Storia, emozioni sì. Quelle che travolgono Lewis fin da quando scende dalla macchina dopo aver urlato via radio in italiano «Grazie a tutti» e «Forza Ferrari». Roba da togliergli il respiro. Deve inginocchiarsi Hamilton, raccogliersi in sé stesso. Come ha fatto quest’inverno. Per rilanciarsi insieme alla nuova Ferrari frutto anche delle sue richieste (ecco, magari s’è pentito pure lui di aver parlato di dossier), a partire dall’ingegnere personale, trovando il suo Bono italiano in quel Carlo Santi che lo guida alla perfezione proprio nel momento della gara (dopo una partenza che ha congelato le posizioni e un tentativo di undercut che pressa le Mercedes) in cui serviva l’Hammer Time. E quello è stato. Con la vittoria diventata certezza con il colpo di fortuna della Virtual Safety Car per il ko in pista di Alonso (Fernando non ne sarà contento) che gli concede un pit-stop gratuito.
Peccato che alla festa in una torrida Barcellona non partecipi ancora Charles Leclerc, appiedato dal servosterzo all’ultimo, nello stesso giro (62° di 66) in cui la batteria (il tallone d’Achille della Mercedes) tradisce Antonelli. Zero Kimi, venticinque Lewis, il che significa -41 in classifica. Il numero del giorno per Hamilton, già. 41 anni, 41° vincitore in Ferrari, 41 punti da recuperare. Con slancio. Con la squadra in mano. E con un pezzo di nuovo grande d’Italia dietro. Contro l’altro, quello che ora tifa per Kimi Antonelli. Il vecchio, il bambino e la Rossa. Già il titolo ha il sapore di kolossal.
