"Brignone ha gareggiato per sé stessa"
La testa fa la differenza. «Sì, qui tutti sanno sciare bene. Quello che cambia è altro. La sera prima della gara il tecnico Feltrin alle ragazze ha detto: ci sono tre cose che contano; la prima è l’atteggiamento, la seconda è l’atteggiamento, la terza è l’atteggiamento». Fede ha vinto con tattica e intelligenza, l’approccio contrario di Vonn e Goggia: forse il risultato non è casuale. «Vonn ha gareggiato per una ricompensa personale, motivazioni diciamo estrinseche. Sofi ha gareggiato contro un’avversaria. Federica invece ha gareggiato per sé stessa». Cercare sempre il limite e superarlo non paga. «Vero. Se tu hai un punto di forza ma lo porti all’estremo diventa un punto di debolezza. Qualsiasi qualità la puoi usare in modo evoluto o involuto. Spingere tanto va bene, ma se diventa fine a sé stesso e senza cognizione diventa una modalità sbagliata di affrontare la gara». Quindi a Sofia cosa si sentirebbe di dire? «Quello che le ho detto: che è fantastica e che ha subito una nuova occasione in gigante e che può farcela. Nella sua natura a volte c’è l’andare oltre, lo sa lei per prima».
Il filo comune
C’è un filo che accomuna Brignone, Lollobrigida e Fontana? «Sono situazioni diverse, ma certamente tre storie extra-ordinarie. Quello che le accomuna non è l’essere resilienti, come molti hanno sottolineato. Tutte e tre si sono mostrate tecnicamente fragili. È la condizione per trasformare un limite in un’opportunità, un problema in un obiettivo di livello superiore. Come Franzoni, che s’è trovato suo malgrado a togliere tutto quello che non serviva pensando al suo amico che non c’è più. La morte di Franzoso è stato il suo clic». E ieri Moioli: dall’ospedale al bronzo in due giorni... «Queste sono proprio le Olimpiadi che se hai avuto un problema, più hai probabilità di vincere una medaglia. E più è grave il problema, più è probabile. Dovremmo studiare queste campionesse». L’altra faccia della medaglia è il flop di Vinatzer nella combinata. «Alex in buona fede e per fare di più, non ha seguito quello che avevamo individuato come necessario a inizio stagione».
Disciplina mentale
Ovvero? «Intervistando campioni, tutti ci hanno detto che nell’anno olimpico hanno tolto tutto quello che è inutile, a partire dalla pressione. Alex aggiunge. Tecnico personale, mental coach personale... Cose in più. Gli vogliamo bene e può vincere gigante o slalom. Se lo farà è perché toglierà». Less is more: può spiegare cosa vuol dire? «Dal rumore alla direzione. Lo chiamiamo gavakersi. Quando aggiungi è normale che nella tua mente ci sia rumore, non armonia. Se tu ascolti dieci allenatori devi decidere uno o al massimo due da seguire, togliere delle voci. Così nella preparazione atletica. Se interpelli dieci persone, ti diranno dieci cose diverse. Se togli il rumore vedi meglio la direzione da seguire». Brignone ripete: vivo qui e ora. «Lo si può allenare con la disciplina mentale. Ipnosi, meditazione, mindfullness connettono il corpo con la mente. In questo Fede è campionessa del mondo, come Goggia e Bassino. Il vero allenamento è fare queste pratiche e poi provare a fare il contrario. Cercare di staccarsi dalla connessione con sé stessi per riuscire a riprenderla il prima possibile. È come andare a fare pali quando nevica e non si vede nulla».
