Pagina 2 | Lo psicologo di Fisi, Juve e Federvolley: "Brignone, Fontana, Lollobrigida: sono gli ori della mente”

INVIATO A CORTINA - Nella mente delle donne che trasformano le difficoltà in oro. Fonti di ispirazione per chi crede di non potercela fare. Specie i giovani, in questo mondo che rotola verso il disastro, la mancanza di speranza. Federica Brignone, Arianna Fontana, Francesca Lollobrigida. Tre storie diverse. Il miracolo dell’oro in superG dieci mesi dopo un infortunio che avrebbe fatto smettere di sciare chiunque. La straordinarietà dell’highlander che vince battaglie su battaglie abbattendo nemici, generazione dopo generazione. La meraviglia di una mamma che supera i limiti culturali e demolisce anche gli haters. Con la testa, la chiave. Ce lo spiega Beppe Vercelli, responsabile dell’Area Psicologica di Juventus, Federsci e Federvolley, dieci Olimpiadi come psicologo del Coni e giovedì al cancelletto di partenza con Federica. Professor Vercelli, ci racconta cosa c’è dietro l’oro di Brignone? «Prima della gara era leggermente tesa, ma della giusta tensione. Aveva voglia. Che poteva farcela l’ha e l’abbiamo capito il giorno prima, quando ha fatto due giri di gigante pazzeschi. Veniva dal momento di difficoltà di martedì, quando è andata ad allenarsi a Pozza ma non è riuscita neppure a mettere gli scarponi per il male. Per superarlo abbiamo lavorato, anche con l’ipnosi».

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Le parole di Vercelli

Molti alla parola si irrigidiscono. «Vero, anche tra colleghi psicologi. Non sanno di cosa si tratta. In realtà è un stato del quale per fortuna la natura ci ha dotato. Aumenta la connessione corpo-mente, potenzia la capacità di introspezione e guarigione. In pratica è uno stato di coscienza in cui se sai fare una cosa, riesci a farla meglio». L’avete usata per gestire il dolore? «Sì, è una tecnica che viene sfruttata anche in ambito clinico. Trasforma il dolore in una sensazione. Fede dal punto di vista della prestazione aveva già tutto quello che serviva, ma per performare aveva bisogno di non farsi condizionare dal dolore». Come c’è riuscita? «Allenandosi mentalmente. Ogni movimento è anticipato da un’immagine mentale, bisognava sostituire quelle bloccate dall’incidente con quelle che le appartengono da sempre. Con lei funziona perché è predisposta. Pratica meditazione da tanto tempo».

"La voglia pazzesca di andare contro"

Come si fa a “immaginare” di gareggiare alle Olimpiadi quando i medici ti dicono che potresti non camminare più normalmente? «Io avevo la passione per il parapendio. Ho avuto un brutto incidente. Lo ricordo come l’esperienza più importante della mia vita. Ti nasce dentro la voglia pazzesca di andare contro anche al parere dei medici, di dimostrargli il contrario. Fede l’ha fatto. Ma ne ero sicuro». Come fa a dirlo? «Le racconto un retroscena. Il giorno prima, mentre sul pullmino salivamo in pista per capire se sarebbe riuscita a gareggiare, le ho detto: Fede, hai fatto una vita bellissima, hai incontrato in sacco di persone anche famose, hai visto posti meravigliosi... Lei mi ha guardato e risposto: sì, ma tutto questo non ha senso a me interessa solo vincere. Era sincera, pura. Ci siamo guardati e abbiamo sorriso. Era pronta». 

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"Brignone ha gareggiato per sé stessa"

La testa fa la differenza. «Sì, qui tutti sanno sciare bene. Quello che cambia è altro. La sera prima della gara il tecnico Feltrin alle ragazze ha detto: ci sono tre cose che contano; la prima è l’atteggiamento, la seconda è l’atteggiamento, la terza è l’atteggiamento». Fede ha vinto con tattica e intelligenza, l’approccio contrario di Vonn e Goggia: forse il risultato non è casuale. «Vonn ha gareggiato per una ricompensa personale, motivazioni diciamo estrinseche. Sofi ha gareggiato contro un’avversaria. Federica invece ha gareggiato per sé stessa». Cercare sempre il limite e superarlo non paga. «Vero. Se tu hai un punto di forza ma lo porti all’estremo diventa un punto di debolezza. Qualsiasi qualità la puoi usare in modo evoluto o involuto. Spingere tanto va bene, ma se diventa fine a sé stesso e senza cognizione diventa una modalità sbagliata di affrontare la gara». Quindi a Sofia cosa si sentirebbe di dire? «Quello che le ho detto: che è fantastica e che ha subito una nuova occasione in gigante e che può farcela. Nella sua natura a volte c’è l’andare oltre, lo sa lei per prima». 

Il filo comune

C’è un filo che accomuna Brignone, Lollobrigida e Fontana? «Sono situazioni diverse, ma certamente tre storie extra-ordinarie. Quello che le accomuna non è l’essere resilienti, come molti hanno sottolineato. Tutte e tre si sono mostrate tecnicamente fragili. È la condizione per trasformare un limite in un’opportunità, un problema in un obiettivo di livello superiore. Come Franzoni, che s’è trovato suo malgrado a togliere tutto quello che non serviva pensando al suo amico che non c’è più. La morte di Franzoso è stato il suo clic». E ieri Moioli: dall’ospedale al bronzo in due giorni... «Queste sono proprio le Olimpiadi che se hai avuto un problema, più hai probabilità di vincere una medaglia. E più è grave il problema, più è probabile. Dovremmo studiare queste campionesse». L’altra faccia della medaglia è il flop di Vinatzer nella combinata. «Alex in buona fede e per fare di più, non ha seguito quello che avevamo individuato come necessario a inizio stagione».

Disciplina mentale

Ovvero? «Intervistando campioni, tutti ci hanno detto che nell’anno olimpico hanno tolto tutto quello che è inutile, a partire dalla pressione. Alex aggiunge. Tecnico personale, mental coach personale... Cose in più. Gli vogliamo bene e può vincere gigante o slalom. Se lo farà è perché toglierà». Less is more: può spiegare cosa vuol dire? «Dal rumore alla direzione. Lo chiamiamo gavakersi. Quando aggiungi è normale che nella tua mente ci sia rumore, non armonia. Se tu ascolti dieci allenatori devi decidere uno o al massimo due da seguire, togliere delle voci. Così nella preparazione atletica. Se interpelli dieci persone, ti diranno dieci cose diverse. Se togli il rumore vedi meglio la direzione da seguire». Brignone ripete: vivo qui e ora. «Lo si può allenare con la disciplina mentale. Ipnosi, meditazione, mindfullness connettono il corpo con la mente. In questo Fede è campionessa del mondo, come Goggia e Bassino. Il vero allenamento è fare queste pratiche e poi provare a fare il contrario. Cercare di staccarsi dalla connessione con sé stessi per riuscire a riprenderla il prima possibile. È come andare a fare pali quando nevica e non si vede nulla».  

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La sincera passione

La Federica che si diceva di far schifo ha fatto posto alla donna sicura di sé. Questione d’età? «È dovuto all’ingresso del fratello Davide in squadra. Alle Olimpiadi di PyeongChang ero in camera con lui, fuori dall’albergo della squadra, isolati. Era a mala pena accettato. È stata lei che l’ha imposto perché si fida ciecamente di lui. Una scelta. Scegliere fa crescere. E i risultati sono arrivati perché Davide è straordinario, ha delle idee che vanno oltre la tecnica». Brignone, Fontana e Lollobrigida hanno 35 anni: c’è qualcos’altro oltre a metodologie di allenamento. «Certamente. Vito Mancuso, a chi gli chiedeva come si potesse togliere i telefonini ai ragazzi, ha dato una risposta geniale: solo una grande passione può sovrastare una passione. Io credo che la sincera passione per il loro sport, il fuoco che queste ragazze hanno sovrasta qualsiasi altra cosa». 

 

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"Brignone ha gareggiato per sé stessa"

La testa fa la differenza. «Sì, qui tutti sanno sciare bene. Quello che cambia è altro. La sera prima della gara il tecnico Feltrin alle ragazze ha detto: ci sono tre cose che contano; la prima è l’atteggiamento, la seconda è l’atteggiamento, la terza è l’atteggiamento». Fede ha vinto con tattica e intelligenza, l’approccio contrario di Vonn e Goggia: forse il risultato non è casuale. «Vonn ha gareggiato per una ricompensa personale, motivazioni diciamo estrinseche. Sofi ha gareggiato contro un’avversaria. Federica invece ha gareggiato per sé stessa». Cercare sempre il limite e superarlo non paga. «Vero. Se tu hai un punto di forza ma lo porti all’estremo diventa un punto di debolezza. Qualsiasi qualità la puoi usare in modo evoluto o involuto. Spingere tanto va bene, ma se diventa fine a sé stesso e senza cognizione diventa una modalità sbagliata di affrontare la gara». Quindi a Sofia cosa si sentirebbe di dire? «Quello che le ho detto: che è fantastica e che ha subito una nuova occasione in gigante e che può farcela. Nella sua natura a volte c’è l’andare oltre, lo sa lei per prima». 

Il filo comune

C’è un filo che accomuna Brignone, Lollobrigida e Fontana? «Sono situazioni diverse, ma certamente tre storie extra-ordinarie. Quello che le accomuna non è l’essere resilienti, come molti hanno sottolineato. Tutte e tre si sono mostrate tecnicamente fragili. È la condizione per trasformare un limite in un’opportunità, un problema in un obiettivo di livello superiore. Come Franzoni, che s’è trovato suo malgrado a togliere tutto quello che non serviva pensando al suo amico che non c’è più. La morte di Franzoso è stato il suo clic». E ieri Moioli: dall’ospedale al bronzo in due giorni... «Queste sono proprio le Olimpiadi che se hai avuto un problema, più hai probabilità di vincere una medaglia. E più è grave il problema, più è probabile. Dovremmo studiare queste campionesse». L’altra faccia della medaglia è il flop di Vinatzer nella combinata. «Alex in buona fede e per fare di più, non ha seguito quello che avevamo individuato come necessario a inizio stagione».

Disciplina mentale

Ovvero? «Intervistando campioni, tutti ci hanno detto che nell’anno olimpico hanno tolto tutto quello che è inutile, a partire dalla pressione. Alex aggiunge. Tecnico personale, mental coach personale... Cose in più. Gli vogliamo bene e può vincere gigante o slalom. Se lo farà è perché toglierà». Less is more: può spiegare cosa vuol dire? «Dal rumore alla direzione. Lo chiamiamo gavakersi. Quando aggiungi è normale che nella tua mente ci sia rumore, non armonia. Se tu ascolti dieci allenatori devi decidere uno o al massimo due da seguire, togliere delle voci. Così nella preparazione atletica. Se interpelli dieci persone, ti diranno dieci cose diverse. Se togli il rumore vedi meglio la direzione da seguire». Brignone ripete: vivo qui e ora. «Lo si può allenare con la disciplina mentale. Ipnosi, meditazione, mindfullness connettono il corpo con la mente. In questo Fede è campionessa del mondo, come Goggia e Bassino. Il vero allenamento è fare queste pratiche e poi provare a fare il contrario. Cercare di staccarsi dalla connessione con sé stessi per riuscire a riprenderla il prima possibile. È come andare a fare pali quando nevica e non si vede nulla».  

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