Imbarazzo Kyrgios, ancora veleno su Sinner: il complottista torna alla carica   

Le gravi parole dell’australiano e la provocazione di Wawrinka: Jannik sfida altri attacchi
Imbarazzo Kyrgios, ancora veleno su Sinner: il complottista torna alla carica
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Mentre Jannik Sinner ha confermato di avere qualità tecniche e mentali da numero 1 del mondo certificato, arrivando dopo tre mesi di stop agonistico forzato in finale a Roma e lasciandosi alle spalle il caso Clostebol, chi non si dà pace, cadendo sempre più nel ridicolo, è Nick Kyrgios. Peccato sprecare ancora parole e forze pure psicologiche, che non ha mai avuto in abbondanza, per tornare ad attaccare in modo scomposto Jannik addossandogli colpe che ormai è stato ampiamente dimostrato non avere.

 

L'ultimo attacco di Kyrgios

Il nuovo affondo lo ha portato in un podcast registrato prima della finale al Foro: «È il numero 1 al mondo, è come se fosse Jokic nell’Nba - dice Kyrgios con riferimento a Sinner - Davvero pensate che non lo sapesse?». Si stava parlando, ovvio, del Clostebol. «Paghi il fisioterapista centinaia di migliaia di dollari e lui porta, chessò, un bisturi nella sua borsa senza nulla intorno? Senza custodia? Starà lì a penzoloni? Si taglierà un dito, spalmerà della crema da massaggio su un taglio? Questi tizi sono dannatamente diligenti. Non bevono nemmeno un sorso di alcol, e si comporterebbero come se non sapessero? Pensate che un numero possa essere così ingenuo? Dai. E poi pensi che sia solo una coincidenza che il Ceo dell’Atp, un italiano (Massimo Calvelli, ndr) si sia dimesso improvvisamente proprio ora…?». Certo qualcuno dovrebbe intervenire: perché se è vero che la libertà di parola fortunatamente esiste e deve essere esercitata sempre, lo è altrettanto il fatto che quando c’è un’evidenza di innocenza deve poi salire in cattedra la ragione, anche degli scettici e dei complottisti come l’australiano.

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Wawrinka provoca, Sinner pensa al nuovo coach

Un altro poco “tenero” nei confronti dell’azzurro è da tempo anche Stan Wawrinka che parlando questa volta solo di tennis giocato ha collocato Jannik al 10° posto, alle sue spalle, in una speciale classifica “all time” scritta di sua sponte. In testa c’è Djokovic, con tanto di sgarbo anche al suo amico e connazionale Federer, messo al 2° posto. Sinner, va da sé, se ne farà una ragione anche perché il focus è arrivare al massimo della forma al Roland Garros, lavorando sulla rifinitura e sui dettagli dopo le belle risposte avute sul campo a Roma. Sul tema si è espresso su Instagram anche il suo super coach Cahill: «Complimenti Jan. Superare le aspettative è diventata la tua norma, che è ben al di là della normalità. Ora Parigi». E proprio l’eredità di Cahill, che a fine stagione lascerà l’attività di tecnico, diventa verso sera l’indiscrezione di giornata. Secondo Tennis Bolshe, media russo che già aveva anticipato Safin al fianco di Rublev e Marc Lopez per Jasmine Paolini, il super coach destinato a sostituire l’australiano è Carlos Moya, numero 1 al mondo nel 1999 (re di Parigi nel ‘98) e, da coach, nel team Nadal: prima al fianco dello zio Toni poi come allenatore-capo. L’ex campione spagnolo, pure lui maiorchino, ebbe risalto nelle cronache tennistiche anche per una relazione con Flavia Pennetta, oggi moglie di Fognini.

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Gli italiani al Roland Garros

Al Roland Garros, intanto, sono iniziate le qualificazioni. Ben 8 gli azzurri impegnati a cercare un posto tra i big, 5 in campo maschile e 3 nel femminile. Il bilancio è positivo: 4 vittorie e una sconfitta, di Fognini contro l’americano De Alboran. Promossi al 2° turno Arnaboldi, Zeppieri, Gigante e Napolitano. Di spessore tecnico il successo di Arnaboldi sul cinese di Taipei, Tseng, n. 4 delle qualificazioni, maturato in tre set. Tre frazioni sono occorse anche al biellese Napolitano, in gioco con la classifica protetta, per battere l’americano Colton Smith, n° 162 Atp, come pure a Gigante per superare lo svizzero Kym. In due invece il mancino romano Zeppieri ha stoppato il britannico Choinski. Bottino pieno tra le donne. Sara Errani ha conquistato il passaggio di turno più significativo battendo la tedesca Niemeier (n. 19 nelle ‘quali’) dopo aver ceduto a zero il 1° set. Promosse anche Nuria Brancaccio e Lucrezia Stefanini: battute l’olandese Hartono e la francese Leonard.  

 

 

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Mentre Jannik Sinner ha confermato di avere qualità tecniche e mentali da numero 1 del mondo certificato, arrivando dopo tre mesi di stop agonistico forzato in finale a Roma e lasciandosi alle spalle il caso Clostebol, chi non si dà pace, cadendo sempre più nel ridicolo, è Nick Kyrgios. Peccato sprecare ancora parole e forze pure psicologiche, che non ha mai avuto in abbondanza, per tornare ad attaccare in modo scomposto Jannik addossandogli colpe che ormai è stato ampiamente dimostrato non avere.

 

L'ultimo attacco di Kyrgios

Il nuovo affondo lo ha portato in un podcast registrato prima della finale al Foro: «È il numero 1 al mondo, è come se fosse Jokic nell’Nba - dice Kyrgios con riferimento a Sinner - Davvero pensate che non lo sapesse?». Si stava parlando, ovvio, del Clostebol. «Paghi il fisioterapista centinaia di migliaia di dollari e lui porta, chessò, un bisturi nella sua borsa senza nulla intorno? Senza custodia? Starà lì a penzoloni? Si taglierà un dito, spalmerà della crema da massaggio su un taglio? Questi tizi sono dannatamente diligenti. Non bevono nemmeno un sorso di alcol, e si comporterebbero come se non sapessero? Pensate che un numero possa essere così ingenuo? Dai. E poi pensi che sia solo una coincidenza che il Ceo dell’Atp, un italiano (Massimo Calvelli, ndr) si sia dimesso improvvisamente proprio ora…?». Certo qualcuno dovrebbe intervenire: perché se è vero che la libertà di parola fortunatamente esiste e deve essere esercitata sempre, lo è altrettanto il fatto che quando c’è un’evidenza di innocenza deve poi salire in cattedra la ragione, anche degli scettici e dei complottisti come l’australiano.

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