Vacherot, una favola di famiglia: a Shanghai sorride Valentin, battuto il cugino Rinderknech

Dalle qualificazioni al trionfo. Poi la commozione sul palco Arthur: "Abbiamo vinto in due". Una sola volta contro 8 anni fa: "Questa volta è in finale: strabiliante". Best ranking per entrambi: Vacherot sale dal 204 al 40, Rinderknech n.28
Vacherot, una favola di famiglia: a Shanghai sorride Valentin, battuto il cugino Rinderknech© Getty Images

La porta di casa è spalancata, negli ultimi due giorni chiunque sia voluto entrare l’ha fatto senza bussare. La storia dei due cugini finalisti è rimasta nei confini familiari finché ha potuto, poi è diventata pubblica, si è ampliata di ricordi, anche di verdetti e sentenze. E di fastidiosi interessi per una famiglia allargata. Tra affari di famiglia e farsi i fatti degli altri il confine, capirete, è sottile assai, ma i Vacherot-Rinderknech non hanno impedito che fosse varcato. E ora che la settimana delle sorprese, “L’incroyable cousinade” è stato il titolo de L’Equipe, s’è conclusa con una nuova sorpresa - la vittoria di Valentin Vacherot, il meno esperto - ci sarà una nuova ripartenza per tutti, ma su basi migliori. È giorno di festa in famiglia, si accettano le conseguenze e si fa spallucce alle esagerazioni, fanno parte del gioco, non si dice così?

La famiglia di Valentin

Due cugini in campo, il terzo, Benji Balleret, fa il coach di Valentin, ma nei giorni scorsi ha dato una mano anche ad Arthur, giunto a Shanghai solo con Hortense, sposata prima di partire per la Cina. E due mamme alla tivù, sorelle ed ex tenniste entrambe. Una, Nadine, si è sposata e risposata, ha avuto due figli con monsieur Balleret, Benjamin e Kelvine, e due con il secondo marito, Valentin e Peggy Vacherot. Vive a Monaco, insegna tennis. L’altra, Virginie, sposata Rinderknech, abita da non molto a Boulogne-Billancourt, che non è Parigi ma quasi. A due passi dal Roland Garros e a tre dallo stadio del Psg. Arthur è l’unico figlio maschio, poi ci sono Mathilde, Julie e Flore. Virginie ha giocato nel Tour da 208 Wta, il marito dirige un tennis club a Parigi. Vivono a 953 chilometri di distanza dai Vacherot, ma sanno essere una famiglia, hanno una chat comune «che da giorni rimbomba di complimenti degli amici». Non è un concetto difficile, quello di famiglia allargata: una normale famiglia di origini tennistiche composta da gente che si vuole bene anche fuori dal matrimonio. Completata oggi da Hortense Boscher, moglie di Arthur («Viviamo le pagine più belle della nostra vita», dice il tennista) e da Emily Snyder, compagna di Valentin, americana, laureata in comunicazione e pubblicità («Passeggiamo spesso mano nella mano lungo la spiaggia, è la cosa che ci piace di più», racconta Vacherot). 

Denton: "Arthur mi chiese di prendere il cugino"

Alla fine, tra i due sul palco con la lacrima appesa, il più provato è apparso Arthur. Battuto, emozionato e assediato dai crampi si è dovuto distendere, ma è sembrato quasi crollare e qualcuno ha pensato fosse svenuto, proprio mentre Valentin raccontava delle proprie emozioni e di una vittoria che non sente solo sua, ma condivide con il cugino appena sconfitto. Poi, rimessosi in piedi, è toccato ad Arthur prendere il microfono, ma non ce l’ha fatta, è scoppiato a piangere al primo ricordo della loro vita in comune alla ricerca di un posto nel tennis. Sono stati insieme nel campionato universitario statunitense, si sono incontrati la prima volta in un torneo Itf al quale Arthur era iscritto e Valentin ha partecipato solo per riempire il tabellone. «Fu curioso, una grande emozione. Ma nessuno poteva immaginare che il secondo confronto prendesse forma 8 anni dopo, in Cina, in una finale Masters 1000. Questo si è davvero strabiliante e fantastico».«Fu Arthur a chiedermi di prendere il cugino», ha raccontato Steve Denton, numero 12 nel 1983 e coach dei due alla Texas A&M University. «Poi, prima del suo ritorno in Francia mi fece giurare che lo avrei trattato con l’affetto che avevo avuto per lui»

© RIPRODUZIONE RISERVATATutte le news di Tennis

La 'nuova' vita di Vacherot e Rinderknech

Di buon cuore, Rinderknech, forse troppo. Sta qui, in parte, la spiegazione di una sconfitta che la classifica dava per impossibile. Una finale discreta, zeppa di errori, ma combattuta con l’anima. Meglio Arthur all’inizio, con il suo tennis uno-due di buona fattura. Vinto il primo, i suoi sforzi si sono però affievoliti, e Vacherot ha alzato il livello. Decisivi sul 3 pari del secondo i 5 game consecutivi ottenuti dal monegasco, utili a incamerare il set e portarsi avanti 2-0 nel terzo. Arthur ha cercato di tornare in corsa, ma i crampi si sono fatti sentire, e Vacherot ha chiuso in 2 ore e 14 minuti, con 13 punti in più del cugino. «Abbiamo vinto entrambi», ribadisce Rinderknech. L’aveva detto alla vigilia, ci crede ancora. Ha ragione… Ottengono tutti e due il nuovo best ranking, al n.40 Vacherot (era 204), al 28 Arthur (58) e Valentin raddoppia i guadagni dell’intera carriera. Rinderknech sarà testa di serie nei prossimi Slam, Vacherot vi entrerà senza dover passare le qualifiche. Comincia un’altra vita. La famiglia allargata si stringe premurosa ai due. Investire nel tennis, alla fine, non è stato sbagliato. 

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La porta di casa è spalancata, negli ultimi due giorni chiunque sia voluto entrare l’ha fatto senza bussare. La storia dei due cugini finalisti è rimasta nei confini familiari finché ha potuto, poi è diventata pubblica, si è ampliata di ricordi, anche di verdetti e sentenze. E di fastidiosi interessi per una famiglia allargata. Tra affari di famiglia e farsi i fatti degli altri il confine, capirete, è sottile assai, ma i Vacherot-Rinderknech non hanno impedito che fosse varcato. E ora che la settimana delle sorprese, “L’incroyable cousinade” è stato il titolo de L’Equipe, s’è conclusa con una nuova sorpresa - la vittoria di Valentin Vacherot, il meno esperto - ci sarà una nuova ripartenza per tutti, ma su basi migliori. È giorno di festa in famiglia, si accettano le conseguenze e si fa spallucce alle esagerazioni, fanno parte del gioco, non si dice così?

La famiglia di Valentin

Due cugini in campo, il terzo, Benji Balleret, fa il coach di Valentin, ma nei giorni scorsi ha dato una mano anche ad Arthur, giunto a Shanghai solo con Hortense, sposata prima di partire per la Cina. E due mamme alla tivù, sorelle ed ex tenniste entrambe. Una, Nadine, si è sposata e risposata, ha avuto due figli con monsieur Balleret, Benjamin e Kelvine, e due con il secondo marito, Valentin e Peggy Vacherot. Vive a Monaco, insegna tennis. L’altra, Virginie, sposata Rinderknech, abita da non molto a Boulogne-Billancourt, che non è Parigi ma quasi. A due passi dal Roland Garros e a tre dallo stadio del Psg. Arthur è l’unico figlio maschio, poi ci sono Mathilde, Julie e Flore. Virginie ha giocato nel Tour da 208 Wta, il marito dirige un tennis club a Parigi. Vivono a 953 chilometri di distanza dai Vacherot, ma sanno essere una famiglia, hanno una chat comune «che da giorni rimbomba di complimenti degli amici». Non è un concetto difficile, quello di famiglia allargata: una normale famiglia di origini tennistiche composta da gente che si vuole bene anche fuori dal matrimonio. Completata oggi da Hortense Boscher, moglie di Arthur («Viviamo le pagine più belle della nostra vita», dice il tennista) e da Emily Snyder, compagna di Valentin, americana, laureata in comunicazione e pubblicità («Passeggiamo spesso mano nella mano lungo la spiaggia, è la cosa che ci piace di più», racconta Vacherot). 

Denton: "Arthur mi chiese di prendere il cugino"

Alla fine, tra i due sul palco con la lacrima appesa, il più provato è apparso Arthur. Battuto, emozionato e assediato dai crampi si è dovuto distendere, ma è sembrato quasi crollare e qualcuno ha pensato fosse svenuto, proprio mentre Valentin raccontava delle proprie emozioni e di una vittoria che non sente solo sua, ma condivide con il cugino appena sconfitto. Poi, rimessosi in piedi, è toccato ad Arthur prendere il microfono, ma non ce l’ha fatta, è scoppiato a piangere al primo ricordo della loro vita in comune alla ricerca di un posto nel tennis. Sono stati insieme nel campionato universitario statunitense, si sono incontrati la prima volta in un torneo Itf al quale Arthur era iscritto e Valentin ha partecipato solo per riempire il tabellone. «Fu curioso, una grande emozione. Ma nessuno poteva immaginare che il secondo confronto prendesse forma 8 anni dopo, in Cina, in una finale Masters 1000. Questo si è davvero strabiliante e fantastico».«Fu Arthur a chiedermi di prendere il cugino», ha raccontato Steve Denton, numero 12 nel 1983 e coach dei due alla Texas A&M University. «Poi, prima del suo ritorno in Francia mi fece giurare che lo avrei trattato con l’affetto che avevo avuto per lui»

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