Simone Tartarini ha ancora nel corpo e nella mente, il giorno dopo, l’adrenalina accumulata nel corso del match vinto in modo rocambolesco dal suo giocatore, Lorenzo Musetti, contro Alex de Minaur: “Emozioni fortissime – esordisce – in un mese nel complesso molto pesante per i tanti impegni che si sono susseguiti. Volevamo fortemente la qualificazione alle Finals. A un certo punto sembrava fatta poi lo scenario è cambiato, con la sconfitta di Parigi, e siamo stati costretti ad andare ad Atene con l’obbligo di vincere. Veramente fino alla conclusione della finale non abbiamo saputo della rinuncia di Djokovic. Poi il volo, l’arrivo a Torino cercando di capire la nuova situazione. Rispetto al terreno di gioco del torneo greco questo è più rigido, lo slice è meno efficace e la palla rimbalza più alta”.
"Fritz, più demeriti di Musetti"
L’esordio con Fritz non è stato facile.“E’ stato bravissimo l’americano a prendere il tempo a Lorenzo. Ha servito benissimo e risposto ancora meglio. Maggiori i suoi meriti dei demeriti del mio giocatore e il risultato un po’ troppo severo”.
Poi è arrivata la magia del secondo match. Come l’ha vissuto dal box? “Ogni momento è stato intenso, inutile negarlo. Lorenzo è partito bene, poi De Minaur è salito di tono e ha tenuto con grande autorevolezza i suoi turni di servizio. Le fatiche si sono fatte sentire. Ricordiamo che Musetti arriva da 16 settimane quasi consecutive di tornei, con una pausa centrale di soli otto giorni per allenarsi. Sul 3-5 del terzo set gli abbiamo detto di continuare a stare lì e lui lo ha fatto. Sul 4-5 ha operato il contro break, nonostante l’avvio dell’australiano con un ace. Il resto è storia, con il passante finale e vincente quasi impossibile. Ha dimostrato di essere cresciuto sotto ogni punto di vista”.
