Un messaggio criptico, ma forse neanche troppo. La story Instagram pubblicata nelle scorse ore da Darren Cahill, supercoach di Jannik Sinner, ha fatto discutere e non poco sui social. D'altronde il destinatario del messaggio non è stato palesato, eppure tantissimi utenti hanno condiviso l'opinione sul fatto che il post fosse indirizzato a Novak Djokovic. D'altronde nelle scorse ore il tennista serbo non è stato tenerissimo nei confronti di Sinner, tornando sulla questione Clostebol.
Cahill, risposta a Djokovic su Sinner?
Cahill, in una story Instagram, ha ripubblicato un post di Sven Groeneveld, ex tennista olandese ed oggi coach. In questo post viene riportato un aforisma di Bill Bullard, che recita: "L'opinione è davvero la forma più bassa di conoscenza umana. Non richiede responsabilità, né comprensione. La forma più alta di conoscenza è l'empatia, perché ci impone di mettere da parte il nostro ego e vivere nel mondo di un altro...". Un concetto che sembra effettivamente potersi riferire alle parole di Djokovic nei confronti di Sinner.
Il serbo infatti, durante la sua intervista a 'Piers Morgan Uncensored', oltre ad aver sottolineato come "la questione doping è una nuvola che lo seguirà per l'intera carriera, così come quella del Covid seguirà me", ha rimarcato anche come non abbia apprezzato la gestione del caso relativo al tennista altoatesino. Il popolo del web è sicuro del fatto che il riferimento sia a Djokovic. C'è chi scrive: "La 'sottile' risposta di Cahill alle dichiarazioni 'lunari' di Djokovic, a proposito di Sinner e il caso Clostebol", chi dà per assodato che Cahill ce l'avesse col serbo, dibattendo (in maniera anche piuttosto animata) sulla scelta da parte del coach di condividere quel pensiero, trascendendo però spesso in una mera questione di tifo.
Le parole da Piers Morgan
Così Djokovic si è espresso da Piers Morgan sulla vicenda Sinner: "Se fosse stato il numero 500 al mondo sarebbe stato squalificato? Esatto, è questo il punto: sono rimasto colpito dalla mancanza di trasparenza, dall'incoerenza. La comodità di una sospensione tra gli Slam, così da non perdersi nulla... E' stato molto, molto strano. Perciò non mi piace proprio come sia stato gestito quel caso. Si sono sentiti tennisti e tenniste che avevano vissuto situazioni simili denunciare sui media come ci sia stato un trattamento di favore".
E ancora: "Voglio credere a Jannik: lo conosco da quando aveva 13 anni, abbiamo anche avuto lo stesso coach, cioè Riccardo Piatti. E' un ragazzo genuino, educato, e mi piace la sua mentalità. Io credo che non l'abbia fatto di proposito, ma ovviamente è responsabile. Le regole sono queste, e quindi quando capita una cosa simile sei responsabile. Perciò quando vedi che lui viene sospeso provvisoriamente per 3 mesi, mentre c'è chi viene squalificato per anni per qualcosa di molto simile o uguale, non è giusto".