Sinner vuole il sogno proibito del Tennis: Cahill resta per una cosa sola, l'impresa più grande

Il progetto finale di Jannik per il 2026 già prende forma: ecco come

La festa delle Finals aggiunge alla vittoria di Jannik Sinner colori e nuove parole, balli in amicizia e amici che ballano zuppi di champagne, gioie che lui non sa esprimere in campo, ma ci riesce benissimo nel ristretto ambito del sodalizio che lo accudisce e gli vuole bene. Il cartello dice che siamo giunti a “Sinner, comunità montana con vista sul mare, 11.500 punti di altezza in classifica, a 550 punti (per ora) dalla vetta Alcaraz, la più alta, gemellato con Adelaide (Cahill) e Ascoli Piceno (Vagnozzi)”. Guardi le foto e quasi sembra che Jannik ti porti in giro per il “suo” paesino, «dove siamo in pochi», disse una volta, «ma tutti industriosi».Lui molto industrioso lo è per certo, e anche industriale. Una ditta con una volpe come logo e il fatturato (50-60 milioni annui) da media industria, ramo “tennis moderno”, quello che correva veloce e lui lo fa correre ancora di più.

C’è il cane Snoopy, che è di Laila, ma guarda Jannik con occhi innamorati. Lui lo prende in braccio, gli dice «mettiti qui, guarda le macchine fotografiche», e Snoopy esegue, anche se di tanto in tanto torna a sbirciare dove siano Laila e Jannik, caso mai li dovesse perdere di vista. I due sono alle sue spalle, e dietro si schiera tutto lo staff, coach e bi-coach, Vittur l’amico imprenditore, il preparatore atletico Umberto Ferrara ancora zuppo di lacrime. Mancano i genitori, «sono rimasti a casa perché avevano cose più importanti da fare», ma è la sua famiglia. E tutti insieme (anche Snoopy?) hanno deciso che uno come lui possa (debba) ancora migliorare.

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Jannik, crescere ancora per il Grande Slam

Ma dai… E come? Colpendo dritti e rovesci a 200 orari, e salendo con il servizio ai 230? «Serve più aggressività, in certi frangenti», dice Vagnozzi, e Cahill aggiunge: «Sotto la guida di Simone, Jannik ha fatto passi da gigante con il servizio, e risponde già molto bene, ma io e Vagnozzi siamo convinti che in quest’area abbia ancora margini di miglioramento. In fondo, è proprio questo l’aspetto più interessante del lavoro con un tennista forte come lui. Scoprire quelle zone del suo tennis in cui è possibile intervenire per continuare a farlo crescere. Vogliamo che giochi il suo miglior tennis a 28, 29, 30 anni, e stiamo impostando ora il piano che gli permetta di farlo».

Do ragione ad Adriano Panatta, che ha il potere quasi esclusivo di cogliere al volo le novità, come faceva con le sue volée. «Sono convinto che Cahill abbia deciso di restare al fianco di Sinner», mi diceva l’altro giorno, ma non è un segreto, l’ha detto anche nel podcast con Bertolucci, “La telefonata”, «perché è convinto di riuscire a portare Jannik a conquistare il Grande Slam. E io dico che potrebbe anche farcela, perché Sinner ha 24 anni ed è nel pieno delle sue forze e della sua maturità. Certo, lo dico piano, senza esagerazioni, perché l’impresa è da brividi, però chissà, hai visto mai? Le condizioni ci sono…».

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Australian Open, numero 1 e Roland Garros primi obiettivi

È un fatto, riguardo al tennis di Sinner, coach Cahill non ha molti dubbi: «Credo si adatti bene a tutte le superfici, lente, veloci o medie. Ovviamente la terra sarà, per noi, uno dei grandi obiettivi della prossima stagione. Continueremo a lavorarci, per migliorare il suo tennis su quella superficie». Ci crede anche Vagnozzi: «Abbiamo a che fare con un campione che ci mette sempre il cento per cento, e ci sentiamo in dovere di dare anche noi il nostro massimo. Quando Jannik riesce a chiudere con il sorriso un match come la finale di domenica, e una stagione lunga e per certi versi travagliata come questa del 2025, anche noi, e tutto il Team, proviamo un’emozione fortissima». «È stata una grande vittoria di squadra», dicono insieme i due coach. Ma si può fare di più…

Così, mentre Sinner si sente (finalmente) in vacanza, e “con le sue dita celesti nell’aria, trasmette messaggi d’auguri in tutte le lingue del mondo” (cit, De Gregori… perdonatemi ma non posso farne a meno), già prende forma il suo 2026, che sarà di lotta e di governo, con gli obiettivi sempre più alti: salire di quei punti che servono per acciuffare Alcaraz in classifica, tornare numero uno sfruttando i tre mesi senza risultati che lo attendono da febbraio a fine aprile (con i Masters 1000 di Indian Wells, Miami, Montecarlo e Madrid, che hanno portato sempre semifinali e vittorie), e poi tentare la conquista della terra rossa, che vuol dire vincere al Roland Garros.

Nel breve, finita la vacanza “segreta” – su qualche spiaggia da capogiro, e ritorno in montagna per una sciatina – con Laila Hasanovic, che subito dopo la vittoria alle Finals ha ricevuto abbraccio e carezza, non ancora il bacio che i fotografi attendevano (ma piace tanto a mammà, si sente dire in giro), l’appuntamento con lo staff è per un dicembre di lavoro duro tra Montecarlo e Dubai, poi la partenza per l’Australia con tappa a Seul, il 10 gennaio, per una nuova esibizione con Alcaraz, alla vigilia degli Open d’Australia in programma dal 18E Alcaraz? Non dovrà anche lui resettare qualcosa nel suo gioco, per rimettersi alla pari (in gran parte già lo è) con Sinner? «Tu mi servi», gli ha detto Jannik, «perché noi siamo atleti, e abbiamo bisogno di condividere la nostra vita con le persone che ci stanno vicine». È un complimento? Diciamo di sì, ma non saprei immaginare che cosa abbia pensato Carletto, nel sentirlo. Potrei farlo fosse stato un romano… «E me lo vieni pure a dire, ma anvedi questo!».

 

 

 

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La festa delle Finals aggiunge alla vittoria di Jannik Sinner colori e nuove parole, balli in amicizia e amici che ballano zuppi di champagne, gioie che lui non sa esprimere in campo, ma ci riesce benissimo nel ristretto ambito del sodalizio che lo accudisce e gli vuole bene. Il cartello dice che siamo giunti a “Sinner, comunità montana con vista sul mare, 11.500 punti di altezza in classifica, a 550 punti (per ora) dalla vetta Alcaraz, la più alta, gemellato con Adelaide (Cahill) e Ascoli Piceno (Vagnozzi)”. Guardi le foto e quasi sembra che Jannik ti porti in giro per il “suo” paesino, «dove siamo in pochi», disse una volta, «ma tutti industriosi».Lui molto industrioso lo è per certo, e anche industriale. Una ditta con una volpe come logo e il fatturato (50-60 milioni annui) da media industria, ramo “tennis moderno”, quello che correva veloce e lui lo fa correre ancora di più.

C’è il cane Snoopy, che è di Laila, ma guarda Jannik con occhi innamorati. Lui lo prende in braccio, gli dice «mettiti qui, guarda le macchine fotografiche», e Snoopy esegue, anche se di tanto in tanto torna a sbirciare dove siano Laila e Jannik, caso mai li dovesse perdere di vista. I due sono alle sue spalle, e dietro si schiera tutto lo staff, coach e bi-coach, Vittur l’amico imprenditore, il preparatore atletico Umberto Ferrara ancora zuppo di lacrime. Mancano i genitori, «sono rimasti a casa perché avevano cose più importanti da fare», ma è la sua famiglia. E tutti insieme (anche Snoopy?) hanno deciso che uno come lui possa (debba) ancora migliorare.

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