La festa delle Finals aggiunge alla vittoria di Jannik Sinner colori e nuove parole, balli in amicizia e amici che ballano zuppi di champagne, gioie che lui non sa esprimere in campo, ma ci riesce benissimo nel ristretto ambito del sodalizio che lo accudisce e gli vuole bene. Il cartello dice che siamo giunti a “Sinner, comunità montana con vista sul mare, 11.500 punti di altezza in classifica, a 550 punti (per ora) dalla vetta Alcaraz, la più alta, gemellato con Adelaide (Cahill) e Ascoli Piceno (Vagnozzi)”. Guardi le foto e quasi sembra che Jannik ti porti in giro per il “suo” paesino, «dove siamo in pochi», disse una volta, «ma tutti industriosi».Lui molto industrioso lo è per certo, e anche industriale. Una ditta con una volpe come logo e il fatturato (50-60 milioni annui) da media industria, ramo “tennis moderno”, quello che correva veloce e lui lo fa correre ancora di più.
C’è il cane Snoopy, che è di Laila, ma guarda Jannik con occhi innamorati. Lui lo prende in braccio, gli dice «mettiti qui, guarda le macchine fotografiche», e Snoopy esegue, anche se di tanto in tanto torna a sbirciare dove siano Laila e Jannik, caso mai li dovesse perdere di vista. I due sono alle sue spalle, e dietro si schiera tutto lo staff, coach e bi-coach, Vittur l’amico imprenditore, il preparatore atletico Umberto Ferrara ancora zuppo di lacrime. Mancano i genitori, «sono rimasti a casa perché avevano cose più importanti da fare», ma è la sua famiglia. E tutti insieme (anche Snoopy?) hanno deciso che uno come lui possa (debba) ancora migliorare.
