© EPAIl match più inutile del mondo porterà a lungo i propri stracci in giro per il circuito, inzuppando di kerosene i discorsi di chi ancora abbia voglia di farli. La sconfitta della numero uno del tennis femminile, Aryna Sabalenka ci sta, può rientrare nella logica, anche se ha perso (6-3, 6-3) contro un Nick Kyrgios che negli ultimi tre anni molto ha parlato, ma ha giocato appena sei incontri, perdendone cinque. Sono le condizioni accettate dalla Sabalenka ad aver fatto arricciare il naso e i gonnellini alla parte più combattiva dell’attuale circuito femminile, oltre ad aumentare le pensierose rughe sui volti delle più strenue combattenti di un tempo. Un solo servizio a disposizione, e un campo ridotto del 9 per cento, che a vederlo nelle riprese dall’alto, sul cemento dell’Arena di Dubai, sembrava il progetto di un architetto ubriaco. E dite, come sarà possibile attenuare le polemiche di chi non si dà pace per la raggiunta parità dei premi da parte delle tenniste, se la numero uno accetta condizioni favorevoli per farsi battere da un ex tennista in cerca di ingaggi e generose wild card? Sentirà bruciare il proprio scranno di regale suffragetta a tempo pieno, Billie Jean King, e avrà qualcosa da dire. In aggiunta, ovviamente, a quanto già detto sulle pagine del Guardian. E cioè che la sua Battaglia dei Sessi fu una cosa seria, con un preciso “mandato sociale” da condurre in porto con una limpida vittoria. In realtà a porre dei dubbi furono in molti, su quel risultato del famoso match di Houston del 1973. Non su di lei, ci mancherebbe, piuttosto sulle smanie da scommettitore incallito di Bobby Riggs, allora 55 anni, campione a Wimbledon nel 1939 e agli US Open nel 1939 e nel 1941, un tipo famoso nel suo circolo per aver lanciato sfide vestito da donna, in campo con due cani al guinzaglio, o con una sedia legata alle terga.
Quando Billie Jean volle giocare alla pari
Dubbi che andarono scemando quando Billie Jean fece sapere di querelare chiunque si sarebbe permesso di “ribaltare la Storia”. "Quando Riggs mi chiese se gradissi qualche regola a mio favore, risposi che avrei giocato solo alla pari". Vinse Billie Jean, le femministe sciamarono esultanti per le strade della città texana indossando magliette con il risultato del match stampato in bella vista, 6-4 6-3 6-3, poi fecero falò bruciando i reggiseni. Quelli erano i tempi, e da lì la storia del tennis femminile si è avviata alla conquista di un proprio spazio. Un circuito tutto per loro, sostenuto da sponsor che ci credevano. Poi la conquista della parità nei premi, prima negli Slam, poi in tutti i tornei che aprissero le porte ai due tornei in contemporanea. Altre sfide si sono svolte. Nel 1992 Connors e Navratilova, 7-5 6-2, nel 1998 le sorelle Williams, a Melbourne, proposero la sfida con il numero 200 del mondo, dicendosi sicure di poterlo battere. Era il tedesco Karsten Braasch, un tipo strano che di tanto in tanto ai cambi di campo si concedeva una fumatina. Giocarono un set per una, Karsten vinse 6-1 con Serena e 6-2 con Venus. Poi si accese una sigaretta. Esempi di sfide anche scherzose, come in buona parte è stata quella di ieri a Dubai, che non mettevano in difficoltà i buoni diritti del circuito femminile, a crescere un tennis a misura delle sue protagoniste, in grado di mostrare il meglio di ciò che sanno fare, di guadagnare cifre consone allo spettacolo prodotto, accolte da un pubblico meno intrigato dai brividi potenti del tennis maschile, e dai servizi che viaggiano a velocità troppo alte per essere visti senza il rallenty. Peculiarità che la sfida di Dubai non ha tenuto in gran conto.
I colpi più belli portano la firma di Sabalenka. Kyrgios...
Sabalenka si è fatta apprezzare per la faccia tosta con cui si è opposta a Kyrgios. I colpi più belli portano la sua firma, spesso cercati con conclusioni violente in lungo linea. Kyrgios ci ha provato con i suoi giochetti, e gliene sono riusciti 2 su 20. Ma negli scambi prolungati, chiusi alle volte da qualche incursione a rete, ha trovato i punti che cercava. "Ho capito molte cose di come gioca", ha detto Aryna, "se ne organizziamo un’altra saprò che cosa devo fare, sì, mi piacerebbe rifarlo". E vabbè… Nick le ha fatto i complimenti: "Grande combattente, ha colpi che fanno male, si capisce perché ha vinto così tanto". Sugli spalti molti calciatori (Kakà, Ronaldo il fenomeno), qualche tennista (Khachanov, schierato per Aryna) e il pubblico delle grandi occasioni. Per Dubai, obiettivo centrato. Per il tennis femminile, forse è meglio voltare pagina in fretta.
