Sinner meglio di Alcaraz, almeno a Indian Wells: i dati che sorridono a Jannik

L’azzurro e lo spagnolo, contro Zverev e Medvedev, cercano la finale del primo Masters 1000 stagionale

Dieci milioni di dollari in montepremi, e uno stadio da 16 mila e 100 posti a sedere, secondo solo all’Arthur Ashe degli US Open. In più, l’etichetta di quinto Slam, pazientemente veicolata da quando il torneo abbandonò la sede della vicina La Quinta, nel 1987, per occupare quella più comoda e ricca di Indian Wells. Una nomination nata come un brand e lucidata tutti gli anni dalle mani esperte degli uomini marketing di Larry Ellison, mister Oracle, terzo tra i paperoni americani dietro Musk e Bezos. Fa sfoggio di muscoli rigonfi (come i portafogli in pelle di coccodrillo dei proprietari) il super torneo di Indian Wells, ma vuole anch’esso ciò che desiderano tutti gli altri tornei del mondo. Una finale tra Carletto Alcaraz e Giannik Sinner.

Il rischio Medvedev e Zverev sulla strada della finale

E ora che siamo a un passo, divisi dalla meta solo dall’esito di due semifinali dal pronostico a senso unico, si teme che qualcosa si metta di traverso, e i due aspiranti Fab del tennis della new generation possano finire rosolati dalle smanie revansciste di due esponenti della mid generation, Medvedev e Zverev, che al grado di favolosi non potranno più arrivare, qualsiasi cosa accada. Ah, se solo il tennis si mostrasse collaborativo e non fosse invece quel crogiolo di umanissime ansie e insondabili angosce ancestrali, in continua ebollizione per dare forma ai misteriosi voltafaccia della sorte…

I numeri di Alcaraz a Indian Wells

C’è solo un antidoto per mitigare i bruciori dell’inquietudine, quello di dare corda alle statistiche dei due futuri Fab, Carletto e Giannik, che il torneo ha proposto fin qui come aperitivo della possibile conclusione da tutti auspicata. Alcaraz, ormai a un passo dalle 66 settimane da primatista di Sinner (è a 62 e saranno 64 all’inizio del 1000 di Miami), non ha concesso più di sette game ai suoi avversari, tranne uno, Rinderknech, l’unico ad avergli strappato un set al tie break, poi recuperato con due frazioni dominate e appena cinque game concessi. Alcaraz è giunto in semifinale con 55 game vinti e 29 lasciati agli avversari.

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Sinner dominante: statistiche e prestazioni nel torneo

Meglio Sinner, che ha finito per stralunare anche gli avversari di Alcaraz (magari facendogli un favore). L’altro giorno si è allenato con Norrie, poi battuto da Carlitos nei quarti, per una seduta prevista sulle due ore, poi protrattasi oltre le tre ore e mezzo. Cameron ne è uscito con una precisa indicazione per il futuro: «Questo non mi frega più». I conti di Jannik indicano 50 game vinti, 22 concessi, e nessun set perduto. Ha rischiato con Fonseca, lo sa bene anche lui. Ma l’ha contenuto nei previsti due set, seppure finiti entrambi al tie break. Con gli altri è stata mattanza: dieci appena i game concessi in tutto a Svrcina, Shapovalov e Tien.

Servizio, ranking e precedenti verso le semifinali

Il ritorno di Sinner ai livelli, per la verità non così lontani, delle Finals torinesi, dove ha schiacciato gli avversari con facilità, Alcaraz compreso, si delinea anche dalle voci più importanti del capitolato statistico di Indian Wells. Jannik ha ribadito il netto miglioramento delle sue percentuali al servizio, con 33 ace messi a segno, e un ammirevole 83,7% nella traduzione in punti delle prime battute, sopra l’80% (86% con Fonseca, 85% con Tien) in tutti e quattro i confronti disputati. Sei le palle break annullate sulle 8 concesse, 14 invece i break imposti agli avversari. Non sta male nemmeno Alcaraz, ma un po’ sotto il livello espresso dal Numero Due. Diciotto ace, e una traduzione in punti della prima palla di servizio sopra il 70% (72,7), con punte del 76% contro Rinderknech e del 75% con Norrie. Cinque palle break salvate, 8 quelle concesse e 14 – come Sinner – i break vinti.

Classifica, percorso nel torneo e possibili scenari

Sono i maestri del tennis a indicare, come sicura compagna di ogni vincitore che si rispetti, una percentuale superiore al 70 di prime palle tradotte in punti. Alcaraz ci rientra, come si vede, Sinner addirittura straripa. Un ultimo quadro, utile al confronto (se mai ci sarà, in questa finale) viene dalla classifica dei tennisti battuti fin qui: la somma del ranking degli avversari del Numero Uno (Dimitrov 42, Rinderknech 28, Ruud 13 e Norrie 29) si attesta a quota 112. Quello di Sinner sale a 209 (Svrcina 108, Shapovalov 39, Fonseca 35 e Tien 27). Percorso più facile, forse, ma va considerato lo stato di forma di Shapo, Sinnerzinho e dell’apprendista Tien, tra i più in palla a Indian Wells. Di fatto, i due appaiono di nuovo vicini, più di quanto non dicano i rispettivi punti in classifica, 13.550 quelli di Alcaraz, 2.750 in più rispetto ai 10.800 di Sinner. Una vittoria darebbe a Carlos il nono successo in un Masters 1000 e nuovo slancio in classifica. Al contrario, per Sinner varrebbe la 6ª vittoria, una per ognuno dei 1000 sul cemento, e un avvicinamento consistente (2.400 punti) alla vetta della classifica. Ma prima tocca battere Zverev (Sinner è avanti 6-4 e ha vinto gli ultimi 5 confronti) e Medvedev (6-2 per Alcaraz). E non sarà facile, statistiche a parte.

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Dieci milioni di dollari in montepremi, e uno stadio da 16 mila e 100 posti a sedere, secondo solo all’Arthur Ashe degli US Open. In più, l’etichetta di quinto Slam, pazientemente veicolata da quando il torneo abbandonò la sede della vicina La Quinta, nel 1987, per occupare quella più comoda e ricca di Indian Wells. Una nomination nata come un brand e lucidata tutti gli anni dalle mani esperte degli uomini marketing di Larry Ellison, mister Oracle, terzo tra i paperoni americani dietro Musk e Bezos. Fa sfoggio di muscoli rigonfi (come i portafogli in pelle di coccodrillo dei proprietari) il super torneo di Indian Wells, ma vuole anch’esso ciò che desiderano tutti gli altri tornei del mondo. Una finale tra Carletto Alcaraz e Giannik Sinner.

Il rischio Medvedev e Zverev sulla strada della finale

E ora che siamo a un passo, divisi dalla meta solo dall’esito di due semifinali dal pronostico a senso unico, si teme che qualcosa si metta di traverso, e i due aspiranti Fab del tennis della new generation possano finire rosolati dalle smanie revansciste di due esponenti della mid generation, Medvedev e Zverev, che al grado di favolosi non potranno più arrivare, qualsiasi cosa accada. Ah, se solo il tennis si mostrasse collaborativo e non fosse invece quel crogiolo di umanissime ansie e insondabili angosce ancestrali, in continua ebollizione per dare forma ai misteriosi voltafaccia della sorte…

I numeri di Alcaraz a Indian Wells

C’è solo un antidoto per mitigare i bruciori dell’inquietudine, quello di dare corda alle statistiche dei due futuri Fab, Carletto e Giannik, che il torneo ha proposto fin qui come aperitivo della possibile conclusione da tutti auspicata. Alcaraz, ormai a un passo dalle 66 settimane da primatista di Sinner (è a 62 e saranno 64 all’inizio del 1000 di Miami), non ha concesso più di sette game ai suoi avversari, tranne uno, Rinderknech, l’unico ad avergli strappato un set al tie break, poi recuperato con due frazioni dominate e appena cinque game concessi. Alcaraz è giunto in semifinale con 55 game vinti e 29 lasciati agli avversari.

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