La “cosa più bella” del tennis Lorenzo Musetti l’ha scoperta un anno fa, il resto sono dettagli, colpi, rovesci a una o due mani, e Wawrinka dice che solo lui può essere considerato l’erede di quella sua magnifica sbracciata di rovescio. Punti che vanno e vengono nelle infinite classifiche di uno sport che non ha mai voluto essere del tutto “comprensibile”. Forse perché è nato tra gente che amava tenere a distanza chi non aveva stemmi da mostrare. Gente altolocata, sport gentilizio, ma di umanissimi trasporti verso mete condivise, là dove mai potrebbe esistere vittoria senza sofferenza. Musetti lo sa, ha provato quella gioia bagnata di lacrime durante la campagna monegasca dell’anno scorso, quando ogni successo veniva condiviso dalla commozione di tutta la famiglia, che lo attendeva fremendo nel box di lato al campo, con la giovane Veronica, compagna di Lore e mamma del piccolo Ludovico (e ora anche di Leandro) che non vedeva l’ora di piangere sulla sua spalla. Gioia e commozione, lo sapete, hanno le stesse lacrime… «Alla fine», disse Musetti, «la cosa più bella è proprio questa, vincere insieme e piangere insieme».
Musetti: "Con Djokovic miglior tennis della mia vita"
Lui vi riuscì fino al match conclusivo, aggrappandosi alle qualità da artigiano e alla fierezza che tracimava dal sentirsi uno degli ultimi artisti di uno sport. Fu un infortunio a metterlo da parte, contro un Alcaraz che partì fortissimo, ma Lore mostrò alla fine contenibile, contrastabile, se possibile perfino superabile. Fu un problema alla gamba a mandare tutto di traverso. E poi un altro ancora a Parigi, e di nuovo a Hong Kong, nella finale dello scorso gennaio contro Bublik, e da capo a Melbourne, in un quarto di finale che lo vedeva avanti di due set contro Djokovic. «Lì ho giocato il più bel tennis della mia vita», ha detto Lorenzo Musetti nei giorni scorsi. «Ed è una sensazione che voglio riprovare al più presto». E ora è di nuovo qui, a Montecarlo, dove l’anno scorso scoprì il dna vincente che lo sorregge. Vi giunge con un solo incontro giocato da quel match di Melbourne. «Ma sto bene, ora finalmente sento che tutto gira per il verso giusto. Mi sento di nuovo Musetti, al cento per cento».
