Qui le accelerazioni sanno di ottani, di atomi di carbonio, di isomeri potenti come il metilpentano. I cambi di marcia sono simili a sgommate. E le smorzate si fanno annunciare dallo stridore dei freni. È tennis da formula uno, e il Principato è l’unico posto al mondo che renda il connubio del tutto naturale, realistico e credibile. Montecarlo è città di tennis, di bolidi e di tavoli da gioco. La finale tra Sinner e Alcaraz sarà tra due F1 del tennis, e si risolverà con un all-in. Chi vince oggi prende tutto, titolo e primo posto in classifica.
Sinner festeggia attorniato da piloti. Ci sono Gabriel Bortoleto (Audi), Oscar Piastri (McLaren), Oliver Bearman (Haas) e Alex Albon (Williams), tutti lì per lui, che si lascia prendere in giro quando si offre alle interviste. Ragazzi adusi a spingere i bolidi oltre i 300 orari, eppure impressionati da una pallina che supera i 220 sulla spinta delle corde sottili di una racchetta. Si chiedono con gli occhi come facciano, Sinner, ma anche Zverev, e dopo di loro Alcaraz e Vacherot, che tra tutti ha la botta più forte, e arriva fino ai 223. E la risposta è la più semplice che conoscano: questione di motore.
Quello di Jannik va che è un piacere da tre tornei a questa parte. Ne ha vinti due, è in finale nel terzo, e c’è da aggiungere anche il trionfo a Paris La Defense dello scorso novembre. Può vincerne quattro di seguito, ci sono riusciti solo Federer, Nadal e Djokovic. Ma quello che impressiona di più è il punteggio raggiunto in classifica da un giocatore che fino a questo pomeriggio indosserà la maglia del secondo classificato: 13 mila e 50 punti. Alcaraz è a 13 mila 240. Zverev, il primo degli altri, è lontano quasi 8 mila punti. Djokovic viaggia verso i novemila. È l’immagine di un tennis con due uomini soli al comando, che vincono tutto, ovunque. Di nuovo a tu per tu per risolvere la disputa su chi debba essere il padrone del vapore. La prima di tante, penso di poter dire. Sia che oggi si confermi Alcaraz, sia che Sinner trovi il varco per il sorpasso.
Di caccia al #1
Il cerchio si chiude, la sfida è rimasta sotto ghiaccio sin troppo a lungo, dalle Atp Finals di novembre addirittura. Allontanata da infortuni non previsti a Melbourne, resa vana da un Sinner privo di slanci a Doha, offuscata a Indian Wells e Miami dai passaggi a vuoto di Alcaraz. Montecarlo ha posto i due di fronte all’inevitabile: con lo spagnolo quasi del tutto riassorbito in classifica, avanti di appena 190 punti al via del torneo, l’evento del Principato si è offerto come centro nodale di questa prima parte della stagione. Chi vince prende tutto…
Meglio Sinner, ieri. Ma son discorsi che lasciano il tempo che trovano. Alcaraz ha dovuto proteggersi dall’entusiasmo di Vacherot che sta assaporando per le prime volte il gusto forte delle sfide impossibili. Non è lontano nel punteggio dal Numero Uno, ma nella conduzione del match l’inesperienza è facile annotarla. Quando occorre riemergere dalla pressione che Carlos esercita con i suoi colpi, per esempio. E nella fretta di chiudere lo scambio inventando qualcosa, che forse funziona con altra tipologia di avversari, meno con i molto forti. Eppure, sugli scambi più violenti, e nelle risposte al servizio, Alcaraz tentenna assai, alternando sassate a conclusioni confuse e poco praticabili. E se nel primo set mantiene il comando del gioco, sfruttando al meglio il break nel terzo game, nella seconda frazione concede al ragazzo di casa un contro break per il 2-2, che finisce per metterlo in affanno. Fino al break del 5-4 che finalmente lo libera da ogni dubbio.
Alcaraz doma il beniamino, Jannik domina Zverev
In termini più netti, invece, Sinner dispone di uno Zverev che certo non sventola la bandiera dell’aggressività senza soste, come aveva fatto nella semifinale di Miami, e come aveva dichiarato di voler fare. Il cambio continuo della posizione sulla risposta, che Sinner ha da poco immesso tra le novità del proprio tennis, frantuma sul nascere il tracciato di gioco che il tedesco si era dato: servizio ben piazzato, e smorzata, in modo da sfruttare la posizione arretrata di Sinner. Funziona due volte nel primo set, poi Sinner prende a rispondere dalla riga di fondo e decreta lo stop alle smorzate. Anzi, a quel punto è Sinner a far precipitare Zverev in un vortice di drop shot, quasi tutti di ottima fattura.
Jannik ottiene il break sin dal primo game, recuperando con quattro punti filati il 40-15 iniziale di Sascha. Nuovo break nel terzo game, a zero, mentre l’ultimo prende forma sul 5-1. Nella seconda frazione, i due restano affiancati a lungo fino al 5-4, con l’italiano che concede due soli “quindici” nei suoi turni di battuta, mentre il tedesco si trova più volte con l’acqua alla gola. Così, il break arriva al decimo gioco: Sinner spalanca le porte con un passante di rovescio lungo linea (15-40) e Zverev si consegna sull’ultimo dritto inarrivabile dell’italiano. Ottava vittoria consecutiva, ed è un peccato che capiti sempre a Sascha di finire dalla parte di Jannik. La sfida fra Alcaraz e Sinner, invece, riparte dal 10-6 per lo spagnolo. O se preferite, dalla finale di Torino, che fu Sinner a comandare e vincere.
