Nella sua ponderosa “Teoria dei lavori inutili”, Bullshit Jobs, a Theory, del 2018, l’antropologo David Graeber ipotizza che molti di essi servano esclusivamente a mantenere le gerarchie di potere. La definizione si attaglia perfettamente alle attuali mansioni svolte nel tennis maschile dalla figura del Terzo Incomodo, sebbene essa non rientri ancora nella classifica degli impieghi socialmente superflui, ma regolarmente pagati, proposta di recente sul web da uno studio della sezione bolzanina dell’Università Unicusano. Il ranking si apre di fatto con l’Assaggiatore di patatine fritte, e passando per il Sessatore di pulcini e il Sub raccoglitore di palline da golf, arriva al Fornitore di alibi, temo il meglio retribuito fra tutti. Nel tennis il Terzo Incomodo risulta invece figura ormai indispensabile, come il Quarto Uomo nel calcio, e il Bagnino ai Giochi Olimpici del nuoto, che esiste davvero ed è lì per aiutare i campioni in difficoltà, situazione che non si è ancora verificata. Però lui c’è, pronto alla bisogna. Proprio come i terzi incomodi che sono nel tennis per battere i più forti, vale a dire Sinner e Alcaraz, e dunque, essendo lo spagnolo infortunato per le settimane della terra rossa, al momento il solo Sinner.
Internazionali d'Italia, il tabellone completo
Roma, basta guardare il tabellone
Il quale già dal torneo di Paris La Defense, primo 1000 della sua splendida scorribanda nell’impossibile (vincerne cinque di seguito lo era, fino a quando non è arrivato lui), si è assunto il compito di Tester dei Terzi Incomodi. Così, dopo aver battuto per l’ennesima volta Shelton (63 63) e Auger-Aliassime (64 76) nell’indoor di Parigi, il nostro ha respinto Fonseca (76 76) e demolito Tien (61 62) a Indian Wells, ha smantellato Lehecka (64 64) in finale a Miami, ha ricordato la lezione ad Aliassime (63 64) a Montecarlo, e infine ha trafitto Jodar (62 76, con il tie break a zero) e sbriciolato Fils (62 64) a Madrid. Roma, basta guardare il tabellone, gli offre l’opportunità di misurare Michelsen sul rosso (l’americano non è ancora nel gruppo degli Incomodi, ma potrebbe entrarci presto), dopo averlo un po’ sofferto a Miami (75 76), quindi di misurarsi da capo con Mensik e Fils. Il gioco vale la candela, perché offre l’opportunità di monitorare il tennis giovane. Il terzo incomodo, nell’accezione teatrale, si riferisce alla persona di troppo in una situazione di coppia, e non è facile, anche per una questione di rispetto, affidare il ruolo a un veterano di mille battaglie come Djokovic, che in realtà è l’unico capace – quando il fisico ce la fa – d’intrufolarsi nella sfida tra Jannik e Carlitos.
I terzi incomodi
Lo stesso credo pensi Sinner, che non ha esitato a salire in tribuna, con tutto il suo team, a Madrid, per dare un’occhiata a Rafa Jodar. «Sono andato a vedere che cosa mi aspetta», fu la risposta che dette a chi lo intervistava. Ora, si converrà che per completezza del ruolo i terzi incomodi dovrebbero, qualche volta, senza esagerare, mostrare di poter battere i più forti, e questo non avviene quasi mai. Nella lista degli Incomodi, l’unico che sia riuscito a piegare Sinner da quando è diventato per la prima volta Numero Uno, dunque dal 2024, è stato Jakub Mensik. A Doha, contro uno Jannik ancora dolente per la sconfitta in semifinale a Melbourne contro Djokovic, il ceco giocò un match di estrema concretezza mostrandosi da fondo campo solido come il Numero Uno e anche più “fluido” nelle aggressioni a rete. Uno che realizza grandi imprese, poi s’inabissa, il ceco nato a un passo dal centro tennistico che ha fatto la storia del suo Paese, a Prostejov. Ma ha 20 anni appena ed è già stato numero 12 in classifica (ora è 28). Se dovessero incontrarsi a Roma (in terzo turno, nel caso) Jakub sarebbe l’unico a scendere in campo in vantaggio (1-0) su Sinner. E questo lo rende il Terzo Incomodo Maggiore. Che non sarà la fine del mondo, ma qualcosa varrà pure.
