Uno sguardo attento e partecipe. Diego Nargiso, da ex tennista di alto livello, conosce bene il fascino del Foro Italico: sulla terra rossa romana ha vissuto pagine importanti della propria carriera, esaltandosi in Coppa Davis. Da allora il tennis italiano ha attraversato una trasformazione profonda: dai successi sporadici a livello ATP ai trionfi nei tornei più prestigiosi. Il simbolo di questa rivoluzione è Jannik Sinner. Con Nargiso abbiamo analizzato quanto accaduto agli Internazionali d’Italia e le prospettive del movimento azzurro. Partiamo dai numeri: sei Masters 1000 consecutivi e un’imbattibilità che dura da due mesi e mezzo. Cosa possiamo dire di Jannik Sinner, nuovo re di Roma e primo italiano, dopo 50 anni, a raccogliere l’eredità di Adriano Panatta? «Per rispondere a una domanda del genere ci sono due prospettive. Da ex giocatore, che sa cosa significhi raggiungere certi traguardi, non si può che restare senza parole. È incredibile ciò che sta facendo questo ragazzo, non soltanto dal punto di vista tecnico, ma anche nella gestione di tutto ciò che accade durante una partita. La capacità di restare sempre focalizzato sull’obiettivo è impressionante. E quanto visto a Roma, nell’ultimo torneo, si commenta praticamente da sé».
Nargiso: "Con Alcaraz fuori causa nessuno..."
E l’altra prospettiva? «Quella del tecnico e dell’osservatore. Per ciò che esprime in campo, non si può essere davvero sorpresi da quello che sta facendo. Con Carlos Alcaraz fuori causa, e assente anche a Wimbledon, oggi non c’è nessuno che si avvicini al suo livello quando è in condizioni ottimali. Basta pensare che negli ultimi sei Masters 1000 ha perso appena tre set, senza mai dare realmente la sensazione di poter essere sconfitto. Questo rende bene l’idea della superiorità che Jannik sta mostrando in questo momento».
Una superiorità confermata anche al Foro Italico, dove però si è vista una reazione più emotiva del solito nella sfida contro Medvedev. Che interpretazione dà di quell’episodio? «Ha sentito moltissimo il coinvolgimento del pubblico e l’affetto di chi è venuto a sostenerlo ogni giorno. Posso testimoniare che ogni volta che Jannik metteva piede al Foro veniva letteralmente assalito dai tifosi: un amore incondizionato. Credo che anche per questo, in una partita in cui era andato in difficoltà nel secondo set, sia riuscito a trovare dentro di sé energie ulteriori. E poi c’è un altro aspetto importante».
