Il metodo Sinner: i segreti del futuro numero uno del tennis e non solo

Studio di se stesso, dell’ambiente, dei rivali: l'azzurro ha impostato il suo percorso di crescita basandosi sulla ricerca della conoscenza
Il metodo Sinner: i segreti del futuro numero uno del tennis e non solo© Marco Canoniero

Ora so perché Jannik Sinner diventerà numero uno. Quando non saprei dire, ma prima o poi ce la farà. E visto il tipo, magari sarà più prima che poi. Non c’entra la vittoria su Djokovic. O meglio, c’entra, perché ha fatto da palcoscenico alle riflessioni, mostrando il meglio dell’uno e un po’ meno dell’altro. E certo, ha aggiunto anche certezze a qualsiasi pretesa di pronostico si possa tentare oggi sul futuro del ragazzo del futuro.
Ma alla fine, è andata come doveva andare la disfida col serbo. In qualche modo l’avevamo detto e scritto. Io e anche altri della lieta compagnia del tennis, cui si stanno aggiungendo, disperati per non averlo fatto prima, molti colleghi blasonati e opinionisti (opinionismo, sostantivo maschile: malattia senile del giornalismo) che una partita di tennis non l’hanno mai giocata e forse nemmeno vista.

L’avevamo scritto in tanti e diversi modi… Misurando centimetro alla mano quanto e come Sinner apparisse sempre più vicino ai padroni del vapore, al Djokovic che a tutti sembra irraggiungibile e in parte lo è. Quella di ieri è appena la sesta sconfitta della stagione: Medvedev, Musetti, Lajovic, Rune, Alcaraz e Sinner il manipolo dei baldi che ce l’hanno fatta. L’avevamo detto come fosse un presagio… Arriverà il giorno (e qui occorre una voce impostata, dunque, leggete calcando sulle vocali…), che un italiano dalle fattezze poco italiane, rosso come un irlandese uscito per sbaglio di casa senza cappello in pieno inverno, batterà per la prima volta chi non aveva mai battuto. E anche come filastrocca, alla Branduardi. E venne un orso, che era russo, sembrava fesso, ma era lesso. E venne un lupo, che era serbo, esaltava il suo io e si chiamava Djo…
Poi è successo davvero ed è stato emozionante. Ciò che non mi aspettavo è che la vittoria di JS, nel suo divenire, aprisse porte a nuove convinzioni. Sarà anche numero uno. Ora so il perché. Volete conoscerlo anche voi?

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Un tennis basato sulla conoscenza

Vedete, Jannik Sinner, studia qui e studia là, prova questo e prova quello, ci pensa, discute e lavora duro. Ha messo su un rapporto con il tennis basato sulla conoscenza. Sullo studio. Sulla voglia di mettersi in discussione, di provarci. E tutto questo gli ha garantito una spessa corazza di protezione, formata però da dati certi, da una crescita armonica del suo tennis, da tante informazioni sugli avversari. Oggi quel riparo è diventato la sua arma in più, quella che lo rende assai poco scalfibile quando è in partita, e offre un sicuro piedistallo al suo entusiasmo di ragazzo con le idee chiare.
Sapevo che prima o poi avrebbe battuto l’orso Medvedev, il lupo Djokovic, il toro Alcaraz (con il quale ha meno problemi, perché è un pari età di altissimo talento, ma ha studiato molto meno di Jannik), perché è cresciuto nel modo giusto. Ci ha provato, si è reso conto, ha cercato spiegazioni nelle mazzate ricevute, le ha trovate, è tornato a lavorarci sopra, e alla fine ha centrato la formula giusta. La sua formula. Il metodo Sinner…

Sinner e l'eterna conquista

Perderà altre partite, ne vincerà invece moltissime. Di diverso rispetto a pochi giorni fa, il match di martedì viene a dirci che un altro passaggio di questa crescita si è compiuto. Tanto meglio che sia successo in una cornice davvero particolare, di grande entusiasmo e senza mancare (troppo) di rispetto a Djokovic. È stato bello, anzi, emozionante e per qualche verso commovente. Lo guardavo, Sinner, felice e consapevole, ma quasi sbalordito di se stesso e di quanta passione fosse riuscito a sprigionare. E ha finito per farmi pensare a quante volte mia madre con me, e tante altre madri con i loro figli, ma tutte uguali nei modi e nelle intenzioni, ci hanno scosso per le spalle, rendendo grossa la voce solo per averla riempita di preoccupato affetto, e ci hanno intimato… «Studia!», e ripetuto poi quella semplicissima indicazione fino a farci sentire sotto assedio. Dovevamo capire che in quell’assedio c’era il calore di un consiglio da non disperdere. Studia, Sinner! Lui l’ha fatto, se l’è imposto come regola di vita, e a differenza di molti di noi, ha trovato il modo di farlo per qualcosa che gli piaceva e in un ambiente che l’ha protetto e stimolato. L’indicazione che viene da Jannik a tutti i ragazzi? Cercate ciò che vi piace, e fatelo con tutto il trasporto, l’amore, la voglia di essere protagonisti, ma sempre studiando, faticando intorno alla vostra personale crescita, senza mai pensare che qualcosa vi sia dovuto, ma che tutto debba essere sempre conquistato.

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La sfida a Rune

Il metodo Sinner lo porterà a essere numero uno. Con il solo tennis, non so se ce l’avrebbe mai fatta. Forse, ma altri partono avvantaggiati. Sono, come si dice… più fluidi. Ma l’insieme che ha creato Sinner va oltre. Tennis, preparazione, aumento dei carichi per ricavare sempre più potenza dai colpi, studio di se stesso, dell’ambiente, della vita, individuazione di ciò che serve a migliorare, provarci, riprovarci, sostegno di uno staff affiatato e ben disposto a fare insieme a lui lo stesso percorso di crescita. Tutto questo è il logaritmo che porterà Sinner a diventare numero uno.
Intanto può con calma progettare la sua prima semifinale. Gli basta un set (congiunzioni astrali a parte), e avrà di fronte Holger Rune, un altro che - come Nole fino a martedì sera - non ha mai battuto. Due a zero, la prima a Sofia, la seconda a Montecarlo.

Non è ancora fatta, non sono pessimista ma so che Rune è un guerriero, gli darà filo da torcere. E da qualche tempo ha Becker dalla sua parte, con tutta la sua sapienza tennistica. Holger, di suo ci mette l’improntitudine. Ne produce in quantità industriale. E non guarda in faccia nessuno, più impegnato a sistemarsi i pantaloncini con rapide mosse alla Giambruno. Che dire? C’è del macho in Danimarca!
Sinner piace ai ragazzi, lo avvertono come uno di loro. Sta per assumersi un compito importante, e sarebbe bello che un po’ di quei ragazzi diventasse come lui, con lo stesso spirito, e non solo nel tennis. Per questo, vadano come debbano andare queste Finals, non cambierò una virgola a questo testo, alle mie convinzioni. Con i suoi tempi e i suoi modi, Sinner sarà il futuro numero uno. E non solo del tennis, almeno in Italia.

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Ora so perché Jannik Sinner diventerà numero uno. Quando non saprei dire, ma prima o poi ce la farà. E visto il tipo, magari sarà più prima che poi. Non c’entra la vittoria su Djokovic. O meglio, c’entra, perché ha fatto da palcoscenico alle riflessioni, mostrando il meglio dell’uno e un po’ meno dell’altro. E certo, ha aggiunto anche certezze a qualsiasi pretesa di pronostico si possa tentare oggi sul futuro del ragazzo del futuro.
Ma alla fine, è andata come doveva andare la disfida col serbo. In qualche modo l’avevamo detto e scritto. Io e anche altri della lieta compagnia del tennis, cui si stanno aggiungendo, disperati per non averlo fatto prima, molti colleghi blasonati e opinionisti (opinionismo, sostantivo maschile: malattia senile del giornalismo) che una partita di tennis non l’hanno mai giocata e forse nemmeno vista.

L’avevamo scritto in tanti e diversi modi… Misurando centimetro alla mano quanto e come Sinner apparisse sempre più vicino ai padroni del vapore, al Djokovic che a tutti sembra irraggiungibile e in parte lo è. Quella di ieri è appena la sesta sconfitta della stagione: Medvedev, Musetti, Lajovic, Rune, Alcaraz e Sinner il manipolo dei baldi che ce l’hanno fatta. L’avevamo detto come fosse un presagio… Arriverà il giorno (e qui occorre una voce impostata, dunque, leggete calcando sulle vocali…), che un italiano dalle fattezze poco italiane, rosso come un irlandese uscito per sbaglio di casa senza cappello in pieno inverno, batterà per la prima volta chi non aveva mai battuto. E anche come filastrocca, alla Branduardi. E venne un orso, che era russo, sembrava fesso, ma era lesso. E venne un lupo, che era serbo, esaltava il suo io e si chiamava Djo…
Poi è successo davvero ed è stato emozionante. Ciò che non mi aspettavo è che la vittoria di JS, nel suo divenire, aprisse porte a nuove convinzioni. Sarà anche numero uno. Ora so il perché. Volete conoscerlo anche voi?

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