
Rivoluzione azzurri. Urh, una donna ct
Le rivoluzioni più profonde partono sempre dal basso. E nello sport azzurro tocca alla Federazione Tennistavolo aprire una via. Il tennistavolo italiano affida la propria Nazionale maschile a una donna, una professionista che ha attraversato generazioni, confini e grandi palcoscenici internazionali facendo del lavoro quotidiano la sua filosofia. Nel calcio c’è stata Patrizia Panico, allenatrice dell’U16 azzurra, all’estero ci sono più casi, ultimo quello di Marie-Louse Eta, allenatrice dell’Union Berlino nel finale della scorsa stagione. In Italia si parte dal tennistavolo. Andreja Ojstersek Urh, 63 anni, slovena, è la nuova commissaria tecnica azzurra. Prende il posto di Lorenzo Nannoni, con un contratto triennale e una missione precisa: far crescere la Nazionale, migliorare il ranking dei singoli della squadra e accompagnare una generazione di giovani verso la maturità internazionale.
Le parole di Urh
L’esordio sulla panchina azzurra è avvenuto agli Europei in programma a Lubiana, a pochi chilometri da casa, fino a domenica. Gli azzurri sono partiti bene e da domani le gare del tabellone principale Un esordio che ha il sapore del ritorno e, insieme, quello di una nuova sfida. «Sono praticamente a casa: vivo a Hrastnik, che dista 58 chilometri da Lubiana. Il pubblico mi conosce molto bene». Ma adesso, davanti a lei, ci sarà una Nazionale diversa, con altre ambizioni e un percorso da costruire. Il legame con l’Italia è forte nel percorso personale di Andreja: «Sono arrivata in Italia per la prima volta nel 1989, come giocatrice della Marcozzi Cagliari in Serie A1. Sono uscita dall’ex Jugoslavia a 26 anni, prima non si poteva: chi giocava in Nazionale non aveva il permesso di espatriare fino a quella età. È stata un’ottima opportunità e fin da allora mi sono innamorata dell’Italia». Una scelta che avrebbe segnato tutta la sua carriera. Andreja era una giocatrice di livello, capace di raggiungere l’80ª posizione mondiale. Scelse di seguire in Italia il marito, Joze Urh, allora impegnato a Parma tra campo e panchina. Poi l’esperienza da allenatrice. Nel 2008 ha assunto la guida della Nazionale femminile juniores, passando poco dopo anche alla squadra maggiore. Nel 2012 è arrivata la prima Olimpiade, a Londra, al fianco di Tan Monfardini.
«In Italia ho vinto anche la mia prima medaglia: il bronzo a squadre con la Jugoslavia agli Europei giovanili di Roma. Mi sono innamorata di Roma. Ho girato il mondo e posso dire che è la città più bella in assoluto». Poi la felice esperienza con la nazionale maschile slovena e ora questa nuova sfida in azzurro. Cambia la maglia, cambia il gruppo, resta intatta la convinzione che i risultati siano il frutto di un processo. Andreja individua con chiarezza le priorità del nuovo incarico: «L’obiettivo è migliorare le classifiche dei singoli e il ranking della Nazionale. Abbiamo giocatori che possono crescere e un gruppo di giovani molto validi. Devono giocare e devono maturare. Più giocano, meglio è». Nessuna promessa roboante, nessuna scorciatoia. Prima viene lo sviluppo degli atleti, poi la capacità di tradurre i progressi in risultati. «Servono partite, confronto, continuità e la disponibilità a imparare anche dalle sconfitte». Per fare la rivoluzione di vuole un seme e ora quel seme ora c’è.
Sblocca la news esclusiva
Mensile
Abbonamento Plus+
€ 5,90al meseAbbonati ora- Sito illimitato
- Rinnovo automatico
Annuale
Abbonamento Plus+
€ 49,90all'annoAbbonati ora- Sito illimitato
- Rinnovo automatico
Sei già abbonato?
Unisciti alla Community
Accedi o registrati per dire la tua sui temi che più ti interessano e utilizzare al meglio i servizi di Tuttosport. Completa il tuo profilo per essere sempre aggiornato su notizie, eventi, offerte e tutto per vivere al meglio il mondo dello sport.
ACCEDI
oppure
o entra con DISQUS
