"Noi come il tennis: al centro del mondo"

Di Paola, presidente della Fise alla vigilia dei Global Champions Playoff in scena a Verona: "Agonismo e show in stile Formula 1"
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Daniele GalossoDaniele Galosso

Pubblicato il 03.11.2026, 06:00

6 min

I cent’anni della Federazione e quelli di un appuntamento iconico come Piazza di Siena, ma anche la qualifica per la gara a squadre di salto ostacoli a Los Angeles 2028, evento olimpico cui l’Italia mancava da Atene 2004. Il 2026 è stato un anno speciale per il mondo degli sport equestri. E non è ancora finita. Già, perché - subito dopo la 128ª edizione di Fieracavalli, in programma da giovedì a domenica - Verona è pronta a tirarsi a lucido per ospitare i Global Champions Playoffs, ovvero il gran finale del Global Champions Tour. «Sì, nelle prossime settimane saremo il centro del mondo equestre - gonfia il petto Marco Di Paola, presidente della Federazione Italiana Sport Equestri -. D’altronde stiamo parlando della tappa conclusiva di un circuito che viene paragonato alla Formula 1, un evento con montepremi di 11 milioni e 600 mila euro, il più alto assegnato in Italia dopo le Atp Finals di Torino». Proprio il tennis, in tema di organizzazione di grandi eventi, rappresenta oggi una sorta di ispirazione anche per voi? «Sicuramente è una nostra ambizione quella di ospitare grandi eventi, che poi si stanno trasformando sempre più in grandi show. E anche a Verona sarà così. L’obiettivo è attirare attenzione e interesse per la disciplina».

Di Paola: "L'idea era di portare l'evento in Arabia"

Quali segreti si celano dietro l’assegnazione a Verona dei Global Champions Playoffs? «La definirei una casualità ben sfruttata. L’idea del comitato organizzatore era quella di portare l’evento in Arabia e noi siamo stati bravi ad assicurare una rapida disponibilità in seguito ai fatti politici che hanno imposto un cambio di sede. E, tanto per tornare al paragone con il tennis, noi l’abbiamo fatto senza alcun aiuto statale...» 

Le finali di Verona dopo la recente tappa di Roma: dove si colloca oggi il movimento italiano rispetto al resto del mondo? «Si pone in linea di continuità con uno sport italiano che, in generale, dopo trent’anni di opacità, gode ora di un ottimo stato di salute. Come conferma la specialità regina, ovvero il salto ostacoli, che ha centrato la qualifica a squadre per Los Angeles 2028. Un risultato ancor più importante e prestigioso in quanto ottenuto nel corso dei Campionati Mondiali, che rappresentano lo slot più difficile in cui staccare il pass, poiché quello in cui competono tutte le principali Nazioni. E abbiamo Piergiorgio Bucci, in sella al suo Hantano, al quarto posto del ranking mondiale. Ma stiamo crescendo anche nelle altre discipline olimpiche e in quelle internazionali, come l’endurance, caratterizzato da prestazioni sulla distanza di 160 chilometri. Stiamo facendo passi avanti a livello di risultati, ma anche di praticanti: il riscontro agonistico deve essere letto attraverso la crescita del movimento sul territorio. Gli sport equestri sono una scuola di vita e un momento socialmente importante per permettere ai giovani di assorbire i sani valori dello sport».

"Fieracavalli pone il cavallo al centro dell'universo"

Un evento come Fieracavalli, in questo senso, come arriva a unire un discorso agonistico con uno più culturale? «Se, per esempio, Piazza di Siena ha quel sapore di stile e di eleganza che ricorda Wimbledon, Fieracavalli invece detiene la magia incredibile di riuscire a porre il cavallo al centro dell’universo. Intorno c’è tutto un gran movimento di persone e tutte guardano all’animale dalla propria angolazione. A Verona si incontrano migliaia di appassionati che vivono in maniera differente la loro passione, ma tutti hanno il cavallo al centro del loro interesse». 

I numeri della Fise sono tornati a crescere: quanto incidono i costi e le difficoltà logistiche nelle campagne tesseramenti? «Molto, inevitabilmente, ma il cavallo fa parte della nostra cultura da milioni di anni. E riporta a valori, come vivere la natura e apprezzare il rapporto uomo-animale, che sono sempre forti. Non a caso, per numero di tesserati, nel 2025 eravamo l’ottava federazione tra le circa cinquanta affiliate a livello sportivo. Abbiamo vissuto una fiammata importante, a livello di numeri, dopo il Covid, seguita da una lenta discesa. Nel 2026, invece, le statistiche ci riportano appunto di un’inversione di tendenza che ci rende molto soddisfatti, perché significa che stiamo riuscendo a proporre un’offerta che incontra la domanda e che rende la disciplina sempre più accessibile».

Di Paola: "Olimpiade resta evento di riferimento"

Il 2026 vi sta regalando numerose gioie: a titolo personale, c’è ancora spazio per un sogno nel cassetto nel 2027? «Spero, innanzitutto, nella qualifica olimpica per quanto riguarda la disciplina del completo. E, magari, in un pass individuale nella terza disciplina a cinque cerchi, ovvero il dressage: l’Olimpiade resta il nostro evento di riferimento. In senso più ampio, vorrei riuscre a rendere questo sport sempre più per tutti, per “contagiare” la popolazione con quella che è la filiera valoriale dello sport. Perché, al di là del risvolto agonistico, è soprattutto importante consentire ai giovani di acquisire i valori di riferimento dello sport. Più giovani riusciamo a coinvolgere e migliori generazioni avremo nel mondo di domani». 

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