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Sofia Goggia: "Mondiali in Qatar? Metaverso"

A nove mesi dall’ultima gara e dieci e mezzo dall’ultimo infortunio, la bergamasca riapre il cancelletto nella prima discesa di Lake Louise con una nuova versione di sé stessa

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Giorgio PasiniGiorgio Pasini

Pubblicato il 01.12.2022, 13:51

9 min


Cosa le ha portato?
 
«Abbiamo lavorato su alcuni dettagli tecnici che possono fare la differenza. L’obiettivo è sempre quello, ma cambia il modo in cui arrivarci. La mia situazione non era proprio semplice, quindi abbiamo lavorato su destrutturalizzare completamente la sciata. La mia era fondata su spinte che mi facevano andare molto forte, ma se calavo fisicamente non tenevo. Abbiamo costruito una nuova solidità, che mi permette di rischiare e fare meno errori, e sulla quale in prospettiva costruire più spinte».
 
Funziona?
 
«Non so ancora fino in fondo, per quello bisogna aspettare la gara, l’unico vero metro di misura. Ma allenamenti e prove sono andati bene».
 
Come è stata la lunga estate-autunno di lavoro?
 
«Sono soddisfatta. Non è stato facile recuperare per l’ennesima volta, con il dubbio se farmi operare o meno. Alla fine ho optato per una buona riabilitazione e creare una stabilità che mi permetterà di gestire il ginocchio ed esprimermi al meglio sugli sci. Tanto lavoro, tanta intensità e pochi momenti per godermi la seconda coppa del mondo e la seconda medaglia olimpica».

Guarda il video

 
L’etica del lavoro però fa parte del suo personaggio.
 
«Vero, è qualcosa che è scritta nel mio dna. Riesco a sopportare determinati carichi. Di lavoro, di sofferenza, di stress. Però ogni tanto logora»

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