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Pinheiro domina pure in stile sprint

A Soelden gigante accorciato per il vento nella parte alta: il brasiliano si conferma al top. Meillard beffa Odermatt terzo, ora a quota 103 podi in 200 gare
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Giandomenico TiseoGiandomenico Tiseo

Pubblicato il 26.10.2026, 06:15

4 min

Il vento ha tagliato la testa alla gara, il resto l’ha tagliato Lucas Pinheiro Braathen. A Soelden, nell’Opening di Coppa del Mondo, la prima manche è stata ridotta a poco più di 52 secondi: tutta la parte alta cancellata dalle raffiche, start abbassato per entrambe le prove, e un gigante diventato sprint. Chi sa leggere il muro e il raccordo con il piano finale, però, di sprint non ha bisogno per far la differenza. Il brasiliano l’ha letto meglio di tutti: 1'44"72, 9ª vittoria in carriera, la quinta in gigante.

Il trionfo di Pinheiro-Braathen

Sei anni fa, su questo stesso ghiacciaio, Lucas vinceva la sua 1ª gara in assoluto di Coppa, con la bandiera norvegese e 5 centesimi su Marco Odermatt. Poi il ginocchio rotto, la Coppa di slalom nel 2023, il ritiro-bomba annunciato proprio a Soelden, a ventiquattr’ore dal via, dopo la guerra con la federazione norvegese sui diritti d’immagine. Un anno di sfilate e consolle da DJ, il ritorno nel 2024 con la maglia del Brasile e il cognome della madre. Il resto è cronaca, ma sembra una sceneggiatura: Levi 2025, prima vittoria verdeoro, l’oro olimpico a Bormio sullo stesso Odermatt, la sfera di cristallo di gigante. Primo olimpionico invernale del Brasile e di tutto il Sudamerica, uno che arriva alle gare con le unghie dipinte e le grafiche sugli sci. Per lui la pista è una pista da ballo, il cronometro un accessorio di scena. Alle sue spalle, 48 centesimi dopo, Loic Meillard, al primo podio sul Rettenbach, che brucia di un centesimo il compagno Odermatt. Il campionissimo, terzo, chiude con 103 podi in 200 gare e rimanda a un’altra domenica il successo numero 55 che lo avrebbe staccato da Hermann Maier. Quarto River Radamus, risalito dal 15° posto, quinto Raphael Haaser.

Italia, che fatica

E l’Italia? Alex Vinatzer, settimo a 1"08, è l’unico azzurro a punti, il che dice già tutto. Il gardenese ha recuperato sette posizioni e si è tenuto stretto il risultato: «A Soelden diventa sempre più buio nella seconda e la pista non migliora. Ho fatto fatica ancora sul ripido, ma entrare nella top ten, dopo il finale della passata stagione davvero faticoso è già una bella soddisfazione. Ci ho comunque provato, ora bisogna continuare a lavorare». Onesto, come sempre. Ma quando la bella soddisfazione è un settimo posto, il problema non è l’atleta. Gli altri hanno confezionato rimpianti. Borsotti, ottavo dopo la prima manche, è uscito all’imbocco del muro nella seconda. Franzoni, 19° al mattino con il miglior tempo nel finale, è finito fuori sul dosso che lo aveva esaltato. Della Vite e De Aliprandini non si sono qualificati, Kastlunger idem, Talacci è uscito. Le statistiche sono impietose: sul Rettenbach, tra le porte larghe, l’Italia vanta due soli podi, i secondi posti di Blardone nel 2004 e di Moelgg nel 2012. L’ultima vittoria azzurra in gigante risale al 2012 a Crans-Montana, firmata proprio Blardone. Quattordici anni, ormai, e Max è stato arruolato tra i tecnici per trovare una cura. Auguri: il paziente è grave, e intanto il Brasile balla.

CLASSIFICA Gigante Maschile Soelden: 1. Pinheiro Braathen (Bra) 1’44”72, 2. Meillard (Svi) a 0”48, 3. Odermatt (Svi) a 0”49, 4. Radamus (Usa) a 0”82, 5. Haaser (Aut) a 0”86, 6. Gratz (Ger) a 0”95, 7. Vinatzer a 1”08. Nq. Borsotti, Franzoni, Della Vite, Kastlunger, De Aliprandini, Talacci.

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