
LeBron fa paura, Cavaliers a terra
La storia dei Cavaliers negli scorsi playoff ha preso una piega netta e inequivocabile quando i Knicks hanno rimontato un divario di -22 in Gara 1 della finale della Eastern Conference. Da quel momento Cleveland è praticamente sparita dalla serie e New York si è involata verso il titolo. Cinque mesi dopo la storia si è ripetuta e, se il contesto è profondamente diverso – si è trattato infatti della prima partita della stagione –, non si può non pensare che i Cavs, che hanno cambiato pochissimo in estate, debbano ancora affrontare i loro fantasmi. Stavolta a rimontare da un -29 maturato nel secondo quarto è stata Philadelphia in una serata che definire dai due volti è fin troppo facile ma allo stesso tempo esaustivo. È bastata un’accelerata a inizio terzo quarto dai parte dei Sixers per cambiare l’andamento alla partita e portare Donovan Mitchell, James Harden e compagni in un terreno minato: in molti momenti della ripresa è sembrato che gli ospiti giocassero non solo contro gli avversari ma anche con i decibel di un pubblico in delirio alla prima casalinga di LeBron James con la nuova maglia. «Siamo stati fischiati nel primo tempo ed è stato bellissimo, ce li siamo meritati – ha detto il Prescelto –. Poi siamo stati applauditi e quasi abbiamo fatto venire giù il tetto, stavolta per i motivi giusti».
Nuovo record per LeBron
In effetti le 14 perse del primo tempo, in aggiunta al divario di cui sopra, non potevano passare inosservate per un pubblico esigente come quello di Philly premiato poi dalla vittoria che fissa un nuovo record per LeBron. Mai nella sua infinita carriera, infatti, una sua squadra aveva rimontato da un passivo così pesante peraltro con un suo contributo non piccolo (17 punti e 10 rimbalzi). Intanto qualche chilometro più a nord, a New York, i campioni in carica sono alle prese con una storiaccia riportata da The Athletic. Alla tradizionale cerimonia di consegna degli anelli per chi ha vinto il titolo, effettuata prima della partita proprio con Philadelphia, gli assistenti allenatori Chris Jent e Rick Brunson, papà dell’MVP Jalen, hanno ricevuto una scatola vuota che li ha lasciati comprensibilmente infastiditi. Dovrebbero comunque riceverli in separata sede a differenza invece di quanto accadrà per i dipendenti. La consuetudine ha portato in questi anni le franchigie vincitrici a dotare di repliche degli anelli dei campioni anche coloro che non fanno parte del team ma occupano altri settori. I dipendenti di Madison Square Garden, l’azienda di James Dolan che controlla la franchigia, non solo non riceveranno alcunché ma si sono visti arrivare delle mail nelle quali si chiedeva loro di scegliere come volessero personalizzare l’anello. In realtà si è trattato di un test anti-phishing e chi ha cliccato sul link ha dovuto seguire un corso sulla cybersicurezza. Senza dubbio una brutta caduta di stile per il proprietario dei Campioni.
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