Pagina 4 | Baggio, il dramma mai superato: “Se avessi avuto una pistola mi sarei sparato”

Pensi a Roberto Baggio e pensi al calcio, semplicemente. Un Pallone d'oro, un campione rimasto nella storia e nel cuore di tutti gli italiani, per le prodezze in campo ma anche e soprattutto per le sue fragilità, che lo hanno sempre mostrato molto più uomo che divinità, come invece spesso vengono dipinti i calciatori. Un tratto tangibile anche nell'intervista che il 'Divin Codino' ha rilasciato alle colonne del The Athletic, un tratto che, come si vedrà, ha evidentemente riconosciuto anche un campionissimo di tempi più recenti: Lionel Messi. E poi un passaggio, tanto duro quanto reale, su quello che per 'Roby' resta un dolore mai sopito, un dramma mai superato.

Baggio e l'incontro con Messi

Era la settimana prima del 38° compleanno di Lionel Messi. Sua moglie, Antonella, decide di sorprenderlo con un regalo speciale ed evidentemente apprezzato, vista la reazione sul volto della 'Pulce':  ad attendere Messi al centro di allenamento Florida Blue dell'Inter Miami c'era Roberto Baggio, che era in città per il Mondiale per Club (e che ha posato, a proposito di numeri 10, anche con Alex Del Piero). Quando si è presentata l'occasione di andare a trovare Messi, l'ora di macchina da Miami Beach a Fort Lauderdale, la fatica del traffico della Florida, non hanno avuto importanza. Il motivo per ci Baggio giocava era "per far divertire la gente. È per questo che vivevo. Era il mio sogno. Che la gente si divertisse. Questa era la mentalità che avevo a 10, 15, 20 anni fino al ritiro".

Messi ha trasmesso a Baggio la stessa sensazione che ha dato ai tifosi, con la Pulce che in regalo ha ricevuto non solo la visita, ma anche una delle maglie dell'Italia che indossava ai Mondiali del 1994 negli Stati Uniti: "Quando l'ha vista si è commosso. L'ha accarezzata e piegata. È stata una cosa bellissima da vedere". Un bell'incontro, sugellato da una foto pubblicata sui social dall'argentino poco dopo. Un 'crack' e 'una leggenda del calcio' viene definito Baggio da Messi, ed un è una considerazione ampiamente diffusa dagli amanti del calcio.

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Il ritiro dal calcio "una liberazione"

Ma se lo si paragona a mostri sacri come Maradona o Pelé, viene fuori tutta la modestia (sincera): "Non so cosa dirvi. È difficile riconoscermi tra loro. Non mi sono mai sentito così. Mi sono sempre sentito uno dei miliardi di persone che camminano su questa terra. Ho avuto la fortuna di giocare a calcio e di fare ciò che amo. Ma non mi sento come loro. Forse è meglio non esserne consapevoli. Forse la consapevolezza di ciò ti cambierebbe. Io non voglio cambiare". D'altronde vive ancora in campagna, dove è cresciuto, vicino Vicenza.

Una pace ritrovata dopo il ritiro dal calcio, avvenuto a San Siro nel 2004 e che definisce come una liberazione. "Finivo l'allenamento e tornavo a casa", racconta. "Da Brescia a casa mia c'era un'ora di macchina e quando tornavo dopo un'ora con la gamba piegata non riuscivo a raddrizzarla. Mia moglie, Andreina, lo sapeva. Scendeva ad aiutarmi e io facevo stretching per riuscire a camminare di nuovo. Alla fine, finire di giocare è stata una liberazione per me, una gioia". Un 'basta' arrivato a 37 anni e che sarebbe potuto arrivare anche prima. Una carriera da girovago, ha vestito le maglie dei tre principali club italiani ovvero Juventus, Milan ed Inter, ma poi anche scelte come quelle di portare il suo talento in piazze quali Bologna e Brescia. E poi c'è il capitolo Nazionale...

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Il Mondiale a Pasadena

"Ho sempre rifiutato squadre al di fuori dell'Italia, perché sognavo di tornare in Nazionale e di giocare un Mondiale in Giappone (nel 2002). Ho rifiutato. Le opportunità c'erano, ma le ho sempre messe da parte. Se mi chiedete se mi sarebbe piaciuto giocare alla Bombonera, vi rispondo: 'Certo. Certo che l'avrei fatto, se avessi potuto". L'Argentina occupa un posto speciale nel cuore di Baggio, come si evince da alcuni annedoti raccontati. Ed è lì, infatti, che ha trascorso l'estate dopo il Mondiale del 1994, perso in finale contro il Brasile a Pasadena: quella che rappresenta ancora oggi per lui una ferita aperta.

"L'intera Coppa del Mondo, non solo le nostre partite, è stata influenzata dal caldo. È stato allucinante. Abbiamo dovuto sforzarci oltre i limiti dell'umanamente possibile per poter giocare. Ma nonostante tutto, eravamo spinti dalla passione e dal desiderio di ottenere risultati, e molti italiani che vivevano lì come immigrati erano orgogliosi di noi. Lo sentivamo come squadra. È stata una spinta in più per superare gli ostacoli". Tutti superati, gli ostacoli, tranne uno: il Brasile. Una sfida arrivata ai calci di rigore, con tre errori per gli azzurri: Baresi, Massaro e proprio Baggio.

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"Rigore sbagliato? Avessi avuto una pistola..."

Anche se il 'Divin Codino' avesse segnato il suo, forse sarebbe cambiato poco in termini di risultato. Ma quel giorno Baggio perse tantissimo: la partita, forse il Pallone d'Oro e il FIFA World Player of The Year. E, ovviamente, il Mondiale. Un dolore che riecheggia ancora oggi, quello per il rigore sbagliato: "Se avessi avuto un coltello in quel momento, mi sarei accoltellato", dice. "Se avessi avuto una pistola, mi sarei sparato. In quel momento volevo morire. È andata così". Dieci anni dopo, esattamente dieci anni dopo, il ritiro.

E a distanza di 21 anni dall'addio al calcio, cosa fa Baggio? "Seguo ancora il calcio, assolutamente sì. Guardo sempre molti highlights su YouTube; i campionati italiano, argentino, inglese e sudamericano, sia brasiliano che argentino, a volte cileno o paraguaiano. Magari ci sono persone che conosco, come Martin Palermo, che allena il Club Olimpia (ad Asuncion). Mi piace controllare come sta, se sta bene. Sono più legato ai miei amici. Li seguo sempre". Baggio resta un'icona, come testimoniato anche dalle foto che Paulo Dybala e Paul Pogba han voluto con lui, ma nessun ruolo nel mondo del calcio se non quello di ambasciatore: "Devo dire che a un certo punto della mia vita ho pensato che fosse arrivato il momento di godermi la mia famiglia, di starle vicino, di godermi le cose semplici e di fare, soprattutto, quello che non ho fatto per quasi 40 anni. Così ho scelto la libertà. E questo non ha prezzo".

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"Rigore sbagliato? Avessi avuto una pistola..."

Anche se il 'Divin Codino' avesse segnato il suo, forse sarebbe cambiato poco in termini di risultato. Ma quel giorno Baggio perse tantissimo: la partita, forse il Pallone d'Oro e il FIFA World Player of The Year. E, ovviamente, il Mondiale. Un dolore che riecheggia ancora oggi, quello per il rigore sbagliato: "Se avessi avuto un coltello in quel momento, mi sarei accoltellato", dice. "Se avessi avuto una pistola, mi sarei sparato. In quel momento volevo morire. È andata così". Dieci anni dopo, esattamente dieci anni dopo, il ritiro.

E a distanza di 21 anni dall'addio al calcio, cosa fa Baggio? "Seguo ancora il calcio, assolutamente sì. Guardo sempre molti highlights su YouTube; i campionati italiano, argentino, inglese e sudamericano, sia brasiliano che argentino, a volte cileno o paraguaiano. Magari ci sono persone che conosco, come Martin Palermo, che allena il Club Olimpia (ad Asuncion). Mi piace controllare come sta, se sta bene. Sono più legato ai miei amici. Li seguo sempre". Baggio resta un'icona, come testimoniato anche dalle foto che Paulo Dybala e Paul Pogba han voluto con lui, ma nessun ruolo nel mondo del calcio se non quello di ambasciatore: "Devo dire che a un certo punto della mia vita ho pensato che fosse arrivato il momento di godermi la mia famiglia, di starle vicino, di godermi le cose semplici e di fare, soprattutto, quello che non ho fatto per quasi 40 anni. Così ho scelto la libertà. E questo non ha prezzo".

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