Chinè, cronaca di un rinnovo annunciato: quando la velocità è a senso unico

Di nuovo a capo della Procura Federale fino al 2028: un prolungamento arrivato senza comunicati né dichiarazioni ufficiali

La notizia è apparsa solamente su alcuni organi di informazione e senza troppi approfondimenti ma, in assenza di smentite, va registrata la conferma di Chiné a capo della Procura Federale fino al 2028. Lungi dal discutere le indubbie qualità professionali del Procuratore, urge tuttavia domandarsi se il lavoro svolto negli anni lasci qualche perplessità o sia realmente meritevole di rinnovo per un altro mandato. Prima ancora di occuparci dell’attualità, occorre operare un breve bilancio del lavoro di quell’ufficio da qualche tempo a questa parte. Si potrebbe partire dal lavoro frettoloso e parziale svolto nel 2006, confermato proprio da una relazione di qualche anno dopo dell’allora procuratore Palazzi, nella quale si riconobbe che era stato assegnato uno scudetto a tavolino a una società che avrebbe al contrario dovuta essere sanzionata per illecito sportivo. “Avrebbe dovuto”, perché sfortuna volle che quelle intercettazioni fossero rimaste nei cassetti di non si sa chi e non si sa perché e quindi, com’è ingiusta a volte la vita, prescrizione, tavolino rimasto lì e media italiani in totale silenzio, pronti a conteggiare realmente quel titolo negli anni seguenti, per di più rimanendo seri.

Il turno di Pecoraro e l'audio di Pjanic

Più avanti è stato il turno dell’ottimo Pecoraro, già prefetto di Roma e ancora oggi premiato dal governo con incarichi di rilievo dopo avere espletato il suo ruolo di Procuratore federale, ispirato dall’amore per la giustizia e ancor più per il suo Napoli, dichiarato anche in una intervista da Marzullo in cui, mentre era in carica, auspicava lo scudetto per gli azzurri. Verrà ricordato, in particolare, per una intercettazione modificata e da lui erroneamente attribuita ad Agnelli di fronte alla Commissione Antimafia, per la richiesta di 30 mesi (!) di squalifica per il presidente bianconero per i rapporti con la tifoseria organizzata, per una grottesca insistita ricerca del leggendario audio relativo al fallo di Pjanic (che peraltro riguardava un giallo, quindi non passibile di intervento Var) e altre ghiottonerie assortite.

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L'avvento di Chiné

Il duro compito di sostituirlo è toccato appunto nel 2019 a Giuseppe Chiné, che ha vissuto il principale momento di attenzione mediatica a fine 2022 quando, dopo avere inizialmente prosciolto la Juventus, ha deferito la società bianconera chiedendo la revocazione della sua precedente decisione alla luce del materiale arrivato dalla Procura di Torino (poi rivelatasi incompetente) e sbandierato con grande attenzione e sfilata quotidiana di intercettazioni in prima pagina da alcuni importanti media, veri e propri partner dell’accusa. Revocazione e 15 punti di penalizzazione, tutto entro qualche settimana dalla chiusura delle indagini, per una serie di motivi che vanno dal foglio nero di Paratici alla contabilizzazione delle permute non in linea con la quotazione in borsa, dalla programmazione delle plusvalenze con le x al posto dei giocatori (!) fino al sempre verde articolo 4 sulla slealtà sportiva, vera e propria àncora cui appigliarsi per ogni procuratore federale che si rispetti. Nessuna domanda alla Covisoc sul motivo per cui fossero state segnalate le operazioni di alcune squadre e non di altre anch’esse quotate in borsa, la peculiare celerità della giustizia sportiva, quel bizzarro concetto di “afflittività” per il quale “la Juve deve finire ora dietro la Roma, fuori dalle coppe europee”, insomma tutto quel campionario di anomalie che ben conosciamo e che hanno condotto alla sanzione più dura mai registrata a causa di giocatori professionisti che esistevano davvero e si spostavano realmente. Una nuova linea finalmente dura dopo decenni di tolleranza verso scambi inesistenti di ragazzi che talvolta non firmavano neanche personalmente il contratto con la nuova presunta squadra? Tolleranza zero verso chi fa il furbo?

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I casi Osimhen, Diawara e Manolas

Ovviamente no, perché nonostante le ormai risalenti richieste di rinvio a giudizio per De Laurentiis e la vecchia dirigenza della Roma, siamo sempre fermi lì: niente di interessante sul caso Osimhen, per il quale 3 ragazzi che non sapevano neanche per quale squadra avessero firmato (leggere al riguardo le illuminanti parole di alcuni di loro a mezzo stampa, ben note anche al procuratore ormai da anni) e senza alcuna intenzione di spostarsi sono stati valutati diversi milioni ciascuno; niente per Diawara/Manolas; niente – a oggi – per le molteplici operazioni contestate alla Roma di Pallotta, dimenticate a suo tempo da chi avrebbe avuto il compito di vigilare, nonostante anche i giallorossi fossero al tempo di alcuni scambi ancora quotati in Borsa; niente sulle dure accuse di autoriciclaggio che riguardano il presidente Gravina; niente per l'indagine sui rapporti tra Lazio e Salernitana; molta cautela (anche del presidente federale che invitava alla prudenza) sul fronte rapporti con gli ultrà (lontani i tempi dei 30 mesi richiesti per Agnelli per avere venduto troppi biglietti) con tanto di patteggiamento e una giornata di squalifica da scontare proprio in un delicatissimo e complicato Inter-Verona in cui i nerazzurri avrebbero tenuto a riposo i titolari; non c’è più notizia di alcunché, tutto fermo o comunque tutto ok, niente celerità, niente di niente come nei decenni precedenti e (immaginiamo) successivi rispetto al caso Juventus. Tutto, si intende, nel totale disinteresse dei media italiani, ringalluzziti solo tra il 2022 e il 2023. Che altro fare, dunque, se non confermare il procuratore federale per altri 3 anni?

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La notizia è apparsa solamente su alcuni organi di informazione e senza troppi approfondimenti ma, in assenza di smentite, va registrata la conferma di Chiné a capo della Procura Federale fino al 2028. Lungi dal discutere le indubbie qualità professionali del Procuratore, urge tuttavia domandarsi se il lavoro svolto negli anni lasci qualche perplessità o sia realmente meritevole di rinnovo per un altro mandato. Prima ancora di occuparci dell’attualità, occorre operare un breve bilancio del lavoro di quell’ufficio da qualche tempo a questa parte. Si potrebbe partire dal lavoro frettoloso e parziale svolto nel 2006, confermato proprio da una relazione di qualche anno dopo dell’allora procuratore Palazzi, nella quale si riconobbe che era stato assegnato uno scudetto a tavolino a una società che avrebbe al contrario dovuta essere sanzionata per illecito sportivo. “Avrebbe dovuto”, perché sfortuna volle che quelle intercettazioni fossero rimaste nei cassetti di non si sa chi e non si sa perché e quindi, com’è ingiusta a volte la vita, prescrizione, tavolino rimasto lì e media italiani in totale silenzio, pronti a conteggiare realmente quel titolo negli anni seguenti, per di più rimanendo seri.

Il turno di Pecoraro e l'audio di Pjanic

Più avanti è stato il turno dell’ottimo Pecoraro, già prefetto di Roma e ancora oggi premiato dal governo con incarichi di rilievo dopo avere espletato il suo ruolo di Procuratore federale, ispirato dall’amore per la giustizia e ancor più per il suo Napoli, dichiarato anche in una intervista da Marzullo in cui, mentre era in carica, auspicava lo scudetto per gli azzurri. Verrà ricordato, in particolare, per una intercettazione modificata e da lui erroneamente attribuita ad Agnelli di fronte alla Commissione Antimafia, per la richiesta di 30 mesi (!) di squalifica per il presidente bianconero per i rapporti con la tifoseria organizzata, per una grottesca insistita ricerca del leggendario audio relativo al fallo di Pjanic (che peraltro riguardava un giallo, quindi non passibile di intervento Var) e altre ghiottonerie assortite.

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