Pagina 3 | Giletti e il mercato: "Juve, serve un top a centrocampo e Vlahovic va sostituito"

Nel flusso continuo del dibattito sportivo italiano sul caso escort legato al calcio (con i nomi i primi nomi dei giocatori usciti in una lista pubblicata da Il Giornale), è arrivato anche l’intervento di Massimo Giletti a Radio CRC. Ospite della trasmissione "A Pranzo con Chiariello", il giornalista ha affrontato senza filtri temi che hanno finito per toccare politica e società. Un racconto diretto, a tratti provocatorio, che alterna retroscena e giudizi netti, senza cercare compromessi. Dall'attualità al calcio giocato, Giletti ha approfondito anche la stagione del Napoli, difendendo Conte, e quella della Juve, puntando su Spalletti anche per il futuro.

Il caso escort e le ombre sul calcio

Giletti è entrato subito nel vivo con un tema che ha riacceso il dibattito mediatico: "La notizia dei presunti incontri dei giocatori di Inter, Milan e Juventus con delle escort non è una novità, non capisco tutto questo clamore. C’è stata un’indagine scientifica della Guardia di Finanza di Milano che ha scoperto le carte in tavola e per questo si è generato tanto clamore, ma non è una novità". Il giornalista ha rivendicato anche un suo lavoro svolto in passato: "Io già l’avevo fatta l’inchiesta sulle escort dei giocatori due anni fa, abbiamo persino intervistato alcune ragazze che erano state con dei calciatori e hanno fatto nomi di giocatori di Inter, Milan e Juventus". 

 

 

Nel suo racconto sono emersi episodi e nomi noti come Theo Hernandez: "Lui fu persino accusato poiché c’era un noto personaggio calabrese che faceva entrare tutti i giocatori e i personaggi famosi dentro il suo locale e li conduceva in una saletta privata. Dopo di che, non se n'è più parlato e il caso è stato riaperto da Fabrizio Corona, ma quello che è emerso negli ultimi giorni non è una novità". E ha aggiunto: "Il giro è vasto. Che i giocatori andassero con le prostitute e facessero uso della droga del palloncino è un deja vu. Ci fu un’inchiesta a Roma che coinvolse persino Francesco Totti il quale smentì tutto dicendo che non era mai stato con una prostituta poiché si diceva che aveva accompagnato alcuni giocatori della Roma in alcuni locali. Bobo Vieri fu persino intercettato dalla Telecom per capire dove andava. Il mondo dorato del calcio utilizza queste ragazze, è la verità. La notizia fa clamore ed è la classica vicenda da banalità del male"

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I problemi della prostituzione: "Mi finsi un cliente e..."

"Qualche anno fa mi finsi un cliente che cercava servizi sessuali da una ragazza che intervistai. Senza che le sollecitassi, lei non sapeva che avessi una telecamera e mi rivelò che alcuni giocatori della Serie A pretendevano da lei un certo tipo di rapporto anche nella parte più morbosa e piccante. Adesso escono i nomi di questi calciatori perché c’è un'inchiesta della Guardia di Finanzia" - ha spiegato Giletti. Poi ha aggiunto: "La prostituzione se fatta in un certo modo non è neanche un reato, il problema è quando essi si servono di una società o una struttura con la quale si mediava. A quel punto la faccenda diventa seria. Dopo di che, a me che i calciatori vanno con le prostitute non mi scandalizza tanto che non faccio la morale a nessuno. Se, invece, questi si drogano è un altro discorso poiché questo sarebbe un fatto più grave e complesso. Tutto ciò viene insabbiato dal sistema, ma vedremo se questa volta succederà".

Milano, "mecca dorata" e modello sociale

Non solo calcio. Giletti ha allargato il discorso alla trasformazione urbana e sociale di Milano: "Milano è diventata ormai la mecca dorata dei milionari grazie al progetto multimilionario voluto dal sindaco di sinistra Giuseppe Sala che ha svenduto la città ai ricchi, anziché pensare a far stare bene le persone nelle periferie". Nel mirino c’è anche il sistema fiscale e il suo impatto: "La famosa tax ha permesso, anche dopo le recenti vicende legate alla guerra in Medio-Oriente, a tanti milionari di venire a Milano per stare alcuni mesi e pagare 100mila euro di tasse. Tutto ciò ha favorito un giro di soldi dove, quando i soldi girano, essi si portano via tutto il sistema morale che ne consegue". 

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Conte e il Napoli: tra meriti e memoria corta

Si è passati poi al calcio giocato in senso stretto e Giletti ha difeso con forza Antonio Conte e il suo lavoro al Napoli: "Ha fatto un successo clamoroso vincendo lo scudetto la passata stagione con il Napoli. È difficile per una squadra ripetersi, non c’è riuscita l’Inter che ha una società solida e una rosa incredibile. Conte ha avuto il merito di aver ristrutturato una squadra che era abbandonata a sé stessa. Quest’anno il Napoli è stato decimato dagli infortuni, la cui responsabilità è anche del preparatore atletico degli azzurri. Sicuramente è stato brutto il modo in cui è uscito dai gironi della Champions. Il Napoli in Danimarca è uscito malissimo dalle competizione europee. Arrivare secondi, come ricorda lo stesso Antonio, è il primo dei perdenti poiché tra arrivare secondi e arrivare quarti non c’è grande differenza.

Conte, però, è uno dei pochi uomini che ha vinto in Italia con tre squadre diverse, ovvero Inter, Juventus e Napoli. Non c’è nessun altro come lui. È un allenatore difficile da gestire e faticoso pure per i calciatori poiché li martella continuamente. Per questo non è un caso che resta pochi anni nei club e poi va via. Definire, però, una stagione fallimentare è esagerato, qualificarsi in Champions dopo tutto quello che è successo in questa stagione è un buon risultato. Io ho una grande stima di Antonio Conte. A Napoli dimenticate in fretta i successi".

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Juventus e mercato: le indicazioni per il futuro

Infine, uno sguardo alla Juventus, sua squadra del cuore, e alle prospettive tecniche. Giletti ha esaltato il lavoro di Luciano Spalletti: "Ha fatto un capolavoro alla Juventus con gli stessi giocatori che avevano gli altri. Adesso la Juventus poteva essere seconda solo all’Inter se ci fosse stato lui sulla panchina bianconera all’inizio del campionato. Alla Juventus serve un grande calciatore a centrocampo e deve trovare il sostituto centravanti di Dusan Vlahovic che andrà via a fine stagione e non è una cosa facile sostituirlo" - così il giornalista ha concluso senza troppi giri di parole, dimostrandosi ancora una volta diretto e nel dare i giudizi anche sui temi più delicati.

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Conte e il Napoli: tra meriti e memoria corta

Si è passati poi al calcio giocato in senso stretto e Giletti ha difeso con forza Antonio Conte e il suo lavoro al Napoli: "Ha fatto un successo clamoroso vincendo lo scudetto la passata stagione con il Napoli. È difficile per una squadra ripetersi, non c’è riuscita l’Inter che ha una società solida e una rosa incredibile. Conte ha avuto il merito di aver ristrutturato una squadra che era abbandonata a sé stessa. Quest’anno il Napoli è stato decimato dagli infortuni, la cui responsabilità è anche del preparatore atletico degli azzurri. Sicuramente è stato brutto il modo in cui è uscito dai gironi della Champions. Il Napoli in Danimarca è uscito malissimo dalle competizione europee. Arrivare secondi, come ricorda lo stesso Antonio, è il primo dei perdenti poiché tra arrivare secondi e arrivare quarti non c’è grande differenza.

Conte, però, è uno dei pochi uomini che ha vinto in Italia con tre squadre diverse, ovvero Inter, Juventus e Napoli. Non c’è nessun altro come lui. È un allenatore difficile da gestire e faticoso pure per i calciatori poiché li martella continuamente. Per questo non è un caso che resta pochi anni nei club e poi va via. Definire, però, una stagione fallimentare è esagerato, qualificarsi in Champions dopo tutto quello che è successo in questa stagione è un buon risultato. Io ho una grande stima di Antonio Conte. A Napoli dimenticate in fretta i successi".

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