
La Perla Nera del calcio
C’è un calcio lontano dai grandi riflettori, senza Var né ingaggi milionari, ma che profuma ancora di romanticismo e sana passione. A Linosa, la “Perla Nera” delle Pelagie, un puntino in mezzo al Mediterraneo, la scommessa di alcuni giovani locali ha creato uno straordinario fermento e domenica ha segnato un momento storico: la prima partecipazione al campionato della Figc di Terza Categoria, girone di Agrigento. Un’avventura ricca di difficoltà, ma l’entusiasmo ha permesso di superare gli ostacoli e di puntare sullo sport come riscatto sociale e lanciare una sfida all’isolamento e alla noia, soprattutto nei mesi invernali, quando gli unici svaghi in un territorio di appena 5,4 kmq e con soli 400 abitanti, sono il bar e la pesca. L’Asd Linosa è stata costituita un anno fa, dopo avere ristrutturato alla buona il polveroso campetto della Pozzolana. Sono state disputate alcune amichevoli e la vittoria nella Coppa del Mediterraneo qui è motivo di grande orgoglio. «Non volevamo disperdere tutta questa euforia – dice Giovanni Errera, imprenditore turistico e presidente della nuova società gialloverde – e così, nonostante la mancanza di infrastrutture e l’emarginazione geografica, ci siamo tuffati in questa avventura difficile e onerosa. La Terza Categoria è l’occasione per incoraggiare i nostri giovani e assicurare loro un confronto con le altre realtà».
Storia e sfide dell'isola
Linosa si trova a Nord della più nota “sorella” Lampedusa, da cui dista 40 chilometri, a metà strada tra Sicilia e Tunisia, lontane entrambe 160 chilometri. Qui trovavano rifugio i navigatori del Mediterraneo, poi l’abbandono e la ripopolazione a partire dal 1845. Oggi l’isola - assieme ai capperi e alle lenticchie - accoglie i visitatori con le sue casette colorate, un luogo incantato dove le innovazioni sono arrivate a rilento: solo nel 1963 il telefono, nel 1967 la centrale elettrica, nel 1976 il ripetitore Rai e la tv. Ora il calcio apre una nuova frontiera di integrazione e di sviluppo, un’occasione per sentirsi meno soli, anche se i problemi da affrontare sono parecchi. Primo fra tutti: la mancanza di un impianto. Il Linosa, infatti, gioca le partite “in casa” allo stadio Vincenzo Collura di Porto Empedocle. Per raggiungerlo ci vogliono sette ore di nave, con partenza il sabato sera e rientro il lunedì. «Dovremo anche pernottare - aggiunge Errera - e dunque le spese saranno ingenti. Faremo praticamente 20 partite tutte in trasferta. Abbiamo chiesto alla società Caronte&Tourist, che assicura i collegamenti marittimi tra la Sicilia e le isole Pelagie, di venirci incontro e sponsorizzarci».
Il riscatto sociale dei ragazzi di Linosa
Nell’isola è in atto una raccolta di fondi per sostenere i costi del campionato e in tanti si stanno prodigando attraverso donazioni e l’acquisto del materiale da gioco. «Il progetto - assicura Paolo Anfonso Di Emanuele, specializzando in Agraria e trequartista della squadra - è nato per dare stimoli a noi ragazzi e per colmare l’esigenza di misurarci col calcio vero. C’è tanto entusiasmo, i due bar dell’isola montano i maxischermi per far vedere le nostre partite e c’è anche chi si organizza per viaggiare e venire a tifare. Ma l’aspetto agonistico passa in secondo piano, ci interessa quello sociale. Qui siamo abbandonati da tutti, le carenze maggiori riguardano la sanità, i trasporti e l’istruzione. Siamo abituati alle difficoltà, ci alleniamo su un campo di patate, speriamo che il calcio possa darci visibilità». Il Linosa, allenato da Salvatore Portelli, ha debuttato domenica con un incoraggiante 1-1 sul terreno del Cattolica Eraclea. Poi arriveranno tante altre sfide, la più attesa contro il Canicattì, che ha un passato in C. «Durante questi mesi - assicura Eugenio Bonadonna, centrocampista impegnato in una associazione che tutela le tartarughe marine Caretta Caretta - ho visto gli occhi dei miei compagni brillare per l’emozione. A Linosa, finita l’estate, si vive di monotonia e quest’avventura sta appassionando. Il sogno? Avere un impianto tutto nostro, senza più girovagare, dove ospitare i nostri avversari e regalare loro i nostri valori di amicizia e accoglienza».
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