Glasgow: la salvezza della sua memoria  

Nel 1873 il Queen’s Park inaugurò lo stadio destinato a entrare nella storia. La lotta della comunità
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Francesco CaremaniFrancesco Caremani

Pubblicato il 30.10.2026, 13:15

5 min

A Glasgow ci sono luoghi che sembrano non avere niente da raccontare. Case di mattoni, giardini e strade tranquille. Bisogna scendere a sud del Clyde e raggiungere Crosshill. Tra le abitazioni c’è un terreno che ha cambiato la storia dello sport. Si chiama First Hampden e se il calcio avesse una casa degli antenati sarebbe qui. Non ci sono più tribune né giocatori. Rimangono un prato, un edificio e tracce sotto terra. Nel 1873 il Queen’s Park, il club più antico di Scozia, inaugurò qui uno stadio destinato a lasciare un segno nel football. Un impianto per spettatori e partite, quando il calcio cercava ancora la propria identità.

La leggenda del Firts Hampden

Il 25 ottobre di quell’anno il Queen’s Park batté 7-0 il Dumbreck nella Coppa di Scozia. Nel 1874 First Hampden ospitò la prima finale del torneo. Quattro anni dopo divenne la casa della nazionale scozzese, che vi rimase imbattuta. Nel 1882 arrivò un 5-1 contro l’Inghilterra. In campo c’era anche Andrew Watson, il primo calciatore nero ad aver giocato in una nazionale. Un uomo che aveva superato le barriere razziali del proprio tempo. Erano gli anni degli Scotch Professors, i maestri scozzesi che insegnarono al mondo un altro modo di giocare. Alle corse individuali preferivano i passaggi, alla forza l’intelligenza collettiva. Avevano intuito che il pallone poteva fare più strada di un uomo e da Glasgow quell’idea attraversò la Manica e gli oceani.

La First Hampden for All: cos'era

Adesso First Hampden rischia di diventare soltanto un ricordo. Per oltre un secolo il terreno ha ospitato l’Hampden Bowling Club. Quando il circolo ha chiuso, all’inizio del 2026, edificio e prato sono stati rimessi sul mercato degli affitti. La proprietà è di City Property Glasgow, società comunale attenta anche alla redditività immobiliare. I residenti, però, non vogliono assistere in silenzio alla perdita di un pezzo della loro città.  È nata così First Hampden for All, una campagna per trasformare l’area in uno spazio aperto a tutti, dove raccontare la storia del calcio e tornare a incontrarsi. Un posto per bambini, famiglie e residenti. Non un museo di fotografie ingiallite, ma un luogo da vivere. Quasi mille persone hanno già sostenuto l’iniziativa.

A Glasgow vogliono salvare il First Hampden

Nel maggio scorso Historic Environment Scotland ha riconosciuto come monumento nazionale i resti dell’antico padiglione, individuati negli scavi del 2021. La tutela riguarda però soltanto una parte del sito: edificio dell’ex bowling club e terreno adiacente restano esclusi. La richiesta di trasferirli alla comunità è stata respinta e il futuro di First Hampden resta incerto. Fa un certo effetto pensare che il calcio, industria capace di muovere miliardi, possa lasciare al proprio destino uno dei luoghi in cui è cresciuto. Si costruiscono stadi sempre più grandi, si vendono biglietti sempre più cari, si celebrano le leggende. Intanto, a Glasgow, un gruppo di cittadini deve battersi perché un prato e un vecchio edificio non perdano il legame con la storia. Gli stadi possono scomparire, le tribune essere demolite, le città cambiare volto. Ma certi luoghi continuano a esistere nella memoria, anche quando quasi nulla è rimasto. Il calcio è fatto anche di storie tramandate, appartenenze che resistono, generazioni che non si sono mai incontrate e riconoscono qualcosa di proprio nello stesso pezzo di terra. A Glasgow stanno cercando di salvarne uno. Non chiedono di riportare indietro il tempo, ma vorrebbero che ciò che resta di First Hampden avesse ancora un futuro. E che un bambino, passando di lì tra qualche anno, sapesse che su quel prato, prima dei grandi stadi e delle televisioni, si giocava già il calcio che conosciamo. O, forse, quello che abbiamo dimenticato.

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