"Io come Ronaldo, dallo Sporting alla Juve... Il primo pensiero e la scommessa su di me"

L'intervista esclusiva a Capeta: "Scudetto alle giallorosse, ma già le abbiamo battute in due finali..."

Per presentarsi le sono bastati 6 minuti. Il tempo tra il momento del suo esordio e il primo gol segnato, nell’andata playoff di Champions contro il Wolfsburg. Erano passati appena dieci giorni da quando l’attaccante portoghese classe 1997 Ana Capeta era arrivata a Vinovo: esperienza, tecnica, fame. Canzi ora punta su di lei per la finale di Coppa Italia di domani contro la Roma.

Ana Capeta, c’è una favorita per la finale?Credo di no. È chiaro che in questo momento gli occhi sono puntati più sulla Roma perché ha vinto il campionato, ma non dobbiamo dimenticare che in stagione la Juve ha disputato due finali contro le giallorosse e le ha vinte entrambe”.

Qual è il loro punto forte? Mi ha colpito molto la pazienza che possiedono nel giro palla e come riescono in fase di possesso a presentarsi sempre molto compatte in attacco. Un aspetto che avevo già notato in Champions, quando le ho affrontate con lo Sporting, all’inizio di questa stagione”.

In cosa crede che la Juve sia superiore alle giallorosse?Un altro tipo di pazienza! Quella che serve quando non abbiamo la palla: la capacità di saper aspettare, mantenere la posizione per poi ricostruire con lucidità una volta riconquistata palla”.

Il terzo posto in Serie A, utile per la Champions, è stato blindato alla penultima giornata. Avete mai temuto di non farcela?No, mai. Siamo la Juve, siamo sempre state molto focalizzate su questo obiettivo perché ne conoscevamo benissimo il peso”.

Il suo impatto sul nostro campionato è stato molto potente. Al contrario come è andata?Ciò che mi ha colpito di più è aver trovato qualità anche nelle squadre che in classifica occupano posizioni medio/basse: questo aiuta un campionato a essere competitivo e quindi fa crescere la voglia di esserci e rimanerci”.

Lo dimostra il suo recente rinnovo. C’è qualcosa che ricorda in particolare del primo incontro?Il direttore Braghin mi aveva detto che mi conosceva da molto tempo, sin da un torneo a cui avevo partecipato con la Nazionale quando non avevo ancora 16 anni. Mi aveva colpito molto questa sua attenzione”.

Quando ha saputo dell’interesse della Juventus, qual è la prima giocatrice che le è venuta in mente?Girelli. Il mio primo pensiero è stata la gioia di poter condividere il reparto d’attacco con lei, lavorare con lei, imparare da lei. Purtroppo, però, è durato poco e quando ho saputo che sarebbe andata negli Stati Uniti è stato triste per me, ma sono comunque felice di aver potuto condividere anche quel poco tempo”.

Sente ora una maggiore responsabilità?La sento, ma questa scommessa che il club ha fatto su di me rappresenta un valore aggiunto che mi permette di continuare a lavorare e a dare il meglio. Il mio obiettivo adesso è di rimanere qui a lungo e vincere tanti trofei”.

Da portoghese a due grandi portoghesi: Cristiano Ronaldo e Mourinho. Da chi ha tratto più ispirazione?Cristiano Ronaldo è sempre stato un riferimento perché è partito dal nulla e solo grazie al lavoro è riuscito ad arrivare dove è oggi. E poi, ironicamente, anche io come lui ho giocato prima nello Sporting e poi nella Juve… Anche se io non faccio le rovesciate che fa lui (sorride, ndr)!”.

È stato facile adattarsi all’Italia?Sì, la gente qui è molto amichevole e anche con la lingua in qualche modo riesco a comprendere e farmi capire. È stato facile anche all’interno del gruppo, le compagne si sono dimostrate da subito disponibili al dialogo, alla condivisione, alla voglia di stare insieme anche oltre il campo”.

C’è un piatto che magari non conosceva e che, a distanza di tre mesi, è già diventato irrinunciabile?Prima di arrivare qui io davvero non mangiavo né pasta, né formaggio. Ora mi ritrovo a mangiare tutti i giorni pasta con il formaggio. Ed è buonissima!”.

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