Summit Toro: dalla porta a Dovbyk, oltre a Praet-Laurienté

Vagnati ha ribadito al tecnico che per adesso la priorità di Cairo è vendere al meglio Bremer. E il tempo passa
Summit Toro: dalla porta a Dovbyk, oltre a Praet-Laurienté© Getty Images

Vagnati si era presentato l’altro ieri nel ritiro austriaco del Torino: e poi è rimasto in quota anche per seguire l’amichevole con l’Eintracht. Un blitz a metà strada tra esigenze pratiche e indicazioni strategiche. Con vista su Milano: giacché il rientro in Italia del dt lo porterà di nuovo nel cuore del mercato, almeno quanto a location. In ogni caso, il summit con Juric è stato servito. Che dire: Ivan ha allargato le braccia. Il suo silenzio davanti a taccuini e microfoni sta rendendo bene l’idea dello stato d’animo del tecnico. Lavora, pensa a lavorare, si nasconde dietro al lavoro. Si nasconde, ma non per nascondersi: solo per evitare di comparire troppo e sbraitare, mettiamola così. Giacché, se parlasse, cosa mai potrebbe dire, oggi come oggi? Un anno fa si lamentava per il mercato asfittico, ritardato all’ultimo secondo, tra obiettivi primari evaporati e altri arrivati fuori tempo limite, per i suoi gusti. Gusti che sono necessità oggettive: poter disporre con buona programmazione di rinforzi già durante il ritiro significa accelerare il loro inserimento e ridurre i problemi atletici e muscolari. Per cui Juric ha allargato le braccia. Per la serie: dove vogliamo arrivare? Dove volete arrivare? «Le promesse erano altre, i piani erano altri», sentenziò rabbiosamente verso la fine dello scorso agosto. E poi a maggio, con la serenità di chi sa di avere ragione, ma anche con la determinazione di chi metteva già in guardia naviganti sfuggenti: «Se vogliamo alzare l’asticella dopo l’ottima annata vissuta e il grande lavoro fatto, serviranno 10 rinforzi veri».

Ma la rinascita battezzata da Ivan sta lasciando spazio solo a una diaspora, a parte il riscatto di Pellegri e l’ingaggio di Radonjic e Bayeye, due scommesse pur molto diverse tra loro. Juric ha dovuto amaramente salutare Belotti, Mandragora, Pobega, Praet. E ha perso Brekalo e Pjaca. E sta per perdere anche Bremer. E in porta ha sempre e solo Berisha, un salvagente dalla tenuta non esattamente eccezionale, con alle spalle Sua Incertezza Milinkovic. In difesa, poi, come minimo manca il sostituto di Gleison. In mediana, due centrocampisti: ci sono solo Ricci e Lukic, con Linetty e Segre sul mercato. La trequarti è un tavolino con una gamba sola: Radonjic, con Verdi e Seck destinati il primo a essere scaricato altrove e il secondo prestato, strada facendo. Non c’è poi bisogno di aver studiato al Politecnico per far di conto e comprendere che mancano 3 jolly offensivi, tra ali pure e trequartisti. E in attacco? Zaza è ai margini della rosa da mesi e Millico non è stato manco tato in Austria. E Sanabria fa e farà sempre rimpiangere Belotti. Ferma restando la buona scelta di voler credere nel giovane Pellegri, occorre un bomber vero. Un centravanti come Dio comanda. O almeno che possa andare a bene a Juric, dio pagano di questo Toro dimezzato, da lotta per non retrocedere. Riassumiamo: un portiere, un difensore, due centrocampisti, tre jolly offensivi e un bomberone. Otto rinforzi veri, se si vuole crescere per davvero e avere ambizioni di Europa, persino. Altrimenti Juric dovrà attaccarsi al tram, cercando di compiere anche miracoli per separare tutti i giorni il grano dal loglio. Ivan ha allargato le braccia con Vagnati, prima di cantarne 4 (anche 6 o 7, va’) alla sua maniera su come funzioni e ragioni il Torino Fc. Il dt ha potuto incontrare anche Bremer, in ottica cessione al «prezzo giusto» (più di 40 milioni pretende Cairo). Il tecnico ha ribadito l’importanza di mettere le mani sugli obiettivi più noti: da Praet e Dovbyk, passando per Laurienté. Il primo per ora è degno di una trattativa da calende greche: offerte neanche presentabili al Leicester. Il secondo costa ancora troppo, più di 12 milioni. Il terzo è in stallo per via del suo club, il Lorient, che fa circolare cifre folli ampiamenni. Per Becao, il difensore dell’Udinese, siamo ai preliminari. Un po’ come per Orsolini, freccia offensiva del Bologna. Mentre Joao Pedro ha scelto il Fenerbahçe. Cairo da ieri mattina ha visto svanire l’incubo Blackstone. Ma i segnali dicono che non aprirà il portafoglio prima di aver ceduto (e bene) Bremer. È un mondo difficile, ripetono a Ivan.

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