Sarà il Tribunale Arbitrale dello Sport di Losanna, in una delle prossime sedute ancora da calendarizzare, a pronunciare l’ultima parola sulla controversa Coppa d’Africa 2025, vinta sul campo dal Senegal 1-0 ai supplementari lo scorso 18 gennaio a Rabat, ma assegnata a tavolino al Marocco dopo 57 giorni dal Comitato d’Appello della Confederazione africana per il momentaneo abbandono del terreno di gioco dei “Leoni della Teranga” al momento del contestatissimo rigore assegnato dall’arbitro congolese Ndala ai padroni di casa all’8° minuto di recupero del secondo tempo. Gli avvocati della Federcalcio di Dakar stanno preparando un dossier volto a ribaltare la sentenza di secondo grado (il primo ricorso del Marocco alla CAF era stato respinto... ) e tornare così in possesso di quell’ambìto trofeo che ricorda la Coppa del Mondo e che gli stessi senegalesi ora non vorrebbero restituire.
Il caos in campo: protesta del Senegal e rigore sbagliato
L’elemento perturbatore è quel tempo lunghissimo (quasi 17’) di sospensione perché il ct senegalese Pape Thiaw aveva ordinato con urla belluine e ampi gesti ai suoi giocatori di rientrare subito negli spogliatoi e ritirarsi in segno di protesta nei confronti dell’arbitro. Tutti lo fecero, tranne uno. Il capitano Sadio Mané, ex stella del Liverpool ora compagno di CR7 nell’Al Nassr. Sapeva che in caso di abbandono a gioco in corso, prima del rigore per il Marocco, il Senegal avrebbe perso la partita a tavolino e sarebbe andato incontro a sanzioni ancor più severe come l’esclusione dalla Coppa del Mondo americana o la squalifica per la prossima edizione della Coppa d’Africa. E così aveva convinto i compagni a rientrare in campo, pur se alla spicciolata, per riprendere la partita. In quel clima surreale uno stravolto Brahim Diaz fallì il penalty del successo marocchino con un maldestro “cucchiaio”. Si andò ai supplementari dove furono gli ospiti a imporsi grazie a un gol di Pape Gueye del Villarreal.
