Morata esclusivo: “Juve, vinci per Pogba!”

L’ex bomber di Allegri, ora all’Atletico: "Certo che tifo Juve contro il Siviglia, anche se sono spagnolo. Ho sentito il mio amico Paul dopo il ko: è un leader, tornerà al top. Il futuro? Non so nulla, ma..."

Cannoniere dell’Atlético Madrid con 13 gol (e 2 assist) che lo collocano attualmente al quinto posto nella classifica marcatori della Liga, l’ex juventino Álvaro Borja Morata, 30 anni, si appresta a seguire domani sera in tv i suoi amici ed ex compagni bianconeri impegnati a Siviglia nel ritorno delle semifinali di Europa League. Il centravanti madrileno dei “colchoneros” ha trascorso quattro stagioni a Torino agli ordini di Allegri in due periodi biennali: dal 2014 al 2016 e dal 2020 alla scorsa estate conquistando due scudetti, tre Coppe Italia e due Supercoppe di Lega. Tanti ricordi e molte emozioni lo legano alla Vecchia Signora, che gli è rimasta profondamente nel cuore. Fra l’altro proprio durante la sua prima avventura nel capoluogo piemontese “El Ariete” ha conosciuto la futura moglie Alice Campello, “influencer” mestrina, mamma dei loro 4 bambini cui sono stati imposti nomi italianissimi: i gemelli Leonardo (come Bonucci... ) e Alessandro (come Del Piero...), Edoardo (nato a Torino) e la piccola Bella di appena 4 mesi.

Morata, da spagnolo ma ex juventino per chi tiferà domani?

«Per la Juve, normale. Tiferei Siviglia in tutti gli altri casi, ma non contro la mia ex squadra. Se i bianconeri purtroppo non dovessero centrare la finale di Europa League, allora starei dalla parte dei miei connazionali nel confronto di fine mese a Budapest che varrà il trofeo contro la vincente dell’altra semifinale tra Bayer Leverkusen e Roma».

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Pensa che la Juventus abbia concrete chances di uscire vincente dalla “fornace” dello stadio sivigliano “Ramón Sánchez-Pizjuán”?

«Sì, certamente. Perché fra le tante motivazioni i bianconeri ne avranno una in più, fortissima: centrare la qualificazione alla finale per dedicare il successo allo sfortunato Pogba. Paul è un giocatore formidabile, lo conosco bene, siamo amici: l’ho subito chiamato dopo la lesione muscolare contro la Cremonese. Passata la frustrazione immediata per l’infortunio, è già concentrato sul recupero. Rientrerà appena possibile e tornerà ai suoi massimi livelli che sono quelli consoni a uno dei centrocampisti più forti del mondo. Io ho giocato insieme a lui e ho potuto ammirare in campo non solo le sue straordinarie doti tecniche e atletiche durante le partite, ma anche il suo modo di allenarsi, la sua irriducibilità, la sua voglia di non mollare mai. È un leader in tutti i sensi: in gara come nelle sedute d’allenamento, dove è un esempio per tutti».

In Spagna i bianconeri partono dall’1-1 risicato di Torino, gol di Gatti al 97’...

«Ma la Juve ha nel proprio DNA uno spirito guerriero e vincente. Parlo con cognizione di causa perché l’ho potuto sperimentare di persona. La rete di Gatti ne è una delle tante dimostrazioni. E inoltre l’1-1 in casa equivale a uno 0-0 perché finalmente dalla scorsa stagione è stata abrogata quella regola antiquata e antisportiva che assegnava valore doppio ai gol in trasferta in caso di parità nella differenza reti finale. L’Europa League non è la Champions, ma chi la vince va automaticamente alla fase a gruppi della Coppa più prestigiosa la stagione successiva. È molto importante per la Juventus con questa storia della penalizzazione di punti in campionato prima inflitta “online” in classifica, poi cancellata dopo tre mesi e adesso nuovamente pendente».

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Senza il suo amico “Polpo” chi potrà essere il giocatore decisivo nella trasferta in Andalusia?

«Ce ne sono tanti, io ne prendo uno dal mazzo: “El Fidéo”. In passato ho giocato con Di María e posso dire che siamo di fronte a un fuoriclasse, non a caso fresco campione del mondo con l’Argentina in Qatar dopo aver conquistato la medaglia d’argento nel 2014 in Brasile. E chissà come sarebbe andata la fi nale di Rio contro la Germania se Ángel non l’avesse dovuta saltare per infortunio... Per me Di María è il campione più sottovalutato dell’ultimo decennio, un fenomeno che avrebbe sempre meritato di essere nella “top 5” mondiale».

Il suo erede Vlahovic è invece finito nell’occhio del ciclone: avvio fulminante, poi si è involuto, segna col contagocce, s’innervosisce, viene sostituito e parte spesso dalla panchina...

«Ho giocato con lui per i primi quattro mesi dell’anno scorso. Lo stimo e lo rispetto. Lui è ancora giovane, è un “millennial”, ma come carattere è un uomo fatto e fi nito. Voglio dire che non ha bisogno di maturare sotto quell’aspetto. Ha temperamento. È di indole forte. È tenace. Alla Juve vuole solo far bene e lavora duro per riuscirci. Reputo ingiuste le critiche che subisce. Quest’anno è stato tormentato dagli infortuni, dalla pubalgia. E poi a chiunque può capitare di attraversare un momento di forma meno brillante del solito. Ma le sue qualità sono indiscutibili».

La Juve cosa deve temere in particolare domani sera?

«Il Siviglia è un buonissimo collettivo, compatto, con la sua precisa fisionomia di gioco. Una squadra che lotta e che si esalta in questa competizione: “Sevilla League” scrivono i giornali spagnoli perché i biancorossi hanno conquistato 6 Europa League negli ultimi 17 anni di cui 4 nelle ultime 9 stagioni. Questo trofeo è un po’ come il loro giardino... Venderanno cara la pelle, il tifo è “caliente” come il torrido clima che già “soffoca” la capitale andalusa, l’altro ieri la temperatura massima era 32 gradi... ».

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Apra il suo album di ricordi del quadriennio juventino: qual è stato il gol più bello fra i 59 complessivi firmati in maglia bianconera?

«Certamente i più importanti sono stati quelli in Champions League, ne ho segnato uno anche nella fi nale di Berlino 2015 contro il Barcellona, il momentaneo 1-1, purtroppo non è però bastato. Nella prima partita dell’edizione successiva ho realizzato la rete vincente, quella del 2-1 nel fi nale, all’Etihad Stadium contro il Manchester City. Ho incorniciata a casa la foto della mia esultanza in scivolata in ginocchio contornato, anche loro in scivolata, da Paulo (ndr: Dybala), Juan (ndr: Cuadrado) e Paul (ndr: Pogba). Un bel gol, sinistro a giro dal limite dell’area con la palla che ha colpito il palo interno della porta di Hart e poi s’è insaccata».

Lo scorso agosto è tornato a Torino per un’amichevole precampionato alla Continassa e ha calato un tris in poco più di un’ora di gioco. E meno male che Simeone l’ha subito sostituita con Cunha, altrimenti chissà quanti ne avrebbe ancora segnati con un Brehmer frastornato cui lei ha fatto vedere i sorci verdi...

«Ma era appunto una gara non ufficiale, un test amichevole, l’ultimo, in vista dell’inizio del campionato. La tensione era ben diversa».

I “rumors” di mercato la danno di nuovo in partenza per l’Italia fra qualche settimana: si parla di Milan (Rebic come parziale contropartita) e ancora di Juventus...

«Ma io giuro che non ho sentito nulla di queste cose. Ho un contratto che mi lega all’Atlético fino al 30 giugno 2024 e il mio procuratore (ndr: il madrileno Juanma López) non mi ha detto niente. Almeno per ora. Poi si sa come vanno le cose nel calcio, soprattutto nel mondo del mercato... Se in estate dovessero verificarsi certe situazioni favorevoli e determinate opportunità sia per il club acquirente che per quello cedente, allora ciò che è blindato potrebbe sbloccarsi. Ma, ripeto, io al momento non ne so proprio nulla».

Per concludere, qual è il suo slogan per la partita di domani sera?

«Forza Juve, fino alla fine».

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Cannoniere dell’Atlético Madrid con 13 gol (e 2 assist) che lo collocano attualmente al quinto posto nella classifica marcatori della Liga, l’ex juventino Álvaro Borja Morata, 30 anni, si appresta a seguire domani sera in tv i suoi amici ed ex compagni bianconeri impegnati a Siviglia nel ritorno delle semifinali di Europa League. Il centravanti madrileno dei “colchoneros” ha trascorso quattro stagioni a Torino agli ordini di Allegri in due periodi biennali: dal 2014 al 2016 e dal 2020 alla scorsa estate conquistando due scudetti, tre Coppe Italia e due Supercoppe di Lega. Tanti ricordi e molte emozioni lo legano alla Vecchia Signora, che gli è rimasta profondamente nel cuore. Fra l’altro proprio durante la sua prima avventura nel capoluogo piemontese “El Ariete” ha conosciuto la futura moglie Alice Campello, “influencer” mestrina, mamma dei loro 4 bambini cui sono stati imposti nomi italianissimi: i gemelli Leonardo (come Bonucci... ) e Alessandro (come Del Piero...), Edoardo (nato a Torino) e la piccola Bella di appena 4 mesi.

Morata, da spagnolo ma ex juventino per chi tiferà domani?

«Per la Juve, normale. Tiferei Siviglia in tutti gli altri casi, ma non contro la mia ex squadra. Se i bianconeri purtroppo non dovessero centrare la finale di Europa League, allora starei dalla parte dei miei connazionali nel confronto di fine mese a Budapest che varrà il trofeo contro la vincente dell’altra semifinale tra Bayer Leverkusen e Roma».

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