MILANO - Alberico Evani da giocatore è stato vicechampion del mondo con la Nazionale nel 1994, e da tecnico campione d’Europa - da vice di Roberto Mancini - nel 2021. Era al fianco di Mancini nel 2019: 3-0 alla Bosnia ed Erzegovina a Zenica. Che ambiente aspetta l’Italia? “Caldo: lo stadio è piccolo, la spinta del pubblico si sente. Però i tifosi non giocano: in campo vanno i calciatori e credo che la maggiore qualità dell’Italia possa fare la differenza”. L’aspetto psicologico, però, conta. “Sì, ma qui si parla di andare ai Mondiali: sono due volte che non succede, credo che la squadra sia carica e consapevole di cosa si gioca. Poi c’è l’avversario, che cercherà di creare dei problemi a maggior ragione giocando in casa”. Con Mancini in Bosnia avete vinto in due occasioni: nella seconda, a Sarajevo, in panchina c’era lei per indisponibilità del ct. “Sono precedenti che confermano il nostro ruolo di favoriti”. Il gol di Tonali è stato liberatorio? “Eravamo un po' intimoriti. Queste tensioni ti bloccano idee e gambe. Poi arriva un momento in cui riesci a fare del tuo meglio: questa squadra ha le potenzialità per fare bene se è più libera di testa. Ha un bello spirito. Mi sembra di rivedere un po’ noi nel periodo degli Europei”. Merito di Gattuso? “Sì, mi sembra che sia entrato bene in empatia col gruppo. Quando c'è sintonia si riescono a superare tutti gli ostacoli”. Rischia di più chi prova a fare la partita o chi aspetta? “L’Italia deve fare la partita, ha le qualità per condurre ed essere padrona del gioco. Loro hanno giocatori importanti, ma il tempo passa: Dzeko sei anni fa era un altro giocatore, poi va temuto, per carità. Ma in quella squadra c’era anche Pjanic, altro grande talento”. Quella Bosnia era più forte? “Aveva più talento. A livello individuale, quella attuale mi sembra avere qualcosa in meno”.
"Anche la Bosnia avrebbe voluto l'Irlanda del Nord"
Ha fatto discutere l'esultanza di alcuni azzurri. Dimarco ha detto di non aver voluto mancare di rispetto a nessuno: meglio aver evitato Cardiff? “Non solo per una questione ambientale, anche per il loro tipo di gioco, molto fisico e veloce. Può darsi ci fosse una piccola preferenza e, se uno spera anche in misura minima che vinca una squadra, poi ci sta che reagisca. Può capitare, non mi pare che abbia mancato di rispetto a nessuno. Del resto, credo che anche i bosniaci avrebbero voluto incontrare l’Irlanda del Nord al posto nostro”. È un tema: siamo spaventati dai playoff. Ma per gli avversari si tratta di sfidare l'Italia. “Assolutamente. Possiamo avere tanti problemi, ma nessuno è contento di giocare contro l'Italia, mai”. Squadra che vince non si cambia o schiererebbe Pio Esposito al posto di Retegui? “Questo lo vedrà Rino. Valuterà chi è più pronto e più fresco a pochi giorni dalla gara di Bergamo. Una cosa è sicura: alternative ne ha e le idee le ha chiare”. Certo, Esposito fa un bell’effetto. “Dà la sensazione di creare un pericolo costante all'avversario. E poi ho l'impressione che dia una scossa, un’iniezione di entusiasmo ai compagni, grazie alla sua spensieratezza. Il tutto senza considerare la sua forza fisica: tanta roba”.