17 su 62, Donnarumma e l'altra chiave Italia: l'unico vero top alla Yamal

Senza stelle di livello mondiale tra i giocatori di movimento, sarà Gigio l’uomo in grado di fare la differenza contro la Bosnia

Uno lo abbiamo. Si fa torto a Gigio Donnarumma quando, spesso, si dice che l’Italia non ha più top player di livello mondiale, guardando dall’area di porta in avanti e dimenticandosi che il campo inizia qualche metro prima (5,5 per la precisione). Non si manca di rispetto a nessun azzurro nel constatare che a disposizione del ct non c’è un Baggio, un Del Piero, un Totti, un Pirlo, un Nesta e via dicendo. Del resto, nessun calciatore italiano è oggi un punto fermo di un top club europeo (Calafiori e l’Arsenal devono entrambi ancora guadagnarsi il rispettivo status) e nessun calciatore italiano in attività ha alzato al cielo il trofeo della Champions League.

Donnarumma protagonista in Champions League

Nessuno, appunto, tranne Donnarumma, che la fu Coppa dei Campioni non solo l’ha sollevata meno di un anno fa con la maglia del Paris Saint-Germain, ma lo ha fatto da protagonista: assolutamente determinante nella doppia semifinale contro l’Arsenal. E, messo sul mercato da Luis Enrique, ha subito trovato pronto ad accoglierlo tra i suoi pali un altro gigante come il Manchester City di Pep Guardiola. Sì, il ventisettenne portiere di Castellammare di Stabia oltre a esserne il capitano è il top player dell’Italia, quello da cui aspettarsi, come da uno Yamal o da uno Mbappé, la giocata che cambia la partita.

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Italia-Bosnia: una sfida diversa e più pericolosa

Giocata che, purtroppo per noi, non può essere un gol segnato o ispirato, come nel caso degli appena citati campioni di Spagna e Francia, ovvero il tipo di gesto di cui gli azzurri avrebbero maggiore bisogno in una partita da vincere e che li vede favoriti come quella di domani sera in casa della Bosnia. Partita che tuttavia non sarà certo la copia di quella vinta giovedì a Bergamo, contro un’Irlanda del Nord il cui obiettivo era chiudere ogni varco agli attacchi azzurri, poi si vedrà. Dal quarantenne totem Edin Dzeko al diciottenne astro nascente Kerim Alajbegovic, la Bosnia ha un potenziale offensivo enormemente superiore a quello dei britannici e, spinta da un tifo che si annuncia caldissimo seppur ridotto nei numeri dalle sanzioni Fifa (previsti circa 9000 spettatori anziché i poco più di 13 mila della capienza massima), proverà a sfruttarlo. Oltre ad attaccare, dunque, l’Italia dovrà anche difendere. Oltre a segnare, dovrà anche evitare di subire gol.

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L’importanza di Donnarumma tra sicurezza e leadership

E allora scendere in campo avendo Donnarumma in porta diventa davvero un valore aggiunto: in termini di effettiva incidenza sulla partita attraverso le sue parate, e in termini di incidenza mentale sul morale dei propri compagni. Perché aspettare il fischio d’inizio sapendo di avere dalla propria parte un fenomeno, che sia un attaccante o un portiere, rappresenta un’iniezione di fiducia, consapevolezza e convinzione per qualsiasi squadra. Ai gol da fare, seppur senza stelle di primissima grandezza, in azzurro c’è chi è comunque in grado di provvedere con efficacia: Moise Kean e Mateo Retegui in prima battuta, con la carta Pio Esposito da giocare in caso di bisogno, e poi centrocampisti ed esterni in grado di arrivare alla conclusione e di farlo facendo male: ultima dimostrazione il destro con cui Sandro Tonali ha sbloccato la partita contro l’Irlanda del Nord. Può bastarne anche uno, di gol, con Donnarumma a difenderlo.

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Rigori e Mondiale: Donnarumma arma decisiva per l’Italia

La partita di domani sera, poi, ha una peculiarità da non dimenticare, come del resto l’aveva anche quella con l’Irlanda del Nord e come l’aveva quella che ha visto la Bosnia prevalere sul Galles. Decisa proprio da quella peculiarità, ovvero il fatto che, col risultato in parità dopo 120 minuti, sarebbero i calci di rigore a determinare chi va avanti: in questo caso, chi va al Mondiale. Rigori pesantissimi per chi dovesse calciarli. Peso che non sarebbe certo alleggerito dal vedere tra i pali, in attesa di partire con la rincorsa, la sagoma enorme di Donnarumma, 1 metro e 96 centimetri d’altezza per 90 chili di peso. Sagoma per giunta esplosiva e agilissima, anche quando il pallone parte da 11 metri: 17 rigori parati su 62. Meglio chiudere la pratica prima, s’intende, ma quel che è certo è che l’Italia è in buone mani.

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Uno lo abbiamo. Si fa torto a Gigio Donnarumma quando, spesso, si dice che l’Italia non ha più top player di livello mondiale, guardando dall’area di porta in avanti e dimenticandosi che il campo inizia qualche metro prima (5,5 per la precisione). Non si manca di rispetto a nessun azzurro nel constatare che a disposizione del ct non c’è un Baggio, un Del Piero, un Totti, un Pirlo, un Nesta e via dicendo. Del resto, nessun calciatore italiano è oggi un punto fermo di un top club europeo (Calafiori e l’Arsenal devono entrambi ancora guadagnarsi il rispettivo status) e nessun calciatore italiano in attività ha alzato al cielo il trofeo della Champions League.

Donnarumma protagonista in Champions League

Nessuno, appunto, tranne Donnarumma, che la fu Coppa dei Campioni non solo l’ha sollevata meno di un anno fa con la maglia del Paris Saint-Germain, ma lo ha fatto da protagonista: assolutamente determinante nella doppia semifinale contro l’Arsenal. E, messo sul mercato da Luis Enrique, ha subito trovato pronto ad accoglierlo tra i suoi pali un altro gigante come il Manchester City di Pep Guardiola. Sì, il ventisettenne portiere di Castellammare di Stabia oltre a esserne il capitano è il top player dell’Italia, quello da cui aspettarsi, come da uno Yamal o da uno Mbappé, la giocata che cambia la partita.

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