Innanzitutto il contratto. Quello firmato da Rino Gattuso con la Federcalcio ha scadenza il 20 luglio, ovvero (non casualmente) il giorno successivo alla finale del Mondiale. Nella pancia dello stadio Bilino Polje Gabriele Gravina ha confermato il ct e Gigi Buffon, ma le sue parole sono già sepolte sotto la tempesta (peraltro attesa) scatenatasi dopo la terza mancata partecipazione alla Coppa del Mondo. «Ho chiesto a Gattuso e a Buffon di rimanere alla guida di questi ragazzi - aveva detto il presidente federale in sala stampa - Devo fare i complimenti a Gattuso che è un grande allenatore. I ragazzi hanno dato tutto quello che dovevano dare, poi ci sono valutazioni da fare, ma la parte tecnica per me è da salvaguardare al 100%». Parole anche di facciata raccolte con poca convinzione proprio da chi gli sedeva al fianco: mentre l’allenatore ha glissato, focalizzando ogni suo pensiero sulla delusione per l’epilogo della rincorsa al Mondiale, Buffon, capo delegazione, ha dato un’indicazione temporale precisa: «Fino a giugno, quando finirà la stagione sportiva, ci siamo. Poi per altre valutazioni vediamo come si dipana questo tipo di matassa».
Gattuso e Buffon, le dimissioni
Secondo indiscrezioni, Gattuso e Buffon si sarebbero voluti già dimettere a caldo, mentre Gravina - da consumato politico - li avrebbe invitati a mantenere una posizione più attendista. Questo per un paio di buoni motivi: in primis sarebbe stato imbarazzante per il presidente non allinearsi (e invece Gravina ha buttato la palla in tribuna, rifugiandosi nel Consiglio Federale), poi perché quando si ragiona sull’onda dell’emotività il rischio è di perdere lucidità nelle scelte. A giugno negli slot resi disponibili dalla Fifa l’Italia giocherà un paio di amichevoli e lì - contratti alla mano - la Nazionale non avrebbe problemi legati a vuoti di potere senza dimenticare (in caso di dimissioni a breve giro) il precedente con Di Biagio promosso a ct dall’Under 21 nel passaggio di consegne tra Ventura e Mancini.
