Il nuovo avanza, ma non sempre. Le dimissioni di Gravina aprono una corsa lunga e accidentata: si voterà il 22 giugno, due giorni prima di quella che sarebbe stata l’ultima partita della Nazionale ai Mondiali. Le candidature - serve l’accredito di almeno una componente o di 138 delegati - andranno depositate 40 giorni prima, entro il 13 maggio. Il nome forte circola da tempo, De Laurentiis l'ha persino fatto violando la regola base di ogni elezione: è quello di Giovanni Malagò, ex presidente del Coni, reduce dal trionfo di Milano Cortina 2026.
L'incognita principale
Al momento, è il candidato preferito dalla Serie A, i cui club si sarebbero dovuti riunire ieri in una videocall con il presidente Ezio Simonelli, poi annullata in attesa dell’assemblea di aprile. Piace alle big, compresa l’Inter che pure avrebbe in Beppe Marotta un candidato naturale per meriti sportivi (ma i tempi non sono maturi: magari nel 2028, quando si tornerà a votare). Un po’ meno alle medio-piccole, per nulla ad Andrea Abodi. I rapporti con il ministro dello Sport, in passato ottimi, negli ultimi anni si sono raffreddati se non congelati: picconato Gravina, ritrovarsi un successore ancora meno gradito sarebbe un bel contrappasso. È la principale incognita sulla strada che dovrebbe portare il presidente onorario del Circolo Aniene al vertice della Figc. Non l’unica, perché in via Rosellini non ricordano con nostalgia i trascorsi di Malagò da commissario straordinario, con l'enigmatica elezione di Gaetano Micciché. Sta di fatto che Malagò, se davvero scenderà in campo, è complicato da battere. Ne avrebbe la statura Giancarlo Abete, che ieri ha liquidato la questione: “È un problema che non mi pongo”.