"Nessuno era d'accordo con le dimissioni"
Il presidente della Lnd ha trascorsi altrettanto solidi e può contare sull’enorme bacino elettorale della Serie D, oltre che sul possibile appoggio delle componenti fedeli a Gravina, rieletto pochi mesi fa con il 98,68% dei voti. Non è un numero da sottovalutare, molti non vogliono una vera rottura: “Nessuno era d'accordo con le dimissioni”, ha detto Renzo Ulivieri. Quella di Abete rischia però di essere una scelta di eccessiva continuità rispetto a Gravina, e soprattutto di non avere l’appoggio della A: il massimo campionato non può sfuggire alle responsabilità che ci hanno portato fuori dai Mondiali, ma tutto serve tranne che Milano e Roma litighino. Anche Abete non rappresenterebbe soluzione gradita ad Abodi, che la sua strada l’ha indicata: “Serve un tempo operoso, mi auguro ci siano le condizioni per un commissariamento”. Non c’erano prima e non ci sono (ancora?). Il ministro dello Sport non decide il presidente della Figc - e ci mancherebbe: la Uefa ha già bacchettato il governo per le interferenze nel calcio -, ed è appena da citare il precedente Coni: persa la battaglia per il quarto mandato, Malagò ha comunque vinto con l’elezione di Luciano Buonfiglio (con cui poi i rapporti si sono guastati).