Pagina 4 | Short list Italia, si decide il successore di Gattuso: i tre nomi forti e un ct… leggendario

Comincia così il lungo messaggio in cui Gianluigi Buffon annuncia la decisione di lasciare l’incarico di capo delegazione della Nazionale in seguito al fallimento sportivo azzurro in Bosnia costato la terza esclusione consecutiva dell’Italia dalla fase finale dei Mondiali: “Rassegnare le dimissioni un minuto dopo la fine della gara contro la Bosnia era un atto impellente. Mi è stato chiesto di temporeggiare perché tutti potessero procedere con le giuste riflessioni. Ora mi sento libero di fare quello che sento come atto di responsabilità”. L’addio diventa pubblico poco prima delle 16.30, più o meno un’ora dopo quello di Gabriele Gravina da presidente della Figc. Il terremoto era nell'aria, potrebbe decidere di fare un passo indietro anche Leonardo Bonucci (componente dello staff tecnico di Gattuso): di sicuro Buffon avrebbe voluto compierlo già martedì notte mentre i giocatori e i tifosi bosniaci facevano festa e l'Italia mestamente si ritrovava per la terza volta di fila fuori dai Mondiali.

 

 

Lo scatto d'orgoglio

Ma si era detto disponibile a restare comunque almeno fino a giugno, anche se chi lo conosce aveva compreso che sarebbe stata una forzatura, una scelta non in linea con il suo modo di essere e pensare, men che mai dopo questo doloroso fallimento. Quanto esternato nel lungo post su Instagram lo dimostra. “Dimettermi subito era un atto che mi usciva dal profondo. Spontaneo come le lacrime e quel male al cuore che so di condividere con tutti voi, perché rappresentare la Nazionale è per me un onore e una passione che mi divora fin da quando ero un ragazzino”. Non manca però uno scatto d'orgoglio, perché malgrado tutto resta convinto “di aver costruito tanto, a livello di spirito e di gruppo, con Rino Gattuso e tutti i collaboratori nel pochissimo tempo a disposizione della Nazionale. Però - riconosce - l’obiettivo principale era riportare l’Italia al Mondiale e non ci siamo riusciti. Giusto quindi lasciare a chi verrà dopo la libertà di scegliere la figura che riterrà migliore per ricoprire il mio ruolo”.

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"Credo nella meritocrazia"

Sono 48 anni di cui oltre la metà vissuti con la maglia azzurra come una seconda pelle, campione del mondo nel 2006 e primatista assoluto per presenze (176 di cui 172 da titolare e 80 da capitano), Buffon aveva preso il posto del compianto Gianluca Vialli nell'agosto 2023, all’indomani del ritiro dal calcio giocato. “Ho cercato di interpretare il mio incarico mettendoci tutte le mie energie, guardando a tutti i settori per essere anello di congiunzione, dialogo e sinergia tra le varie giovanili, cercando di strutturare insieme ai vari responsabili un progetto che partendo dai giovanissimi arrivi fino alla Nazionale U21. Il tutto per ripensare il modo nel quale si allevano i talenti della futura Nazionale maggiore. Ho chiesto ed ottenuto l’inserimento di poche importanti figure di forte experience che insieme con le competenze già presenti stanno dando vita a questi cambiamenti necessari con visione a medio e lungo termine. Questo perché - rimarca - credo nella politica della meritocrazia e nella specializzazione delle mansioni. Starà a chi di dovere giudicare la bontà di queste scelte. Porto nel cuore tutto con gratitudine per il privilegio e l’insegnamento che, anche nell’epilogo doloroso, questa intensa esperienza mi lascia. Forza Azzurri sempre”. Buffon aveva caldeggiato la scelta di Gattuso dopo l’esonero da ct di Luciano Spalletti, sostenendolo in questi mesi intensi e difficili. Un connubio che tanto prometteva ma che non è riuscito a mantenere le attese.

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Post Gattuso: c'è chi invoca Ancelotti

Non è accaduto ieri, forse accadrà oggi. A meno di ripensamenti o colpi di scena anche Rino Gattuso è pronto a lasciare. Lo aveva già fatto capire martedì al triplice fischio, il sogno infranto di riportare l'Italia ai Mondiali, la missione fallita, il cuore rotto, le lacrime. Difficile immaginare Ringhio ancora al suo posto per le amichevoli di giugno malgrado impegno e passione. L’accordo con la Figc firmato la scorsa estate scade a luglio (il 20, giorno dopo la finale mondiale...) ma che senso avrebbe restare, oltretutto dopo che si è dimesso Buffon, colui che l’ha scelto e sostenuto? Gattuso è pronto a lasciare come già nel 2019 al Milan quando rinunciò a 2 anni di corposo contratto perché non più in sintonia con le vedute societarie. Dopo il rientro dalla trasferta bosniaca si è rifugiato nel buen ritiro a Malaga mentre come sempre in simili frangenti impazza il toto candidati alla successione aspettando si formi (e si riformi) il governo calcistico. I nomi che circolano sono tutti di primissima fascia: c'è chi invoca Carlo Ancelotti e chi suggerisce Vincenzo Montella che saranno al Mondiale il primo con il Brasile, il secondo con la Turchia che ha appena vinto la finale playoff contro il Kosovo.

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Ct Italia: tutti i nomi in ballo

Ma al di là dei sogni ad ora impossibili i nomi che stanno convincendo maggiormente sono quelli di Antonio Conte e Roberto Mancini (per entrambi sarebbe un ritorno) e di Massimiliano Allegri. Sono tutti e tre sotto contratto con i rispettivi club: per Mancini, l'ultimo ad aver vinto con la Nazionale (Europeo 2021) sarebbe meno complicato raggiungere una risoluzione consensuale con l'Al Sadd cui è legato fino al 2027. Il suo addio dalla panchina azzurra fu contrastato (ma come ha ammesso spesso, si è pentito) e con le dimissioni di Gravina le ruggini del passato non costituirebbero più un freno. Quanto a Conte, ct dal 2014 al 2016, non ha messo trofei in bacheca ma ha comunque lasciato un segno e sa come rifondare. Peraltro lo stesso tecnico del Napoli (blindato fino al 2027) non ha mai nascosto di tenere aperta una porta per un eventuale ritorno a Coverciano. Infine Allegri: il timoniere del Milan (contratto con opzione al 2028) non ha bisogno di presentazioni, la sua carriera parla da sola, a differenza di Mancini e Conte gli manca però ancora l’esperienza con la Nazionale. E questo potrebbe stuzzicarlo assai, specie con un progetto di ricostruzione lungo, denso, allettante.

 

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Ct Italia: tutti i nomi in ballo

Ma al di là dei sogni ad ora impossibili i nomi che stanno convincendo maggiormente sono quelli di Antonio Conte e Roberto Mancini (per entrambi sarebbe un ritorno) e di Massimiliano Allegri. Sono tutti e tre sotto contratto con i rispettivi club: per Mancini, l'ultimo ad aver vinto con la Nazionale (Europeo 2021) sarebbe meno complicato raggiungere una risoluzione consensuale con l'Al Sadd cui è legato fino al 2027. Il suo addio dalla panchina azzurra fu contrastato (ma come ha ammesso spesso, si è pentito) e con le dimissioni di Gravina le ruggini del passato non costituirebbero più un freno. Quanto a Conte, ct dal 2014 al 2016, non ha messo trofei in bacheca ma ha comunque lasciato un segno e sa come rifondare. Peraltro lo stesso tecnico del Napoli (blindato fino al 2027) non ha mai nascosto di tenere aperta una porta per un eventuale ritorno a Coverciano. Infine Allegri: il timoniere del Milan (contratto con opzione al 2028) non ha bisogno di presentazioni, la sua carriera parla da sola, a differenza di Mancini e Conte gli manca però ancora l’esperienza con la Nazionale. E questo potrebbe stuzzicarlo assai, specie con un progetto di ricostruzione lungo, denso, allettante.

 

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