Certe storie nel calcio hanno il sapore dei grandi ritorni, quelli che in Italia raccontiamo alla Nuovo Cinema Paradiso: nostalgia e identità come comun denominatore. Ed è quello che sta succedendo nelle ultime ore. Il nome di Antonio Conte, dopo l'addio di Gattuso, sta tornando a circolare attorno alla Nazionale come una promessa di rinascita. Dopo anni difficili, tre Mondiali mancati e un senso di dispersione, il possibile ritorno dell’attuale tecnico del Napoli avrebbe il sapore di una missione: riportare identità e quella feroce cultura del lavoro che Antonio incarna come pochi altri. Perché se c’è una cosa che lo ha sempre distinto è la sua totale immersione: il primo tifoso di sé stesso. E con l’Italia, in passato, lo ha dimostrato. Intanto, per le amichevoli di giugno potrebbe toccare a Baldini come ct ad interim.
La ricostruzione di Conte
"Penso che sia molto importante indossare il nostro colore, è la cosa più bella, e sarà molto bello anche per i nostri giocatori vedere i nostri tifosi colorati d'azzurro. È giusto essere orgogliosi: l'azzurro è un colore bellissimo e di potenza". Parole che oggi suonano quasi come un richiamo. Quando Conte ha preso in mano l’Italia, l’eredità era pesante. L’eliminazione ai gironi del Mondiale 2014 era una ferita ancora aperta. Un gruppo svuotato, privo di certezze, con pochi leader e tante domande.
Il debutto è arrivato il 4 settembre: 2-0 all’Olanda, gol di Immobile e De Rossi. Era solo un'amichevole, ma il segnale è stato subito chiaro. Intensità e mentalità. Il Vangelo di Conte era già scritto: "Per me la vittoria è sempre stata una dolce condanna, la sconfitta una 'morte' temporanea: cercherò di portare questa mentalità anche in nazionale". E infatti il percorso di qualificazione all'Europeo del 2016 è stato impeccabile: primo posto nel girone davanti alla Croazia, nessuna sconfitta. Più che i risultati, però, cambia l’atteggiamento. L’Italia torna ad avere un'anima.
