Sorride Christian Abbiati. «Dai, il fisico ha risposto bene». Grazie alla Kings League per una notte è tornato tra i pali. Lo ha fatto contro Nelson Dida e, soprattutto, contro il suo amicone Cristian Brocchi (i due, più Rino Gattuso, dopo la finale vinta a Manchester sulla Juventus nel maggio 2003 si tatuarono “Champions” sull’avambraccio) a cui ha parato con un balzo degno dei vecchi tempi un rigore agli shootout. «Qui avrebbe fatto bene Seedorf perché era un giocatore tecnico, con forza fisica e molto resistente», e giù un’altra risata. A metterlo di buon umore, oltre all’incontro con i due vecchi compagni di spogliatoio, la vittoria del suo Milan a Verona che ha rimesso un po’ a posto la classifica. «E ha avvicinato l’obiettivo Champions...». Christian che voto dà alla stagione del suo Milan? «Beh, è senz’altro positivo perché, come ho detto e ha sempre detto Allegri, l’obiettivo iniziale era arrivare tra le prime quattro e, anche grazie alla vittoria di domenica, siamo messi bene. Vero è che a un certo punto abbiamo anche creduto di poter lottare per lo scudetto, ma credo che in questo momento la rosa dell’Inter sia superiore a quella del Milan».
Allegri e Leao
In questi giorni molto si dibatte sul futuro di Allegri. «Se hai dei progetti è giusto continuare con lui. Perché Max ha già vinto con questa maglia, conosce bene l’ambiente ed è quindi la persona giusta per fare bene. Tutti buoni motivi per cui credo sia un pericolo cambiare allenatore». Qual è l’aspetto che le è piaciuto di più in questa stagione? «Oltre ai derby vinti?». Ecco, a parte quelli. «Il fatto che per un buon periodo la squadra sia tornata ad avere continuità ad alto livello, il che è un segnale importante per il futuro. Peccato che ci sia stato questo calo nell’ultimo mese, con quelle tre sconfitte contro Lazio, Napoli e Udinese». Leao è sempre al centro della critica, cosa gli manca per diventare quel giocatore determinante che tutti aspettano? «Penso che a lui non manchi niente. Leao è un giocatore così, magari a qualcuno i suoi atteggiamenti possono dare fastidio ma io, quando vado a San Siro, vedo un ragazzo che corre e ha qualità. Lui è così, prendere o lasciare: può risolverti la partita oppure può sembrare che il Milan con lui in campo giochi con uno in meno. Però non si può non dire che non abbia classe».
"Non ho avuto il coraggio di chiamare Gattuso"
Maignan grazie alle sapienti cure di Claudio Filippi, preparatore di Allegri, è tornato a fare... il Maignan. «Va detto che lui ci aveva abituato anche troppo bene e che è umano per qualsiasi giocatore avere dei cali in una carriera tanto lunga e logorante. Detto questo mi sembra evidente che il lavoro che sta facendo a livello di preparazione, stia portando risultati». Dopo quanto accaduto a Zenica, l’ha sentito Gattuso? «Sono molto amico di Rino e, devo dire la verità, non ho avuto il coraggio di chiamarlo». Per quale motivo? «Perché so l’impegno che ci ha messo, la passione, la dedizione alla causa. Penso che ora abbia iniziato a smaltire un po’ la delusione e sicuramente lo sentirò a breve». Cosa sta sta succedendo alla Nazionale? «Sono molti i motivi di questa crisi ed è difficile analizzarli tutti. Però io partirei dall’idea di Spalletti: ci sono squadre che non hanno giocatori italiani tra i titolari e penso che quanto abbia detto non sia sbagliato, dovrebbe essere obbligatorio mettere in campo un under 19 italiano per dare impulso a tutto il movimento». Forse manca anche un po’ il coraggio di lanciarli, i giovani... «Alcune squadre lo fanno, ma sono poche. Per questo, anche se non so se sia praticabile, appoggio l’idea di Spalletti».
