Nuova Figc, i cinque gol da segnare per riesumare il calcio italiano: il punto verso le elezioni

Malagò parte favorito su Abete ma chiunque vinca dovrà subito confrontarsi con queste priorità

Un weekend, poi il calcio italiano avrà un nuovo presidente. Lunedì, dalle 11, si terrà l’assemblea elettiva Figc per scegliere il successore di Gabriele Gravina. Giovanni Malagò sfida Giancarlo Abete da favorito, se non vincitore in pectore. Abbiamo provato a indicare le prime che il futuro presidente federale - che sia Malagò o Abete - deve fare per rilanciare il calcio italiano. Scegliere il commissario tecnico. E non sbagliare: basta pensare a come sono arrivate le dimissioni di Gravina, dopo Zenica, per capire che è la cosa più importante. L’Italia deve tornare ai Mondiali. Nel mezzo, ci sono la Nations League e un Europeo non scontato. In pole position c’è Roberto Mancini, il dubbio è se sarà annunciato già lunedì (difficile). Si è pentito della fuga araba, ha pretese economiche inferiori ad altri (e ci si ricorda sempre dei soldi sauditi che ha accettato, ma non di quelli dello Zenit a cui rinunciò nel 2018), ha sempre avuto un occhio per il talento. Su una cosa, Malagò e Abete sono d’accordo: serve un grande nome. La riforma dei campionati. Gravina ha elaborato, nel suo mandato, 17 bozze. Nessuna è andata a buon fine: a rendere impossibile una cosa complicata, l'autonomia delle leghe e il diritto d’intesa. Una serie di veti reciproci che hanno comportato un sostanziale immobilismo. Tante le ricette indicate nel tempo: la riduzione dei club professionistici, a partire dalla Serie A con 18 squadre, il raffreddamento del turnover tra campionati, la trasformazione della C a cavallo tra professionismo e dilettantismo.

La Figc attende i dossier

Il punto è trovare quella giusta e, più che mettere tutti d’accordo, far comprendere che è necessario che ciascuno sia scontento almeno un po’. Sistemare il caos arbitrale. L’elezione arriva al termine di una stagione funestata da scandali e inchieste, alcune meno solide di altre, ma anche da una serie di faide interne. L’Aia non ha un presidente, dopo l'inibizione di Antonio Zappi; la Serie A non ha un designatore, dopo l’autosospensione di Gianluca Rocchi. È stato un campionato caratterizzato da polemiche - molte strumentali, come sempre - e difficoltà a spiegare i criteri di giudizio, certificata dal fallimento di Open Var. Il professionismo arbitrale, con il Pgmol all’italiana, è finito in un cassetto: forse è il caso di rispolverarlo. Blindare Euro 2032. E, più in generale, lavorare sugli stadi. La conquista degli Europei con la Turchia da parte dello stesso Gravina è strutturalmente in bilico, perché nasce con il presupposto di essere un’occasione per rilanciare impianti antiquati e non un riconoscimento per strutture moderne. Entro il 31 luglio la Figc attende i dossier, entro ottobre dovrà indicare al Comitato Esecutivo Uefa i cinque designati.

Riaprire il dialogo con il Governo 

C’è ottimismo, anche perché Malagò (o Abete) potrà contare sul gruppo di lavoro Uefa, guidato dal direttore esecutivo Michele Uva. Ma gli Europei devono essere un punto di partenza, non di arrivo. Riaprire il dialogo con il Governo. Si collega al punto precedente, ma in realtà a tutti. E anche ad altri: Malagò arriverà al vertice della Figc in un momento di gelo con il ministro dello Sport, Andrea Abodi, e più in generale con l’intero esecutivo. Tornare a dialogare non è un’opzione ma una necessità, per ottenere provvedimenti che solo la politica può concedere, anche se in diversi casi l’avrebbe dovuto fare da tempo: dagli aiuti per gli stadi al tax credit per i vivai, fino ad arrivare al riconoscimento di una percentuale sulle scommesse e all’abolizione del divieto di pubblicità. Oltre ai correttivi di misure che hanno affossato i settori giovanili, come l’abolizione del vincolo sportivo. Sapersi fare ascoltare, in fin dei conti, è una virtù. Anche per un presidente federale.

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